C’è una fotografia che la quinta edizione di «100 numeri per capire l’autotrasporto», presentata da Uomini e Trasporti il 15 maggio 2026 al Transpotec Logitec di Milano, scatta con precisione chirurgica: in Italia un’élite di 1.068 aziende produce 17,4 miliardi di euro di fatturato, un terzo del totale del settore, e controlla il 32,5% dei veicoli in circolazione. Il titolo scelto per il volume – «Tutti sotto pressione davanti ai cambiamenti» – non è casuale. Dietro quella concentrazione di potere e mezzi si nasconde infatti l’altra faccia della medaglia: lo spazio lasciato vuoto da chi non ce l’ha fatta.
I numeri che il volume porta a Milano
Il dato è netto e certificato dalle banche dati Infocamere-Unioncamere: le imprese di trasporto merci su strada attive in Italia sono oggi 76.083, contro le oltre 96mila di un decennio fa. In dieci anni il comparto ne ha perse più di 20mila, di cui oltre 4.500 solo negli ultimi due anni. Non è un’emorragia improvvisa: è un drenaggio costante che il rapporto di Uomini e Trasporti misura edizione dopo edizione con progressione quasi spietata.
La lettura che il volume suggerisce è chiara: non sono i volumi di traffico a decidere chi resta sul mercato, ma la struttura organizzativa delle aziende. Chi non ha la scala, il capitale o la digitalizzazione per assorbire l’aumento dei costi – gasolio, pedaggi, salari da rinnovo CCNL – viene semplicemente espulso.
Il Belgio come laboratorio del collasso
Se in Italia la desertificazione è lenta e silenziosa, in Belgio il fenomeno assume i contorni di una vera emergenza statistica. L’Institute for Road Transport and Logistics Belgium (ITLB) certifica che nel 2025 sono fallite 413 imprese di autotrasporto, il record assoluto della serie storica. E il 2026 non frena: nel solo primo trimestre sono già crollati 301 vettori su strada, mentre l’intero comparto trasporti-logistica ha toccato 456 insolvenze nel primo semestre. Statbel parla di 724 fallimenti nel 2024 nel settore trasporti e logistica, con oltre 32.500 posti di lavoro polverizzati in un solo anno.
Il simbolo di questa ecatombe ha un nome pesante: Ziegler. Il gruppo belga, fondato 118 anni fa, è collassato nel giugno 2026, con le sue attività rilevate a pezzi da Transuniverse e Van Moer Logistics. Poche settimane prima, il 31 marzo, il tribunale di Lille aveva già liquidato senza continuazione la filiale francese, Ziegler France. Non un incidente isolato, ma la caduta di un gigante storico travolto dalle stesse dinamiche – costi, margini compressi, concorrenza dei grandi player – che a Milano il volume di Uomini e Trasporti descrive per il mercato italiano.
Francia e Germania: la stessa febbre
Se il Belgio fa da laboratorio, la Francia mostra la febbre più alta del continente. Union TLF calcola che ogni giorno lavorativo circa dieci aziende di trasporto dichiarano insolvenza, con 645 casi nel solo secondo trimestre 2025. Altares registra 857 fallimenti nel comparto trasporti-logistica nel primo trimestre 2026, in crescita del 12,9% su base annua.
In Germania, dove il settore «Verkehr und Lagerei» ha raggiunto nel primo trimestre 2026 il tasso di insolvenza più alto tra tutti i comparti economici – 32,1 casi ogni 10mila imprese – l’istituto IWH ha contato 2.907 insolvenze nell’intero 2025, con 12.600 posti di lavoro coinvolti.
La situazione negli altri paesi
| Paese | Ultimo dato disponibile | Dato precedente | Tendenza |
|---|---|---|---|
| Regno Unito | Almeno 139 insolvenze trasporti/magazzinaggio (Q1 2026, dato parziale) | 190 (Q1 2025) | In calo, ma dato incompleto |
| Paesi Bassi | 54 fallimenti trasporto (Q1 2025) | 74 (Q1 2024) | Fallimenti settore trasporti -26% nel 2025 |
| Polonia | Oltre 800 operatori con licenza comunitaria usciti dal mercato (Q1 2026) | — | Paese con i numeri peggiori anche rispetto alla Francia |
| Italia | Basso tasso di fallimenti, indice sotto la soglia 100 dal 2022 | — | In controtendenza rispetto al resto d’Europa |
I dati italiani in controtendenza
A differenza del resto d’Europa, l’Italia mostra un tasso di fallimenti nell’autotrasporto relativamente basso e stabile, con l’indice sceso a 92,7 punti nel secondo trimestre 2024 (base 2021=100) e un boom di nuove iscrizioni che ha raggiunto il picco europeo di 135,3 punti. Tuttavia il dato va letto con cautela: Infocamere, come detto, ricorda che negli ultimi dieci anni sono scomparse oltre 21.000 imprese di autotrasporto italiane (-20,8%). Si tratta quindi non di fallimenti formali immediati, ma di un lento processo di uscita dal mercato per mancata competitività, distinto dal crollo improvviso osservato in Belgio o Francia.
La regola non scritta della concentrazione
Il filo che lega Milano, Bruxelles, Parigi e Berlino è sempre lo stesso: mentre l’analisi condotta a partire dai numeri Infocamere per Uomini e Trasporti mostra le società di capitali quasi raddoppiate in dieci anni (+46,3%), a fronte di un crollo del 40% delle imprese individuali, i cosiddetti “padroncini”. Ogni fallimento non è uno spazio che resta vuoto: è terreno che i grandi gruppi – logistici sempre più globali, come li definisce lo stesso volume – sono pronti a occupare attraverso fusioni e acquisizioni. La concentrazione del mercato, fenomeno che il rapporto individua come cifra distintiva del 2026, non è dunque un processo neutro di crescita dimensionale: è la conseguenza diretta, quasi meccanica, di una selezione che ogni trimestre elimina centinaia di operatori europei incapaci di sostenere il nuovo costo di fare impresa nell’autotrasporto.
Una ricognizione sulle fusioni e acquisizioni in Europa
sarà pubblicato sul numero 410 di



