Quanto costa una decisione oggi è relativamente semplice da misurare. Più difficile è stabilire quanto quella stessa decisione costerà – o renderà – tra venti o trent’anni. E soprattutto chi ne sosterrà il peso.
È intorno a questa domanda che l’Autorità di regolazione dei trasporti ha costruito uno dei capitoli più originali della Relazione annuale 2026: l’equità intergenerazionale entra tra i criteri attraverso i quali guardare alla regolazione dei trasporti. Il punto di partenza è la Valutazione di impatto generazionale (VIG), introdotta nell’ordinamento italiano dalla legge 167/2025 come strumento per valutare gli effetti delle decisioni pubbliche sulle nuove generazioni.
L’ART ha deciso di andare oltre il richiamo teorico: sperimenterà l’estensione delle proprie Analisi di impatto della regolazione alla VIG. Applicato ai trasporti, il concetto assume un significato molto concreto. Un’infrastruttura costruita oggi resterà in esercizio per decenni; così come gli investimenti necessari alla transizione energetica, le modalità con cui vengono utilizzate risorse pubbliche e private o le scelte relative all’accessibilità della rete produrranno conseguenze ben oltre l’orizzonte nel quale vengono decise (sullo stesso avevamo pubblicato un paio di settimane fa un’interessante riflessione di Pietro Spirito).
ART colloca infatti l’equità generazionale dentro le tre dimensioni della sostenibilità:
– ambientale, attraverso decarbonizzazione e transizione ecologica;
– economica, attraverso investimenti, innovazione e uso efficiente delle risorse;
– sociale, attraverso accessibilità, inclusione e riduzione delle disuguaglianze.
Entrano in questo quadro anche due concetti ancora poco frequentati nel dibattito italiano sui trasporti: la mobility justice, cioè un accesso equo alla mobilità, e la transport poverty, vale a dire la difficoltà ad accedere a lavoro, scuola, sanità e altri servizi essenziali per ragioni economiche, geografiche o infrastrutturali.
La conseguenza è un cambio di prospettiva: una decisione regolatoria non dovrebbe essere giudicata soltanto per gli effetti che produce sugli utenti e sugli operatori di oggi, ma anche per l’eredità infrastrutturale, economica e ambientale che lascia a quelli di domani.


