L’analisi di Massimo Marciani sul paradosso della logistica italiana coglie un elemento reale e spesso sottovalutato: i grandi operatori globali crescono dove il mercato non è stato costruito, governato o accompagnato da una visione industriale coerente. Su questo punto non posso che concordare.
La logistica vista solo come un costo
Per anni la logistica è stata trattata come un costo da comprimere e non come un’infrastruttura strategica del Paese. In assenza di investimenti, regole stabili e politiche industriali, è inevitabile che soggetti in grado di integrare servizi, capitale e tecnologia occupino spazi lasciati scoperti. Il problema, però, non si ferma alla constatazione delle cause.
Il problema dell’equilibrio del mercato
Quando un singolo operatore concentra in sé più funzioni – piattaforma, operatore logistico, e anche intermediario commerciale e soggetto che acquista e rivende merci – il tema non è più solo l’efficienza del servizio, ma l’equilibrio del mercato. La presenza di operatori predominanti, indipendentemente dalla loro nazionalità e dal tipo di servizio di trasporto (gomma, ferro, nave), può ridurre la libera concorrenza e generare asimmetrie di potere contrattuale, con il rischio di imposizioni unilaterali e distorsioni di filiera.
Nel caso di Amazon, inoltre, il tema non è esclusivamente logistico. Siamo di fronte a un operatore che oggi compra, rivende, definisce standard e condizioni di accesso al mercato, incidendo anche sui piccoli e medi produttori, spesso costretti a entrare in canali dominanti a condizioni non negoziabili, con una progressiva perdita di autonomia e marginalità.
La concentrazione non è mai neutra
Questo non significa demonizzare un singolo attore, né ignorare le responsabilità storiche del sistema. Significa però riconoscere che la concentrazione non è neutra e che l’efficienza, da sola, non può essere l’unico criterio di valutazione. Senza pluralità di operatori e senza equilibrio contrattuale, il rischio è un mercato più fragile, non più competitivo.
La risposta non può essere né l’assenza di regole né una logica esclusivamente sanzionatoria. Serve una politica industriale e regolatoria chiara, nazionale ed europea, capace di tutelare la pluralità dei modelli e garantire condizioni di concorrenza eque. Solo così la logistica può tornare a essere una leva di competitività del sistema Paese e non un punto di accumulazione di potere economico.
Il confronto aperto da Marciani è utile e necessario. Condivido le premesse, ritengo però indispensabile ribadire che senza equilibrio e senza pluralità non esiste un mercato davvero moderno e sostenibile. E siamo sicuri che in Italia il problema sia solo Amazon?


