Qualche giorno fa, durante i consueti controlli sul trasporto internazionale all’interporto doganale di Trento, la Polizia locale ha beccato una frode davvero sofisticata: un camion immatricolato in Lettonia presentava una manipolazione software studiata per eludere i controlli sul rifornimento di AdBlue.
A tradire la truffa è stata una nuova tecnica di monitoraggio, sviluppata nelle ultime settimane dal personale di Trento – Monte Bondone. Il sistema analizza in tempo reale le centraline dei veicoli, sfruttando la rete Can Bus e il Data Logging, e permette di capire subito se il serbatoio di AdBlue è stato effettivamente riempito o se qualcuno ha tentato di ingannare il sistema.
Le conseguenze per l’autotrasportatore non sono state leggere: oltre alle sanzioni previste dal Codice della Strada, il conducente ha violato le norme della licenza comunitaria, che impone di rispettare tutte le leggi e regolamenti sul trasporto in vigore nei vari Paesi dell’UE. Più precisamente per tale tipologia di trasporti il veicolo deve essere almeno euro 5, ma senza l’AdBlue è sicuramente inferiore a questa classe energetica e questo di fatto rende il trasporto abusivo. Da qui le conseguenze.
L’azienda ha dovuto pagare 4.130 euro e il camion è rimasto fermo per tre mesi in un deposito italiano.
Questo episodio è un chiaro segnale: manomettere il sistema AdBlue non conviene. Grazie alle nuove tecnologie di controllo, le verifiche diventano più rapide, precise e quasi impossibili da aggirare. Per aziende e autisti, rispettare le regole non è solo una questione di leggi, ma anche di sicurezza e credibilità sul mercato.


