HomeProfessioneLeggi e politicaUn Paese, tante regole: l’ultimo miglio comincia alla frontiera della città 

Un Paese, tante regole: l’ultimo miglio comincia alla frontiera della città 

Ribattezziamola “normativa arlecchino”, che assume un colore diverso in ogni contesto territoriale. Esemplare Il caso dell’Euro 5: Milano ha limitazioni all’accesso in Area B; Torino distingue tra disciplina vigente, limitazioni strutturali e misure emergenziali; l’Emilia-Romagna differenzia tra quadro regionale, regole comunali e provvedimenti temporanei. E le imprese diventano daltoniche

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L’Italia è un Paese unitario. Le imprese di autotrasporto, però, quando arrivano alle porte delle città sembrano attraversare altrettante frontiere. Una stessa azienda può lavorare ogni giorno su tutto il territorio nazionale, con gli stessi veicoli e gli stessi autisti, ma deve fare i conti con regole che cambiano da un territorio all’altro: orari di accesso, finestre per il carico e lo scarico, ZTL, permessi, dimensioni dei veicoli e, sempre più spesso, classi ambientali.

La frammentazione non riguarda soltanto come si distribuisce una merce, ma anche se quella merce può essere distribuita. Un veicolo ammesso alla circolazione in una città può infatti incontrare un divieto appena varcato il confine amministrativo di un’altra. È particolarmente evidente nel caso delle limitazioni ambientali: il quadro nazionale lascia ampi margini alle Regioni e ai Comuni, che traducono gli obiettivi sulla qualità dell’aria in calendari, categorie di veicoli, orari e deroghe differenti. Il risultato è una vera e propria normativa arlecchino della mobilità urbana

Prendiamo il diesel Euro 5, oggi uno dei casi più emblematici. A Milano, per esempio, dal 1° ottobre 2026 le limitazioni strutturali agli Euro 5 riguardano le aree urbane dei Comuni lombardi con più di 100.000 abitanti, tra cui Milano, Brescia, Monza e Bergamo. 

In Emilia-Romagna il quadro è diverso: gli Euro 5 sono interessati dalle limitazioni nei Comuni con più di 30.000 abitanti, nell’Agglomerato di Bologna e nei Comuni che hanno aderito volontariamente, ma attualmente soltanto nell’ambito delle misure emergenziali e delle domeniche ecologiche; la limitazione strutturale prevista dal PAIR è stata rinviata. 

E non basta neppure fermarsi alle regole regionali. Bologna, per esempio, ha una propria disciplina della ZTL ambientale: il Comune aveva previsto il progressivo ritiro dei contrassegni collegati ai veicoli più inquinanti, compresi gli Euro 5 diesel dal 2025, ma ha poi sospeso questa misura anche per il 2026, proprio per adeguare la disciplina comunale al quadro regionale e nazionale.

E questa è soltanto la componente ambientale. Per entrare nel centro di una città non basta sapere quale Euro è scritto sulla carta di circolazione: bisogna conoscere quella città, la sua ZTL, i suoi varchi, gli orari, i permessi necessari e le regole specifiche per il trasporto merci. Il Codice della strada attribuisce infatti ai Comuni la possibilità di limitare la circolazione nei centri abitati e di disciplinare le ZTL, anche differenziando tempi e categorie di veicoli. 

Per chi organizza una distribuzione nazionale, la conseguenza è tutt’altro che teorica. Significa moltiplicare le verifiche, le autorizzazioni e le configurazioni operative; significa rendere più difficile utilizzare lo stesso veicolo su più territori; significa, soprattutto, trasformare la distribuzione urbana in un problema di compatibilità normativa, prima ancora che di efficienza logistica.

Il paradosso è evidente: la merce non conosce i confini comunali e le reti distributive neppure. Le imprese, invece, sono costrette a conoscerli tutti.

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