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PNRR e digitalizzazione della logistica: il bando del desiderio rischia il flop

In ritardo di quasi un anno, con la dotazione economica ridotta, il sostegno del Pnrr alle imprese per la digitalizzazione delle supply chain dovrebbe arrivare entro il terzo trimestre 2025, ma il braccio di ferro con la Commissione Ue ha imposto target difficili da raggiungere e ridotto all’osso i tempi per la realizzazione dei progetti. Un’occasione persa per la logistica?

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L’Italia rischia di perdere il treno della digitalizzazione della logistica. Il bando che attiva la maggior parte delle risorse stanziate dal PNRR a sostegno degli investimenti delle aziende di trasporto e logistica è diventato il provvedimento più annunciato negli ultimi mesi. RAM Spa, società in house del Ministero delle Infrastrutture che gestisce il dossier, lo dava in arrivo già nello scorso autunno, salvo poi spostare l’uscita prima nel primo trimestre 2025 e, quindi, alla fine del secondo trimestre dell’anno, come si legge sul sito dell’ente guidato da Davide Bordoni, braccio destro del ministro Salvini nel Lazio. Inoltre, tra un rinvio e l’altro la dotazione economica si è ridotta di circa 15 milioni, passando da 175 a circa 160 milioni.

Ma cos’è successo? Lo abbiamo chiesto alla stessa RAM che, seppure chiarendo alcuni passaggi, non ha dissipato tutti i dubbi. La società in house del MIT – secondo quanto ha riferito a UeT – a novembre 2024 avrebbe sottoposto il bando (frutto di confronto con le associazioni di settore) alla Commissione Ue, la quale a gennaio 2025 avrebbe richiesto «ulteriore documentazione» allo scopo di «definire i contenuti del bando e renderli conformi alle nuove linee guida in corso di approvazione».

A fine marzo «è stato possibile inviare la versione finale del bando». Ora questa versione corretta sarebbe stata inserita «nel sistema elettronico di notifica SANI2», ovvero il sistema elettronico per la comunicazione degli aiuti di Stato da parte dei Paesi membri alla Commissione Ue, gestito in Italia dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

I tempi stretti: fine corsa a giugno 2026

La verità è che l’Italia si è mossa tardi nella definizione del bando e così si è incagliato nella revisione attuata dalla Commissione Ue della disciplina sugli aiuti di Stato. A quel punto le nuove linee guida (non ancora approvate, ma già operative sulle misure?) hanno pesato sulla definizione del sostegno da concedere alle aziende, ma soprattutto hanno tagliato la dotazione e allungato così pericolosamente i tempi da rendere il tutto una sorta di flop annunciato.

Per il semplice motivo che le aziende, una volta pubblicato il bando, avranno poco tempo per inserire i progetti nella piattaforma online messa a punto da RAM, dovranno attendere la comunicazione di ammissibilità da parte dell’ente e quindi mettere in atto il progetto che, essendo una misura PNRR, deve comunque essere rendicontato entro giugno 2026. Una corsa contro il tempo che la Spagna, invece, ha evitato perché ha premuto sull’acceleratore fin dall’inizio, proponendo bandi e misure con largo anticipo, aggirando la revisione degli aiuti di Stato.

Obiettivo: sostenere 8.350 progetti. Sarà possibile?

Ma non è il solo trabocchetto del bando dei desideri. Il passaggio attraverso la rete degli aiuti di Stato ha imposto al bando un target difficile da raggiungere, come quello di dover raggiungere e sostenere (stando all’ultima versione circolata in bozza) la bellezza di 8.350 aziende. Se tale obiettivo non venisse raggiunto si tornerebbe ai nastri di partenza, con un nulla di fatto per tutti e con una mancata distribuzione dei fondi.

Quindi, oltre ai tempi stretti, le aziende che parteciperanno si troveranno sulla testa una spada di Damocle che accresce l’incertezza degli investimenti.

Chi e cosa finanzierà il bando

Per il resto, il bando si rivolge a Pmi e grandi imprese operanti nel trasporto merci con tutte le modalità (strada, ferro, nave e aereo), compresi i corrieri. I fondi, come in tutte le misure del PNRR, saranno desti nati a regioni del Sud.

Sarà possibile presentare domande anche in forma aggregata, mentre i progetti possono arrivare a un valore di 300mila euro, con un sostegno massimo del 40%. Saranno ammissibili spese per piattaforme digitali, ottimizzazione dei carichi, intelligenza artificiale, digitalizzazione dei documenti e formazione. Tutte tecnologie che servono a collegare le aziende alle infrastrutture (porti e interporti), a fare sistema, a fortificare le filiere e spingere nel futuro la logistica. Ma l’Italia ce la farà?

Questo articolo fa parte del numero di maggio/giugno 2025 di Uomini e Trasporti: un numero che contiene un’ampia inchiesta sui vantaggi di lavorare con l’intelligenza artificiale nel settore dell’autotrasporto, con numeri, scenari e voci dal settore.

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