Bruxelles prova a cambiare la domanda che sta alla base di un appalto: non più soltanto «quanto costa?», ma anche «che cosa sto comprando?». La Commissione europea ha presentato il 9 settembre il Public Procurement Act, proposta di regolamento destinata a sostituire le tre direttive europee del 2014 sugli appalti e sulle concessioni. L’obiettivo: semplificare le procedure, ma anche spostare il baricentro delle gare verso qualità, resilienza, sostenibilità, sicurezza e capacità industriale europea.
La novità più interessante per il trasporto è nei criteri di aggiudicazione: la qualità dovrebbe pesare almeno per il 30%, quota che sale al 50% nei contratti ad alta intensità di lavoro. Non è ancora una regola applicabile: la proposta dovrà ora affrontare l’iter legislativo europeo. Ma la direzione è chiara. Ed è una direzione che la logistica conosce bene.
Le inchieste milanesi sugli appalti e sulle società utilizzate come «serbatoi di manodopera» hanno riportato al centro della discussione il rapporto fra committente, appaltatore e subappaltatore. Non è l’appalto in sé il problema: è l’appalto che perde la propria autonomia imprenditoriale, fino a ridursi nella sostanza a una fornitura di lavoro. Anche la recente giurisprudenza milanese ha continuato a guardare agli elementi concreti: chi organizza il servizio, chi mette i mezzi e gli strumenti, chi governa l’attività e, soprattutto, chi sopporta davvero il rischio d’impresa. Per questo la proposta europea può diventare un interessante banco di prova anche per il trasporto.
Perché spostare il peso delle gare dal prezzo alla qualità significa inevitabilmente chiedersi cosa ci sia dietro quel prezzo: organizzazione, affidabilità, sicurezza, condizioni di lavoro, capacità effettiva di svolgere il servizio e solidità della filiera. Non significa che Bruxelles abbia dichiarato guerra al massimo ribasso, né che ogni appalto logistico debba finire sotto sospetto. Ma introduce un principio che, dopo anni di inchieste e contenziosi, assume un significato particolare: il prezzo più basso non è necessariamente il costo più basso per chi compra il servizio.
E forse è proprio qui che trasporto e logistica possono diventare il vero banco di prova della nuova filosofia europea. Se il prezzo non basta per comprare un buon servizio pubblico, perché dovrebbe bastare quando si compra un trasporto?


