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Rentri in tilt, sui social monta la rabbia degli operatori: «Ho tutto fermo e nessuno sa che fare»

Disservizi, FIR digitali invisibili e ore perse davanti all’app bloccata: i commenti degli operatori raccolti sulle nostre pagine social raccontano un malumore crescente, mentre il sistema prova lentamente a riallinearsi dopo il caos dei giorni scorsi

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Doveva essere il pilastro della nuova tracciabilità digitale dei rifiuti. Invece, proprio nei giorni più delicati per l’entrata a regime di nuovi obblighi, il sistema ha mostrato tutta la sua fragilità. Il recente blocco dei servizi del Rentri ha rallentato operazioni, creato incertezza e costretto molti operatori a ricorrere a procedure estemporanee, in diversi casi tornando temporaneamente alla carta (ne abbiamo parlato qui).

Un disservizio tecnico che ha lasciato strascichi non indifferenti sul piano operativo. Ma soprattutto ha acceso la reazione di chi il sistema lo usa ogni giorno: imprese, trasportatori, produttori di rifiuti. Sulle pagine social di UeT si è riversato un flusso continuo di commenti, tra segnalazioni, richieste di chiarimenti e proteste. Il sentimento dominante è uno solo: indignazione.

«Ci sono tutte le condizioni per una proroga»

C’è chi chiede apertamente di rallentare in qualche modo la tabella di marcia della digitalizzazione, come Pietro B., che ci scrive: «Ci sono tutte le condizioni per prorogare tutto ad almeno dieci mesi di distanza, le imprese non sono ancora tutte pronte alla transizione e a quanto pare non lo è nemmeno il sistema RENTRI.» Il riferimento è anche a quel clima politico che già vede circolare lo slittamento dell’obbligo digitale fino al 15 settembre, per consentire una transizione meno traumatica, emendamento che sta effettivamente procedendo in Parlamento (leggi qui il nostro approfondimento).

Altri allargano il discorso al rapporto, storicamente complicato, tra innovazione e infrastrutture digitali nel nostro Paese, come Matteo M.: «L’evoluzione tecnologica in Italia è sempre col singhiozzo».

FIR compilati ma non visibili: il cortocircuito dell’app

Uno dei problemi più citati riguarda la mancata sincronizzazione tra portale e app. È Giovanni P. a raccontare una situazione tipo: «Stamani ho fatto FIR digitale, sembrava tutto ok ma il produttore non lo vede sull’app e non può firmare. Cosa faccio, annullo tutto?». Il timore più diffuso è quello di trovarsi con documenti emessi ma non validati, creando un limbo procedurale dove né produttori né trasportatori sanno come comportarsi.

La frustrazione operativa emerge con forza nelle parole di Stefy S.: «Ragazzi, novità? Ho tutto fermo, non so che cavolo tocca fare». Per molti, la gestione dell’emergenza è stata resa ancor più difficile dalla mancanza di informazioni in tempo reale e dalla necessità di improvvisare soluzioni last minute.

Il fantasma del SISTRI

La memoria delle difficoltà del passato torna a galla nel commento durissimo di Francesco R.:
«Una porcheria peggio del SISTRI, abbiamo pagato l’aggeggio e il montaggio profumatamente e mai partito… e i soldi spesi…». Un parallelo che non è passato inosservato: l’ombra del SISTRI resta un elemento emotivamente molto forte tra gli operatori, che vedono nel nuovo blackout digitale una pericolosa somiglianza.

E poi c’è la testimonianza di Giancarlo F., che riassume con amarezza ciò che molti hanno vissuto:
«Venerdì ore ad aspettare che l’app consentisse la firma. E poi via ancora con il cartaceo». La scena è quella di una filiera intera sospesa, mentre il sistema che dovrebbe garantire tracciabilità e trasparenza si inceppa proprio nel momento decisivo.

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