Pubblichiamo integralmente la lettera di Anna Katia Caputo, titolare della Tir Service di Caputo Srl con sede in Basilicata, che un anno fa ha scritto a Giorgia Meloni per chiedere interventi normativi a favore del settore. Oggi ci spiega perché, secondo Lei e i suoi colleghi, tra i pro e i contro rispetto alla costruzione del Ponte sullo Stretto, gli svantaggi sono più certi rispetto ai vantaggi, in particolare per il Sud.
Ho letto il vostro articolo sul Ponte sullo Stretto di Messina e sono felice di poter dare il mio parere focalizzato sul settore trasporti, ma anche con una connotazione generica. Indubbiamente si tratta di un progetto che suscita dibattiti contrastanti, poiché presenta sia vantaggi che svantaggi significativi: tuttavia, è innegabile che, quelli che si presentano come vantaggi, sono potenziali, dunque incerti, mentre gli svantaggi o, quantomeno, lo svantaggio principale, di ordine economico è certo e, forse, sarà anche accentuato rispetto alle previsioni.

Tra i vantaggi, alcuni dubbi, ci vengono propinati i seguenti:
Uno dei principali vantaggi del ponte sarebbe il potenziale sviluppo economico e territoriale delle regioni coinvolte, soprattutto la Sicilia. Il collegamento diretto tra la Calabria e la Sicilia favorirebbe il flusso di persone, merci e servizi, stimolando il turismo, l’industria e il commercio, ed alcuni considerano anche la prospettiva che, attraverso il Ponte, la Sicilia possa riprendere un ruolo chiave per gli scambi tra l’area Mediterranea ed il resto d’Europa.
Sarebbe disonesto negare che le due Regioni potrebbero trarre vantaggio dall’opera, ma, se a quest’ultima non vengono affiancati interventi per le infrastrutture di collegamento interno presenti nelle due Regioni e, più in generale per tutte le infrastrutture di tutte le Regioni del Sud che dovranno essere attraversate per favorire lo spostamento delle merci, il risultato verrebbe vanificato dalle condizioni della viabilità dell’intera area meridionale (la quale richiede non solo manutenzione delle strade esistenti, ma anche creazione di nuove infrastrutture, sia per il trasporto su gomma, che su rotaia). Senza questi interventi complementari non vedo grandi prospettive di sviluppo legate al ricollocamento della Sicilia come regione strategica nello smistamento del traffico del Mediterraneo, ad oggi gestito in altre aree portuali più facilmente raggiungibili e vicine alle principali arterie stradali e ferroviarie.
Un altro aspetto è il Ponte come moltiplicatore di investimenti sia direttamente (il governo investe in un progetto e questo denaro va a finire nelle mani delle imprese di costruzione, dei lavoratori e dei fornitori che partecipano al progetto), sia indirettamente (le imprese di costruzione e i lavoratori che ricevono questo denaro spenderanno a loro volta per beni e servizi, generando spesa indotta ed aumento della domanda aggregata. Anche su questo va considerato che tutte le opere pubbliche sono moltiplicatori di investimento, pertanto, non è una ragione sufficiente a sostenere una spesa così elevata e dal dubbio rientro economico.
Un miglior accesso alle due regioni potrebbe attirare investimenti e creare nuovi posti di lavoro, aumentando il benessere economico dell’intera area. Non credo che l’attrattiva di una regione sia solo una questione di infrastrutture. Sicuramente queste aiutano, ma ci vuole anche un cambio di mentalità di noi abitanti del Sud nel valorizzare il nostro territorio e scommettere sul nostro futuro, senza aspettare che siano altri a farlo per noi. Ben venga, comunque, la realizzazione di opere volte a favorire la circolazione di persone e merci.
Il ponte sullo Stretto potrebbe diventare una vetrina che dimostra la capacità del paese di realizzare grandi opere infrastrutturali. Anche su questo mi sento di esprimere titubanza: non possiamo accettare, come imprese e come cittadini, che questa visibilità abbia come “prezzo” un investimento il cui rientro sia incerto.
Tra gli svantaggi, sui quali concordo, potremmo valutare:
Elevati costi di costruzione e manutenzione: La principale critica al progetto riguarda i costi estremamente alti sia per la costruzione che per la manutenzione a lungo termine. L’implementazione di un’infrastruttura di tale portata comporta enormi spese, sia iniziali che per le varianti in corso d’opera, ovvie in questo tipo di lavori. Se a questo si aggiungono, poi, i ritardi nelle tempistiche di realizzazione di un’opera così imponente, i costi non potranno che aumentare.
A questo aggiungo i rischi geologici e climatici, impatto ambientale, sui quali si sono già spesi gli esperti.
In conclusione, anche io, come molti miei colleghi, sono complessivamente scettica sulla realizzazione di quest’opera, soprattutto se la stessa viene inquadrata singolarmente e non come parte di un progetto più ampio di modernizzazione infrastrutturale di tutto il meridione.
Sicuramente ogni opera che generi una comodità è apprezzabile, ma per poter essere davvero utile o, addirittura prioritaria, deve generare valore aggiunto e, ad oggi, mi sembra molto azzardato poter dire che per quest’opera i benefici, in tutti i termini, compresi quelli legati al trasporto, siano superiori ai costi in quanto gli stessi studi di fattibilità non possono affermarlo con ragionevole certezza.


