Il segnale è abbastanza netto: l’esodo dei monoveicolari continua e l’Albo ci mette altri soldi. Con il decreto n. 84 del 9 settembre, il Comitato Centrale dell’Albo degli autotrasportatori ha aumentato di 405 mila eurola dotazione del bando per l’uscita volontaria degli autotrasportatori monoveicolari. La misura, varata ad aprile con uno stanziamento iniziale di 2 milioni di euro, aveva raccolto oltre 500 domande.
Il nuovo stanziamento consente di far scorrere ulteriormente la graduatoria e di finanziare altre 27 imprese, portando complessivamente a circa 163 il numero degli operatori ammessi al contributo da 15 mila euro. Il decreto prende anche atto della rinuncia di due beneficiari e dispone il conseguente scorrimento della graduatoria.
Il dettaglio forse più significativo è però nella finalità dichiarata del provvedimento: «razionalizzazione dell’offerta di autotrasporto» e «riorganizzazione della capacità di trasporto complessiva». Non si tratta quindi semplicemente di accompagnare alla pensione qualche impresa in difficoltà, ma di favorire una riduzione strutturale della presenza dei monoveicolari.
Il meccanismo è piuttosto netto: per ottenere i 15 mila euro bisogna cessare definitivamente l’attività di autotrasporto conto terzi, cancellarsi dall’Albo e dal REN e accettare un vincolo decennale che impedisce al beneficiario di tornare a figurare come titolare o socio di un’impresa iscritta, o che intenda iscriversi, all’Albo. L’erogazione arriva dopo la cancellazione effettiva.
È un intervento circoscritto, numericamente ancora piccolo rispetto alla platea complessiva, ma il suo significato va oltre i 163 contributi.
Da anni l’autotrasporto italiano sta cambiando pelle attraverso acquisizioni, fusioni, aggregazioni e crescita delle flotte. Ora anche una misura pubblica accompagna esplicitamente nella stessa direzione una parte del mercato: meno capacità frammentata e più spazio per imprese strutturate.
Il fatto che il primo bando abbia raccolto più domande di quelle finanziabili e che si sia deciso di aggiungere risorse è, sotto questo profilo, il dato più interessante. Significa che per una parte dei monoveicolari 15 mila euro sono sufficienti per considerare conveniente l’uscita dal mercato. E la domanda che resta sul tavolo è tutt’altro che marginale: chi occuperà lo spazio lasciato libero da queste imprese?


