HomeVeicoliMondo pesanteCamion, il mercato cresce del 3%. Ma ha un solo vero motore: i trattori stradali

Camion, il mercato cresce del 3%. Ma ha un solo vero motore: i trattori stradali

Settembre chiude a +3,4%, mentre i primi nove mesi del 2026 segnano un aumento del 3%. Dietro la crescita, però, si nascondono andamenti molto diversi: trattori a +13,3%, carri a -7,6% e veicoli leggeri in forte difficoltà. Il recupero resta incompleto rispetto al 2024, mentre l'Italia procede più lentamente dell'Europa.

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Il mercato italiano dei veicoli industriali torna a crescere, ma lo fa in maniera tutt’altro che uniforme. Anzi, a leggere con attenzione i dati UNRAE di settembre emerge un mercato che sembra procedere a due velocità. Da una parte i trattori stradali, che recuperano terreno con decisione; dall’altra i carri e i veicoli più leggeri, che continuano a perdere immatricolazioni. E il risultato è una crescita complessiva molto più fragile di quanto il segno positivo possa suggerire.

Il dato che meglio fotografa questa situazione riguarda i primi nove mesi dell’anno. Le immatricolazioni complessive sono salite da 20.717 a 21.332 unità, con un incremento del 3%, pari a 615 veicoli. Ma nello stesso periodo i soli trattori stradali sono aumentati di 1.327 unità, passando da 9.994 a 11.321 (+13,3%). Senza il loro contributo, il resto del mercato avrebbe perso complessivamente 712 immatricolazioni, pari al 6,6%. È questo il primo dato interessante: più che una ripresa generalizzata, il 2026 sta mostrando una netta ricomposizione della domanda.

Trattori in accelerazione, carri in retromarcia

La divaricazione è particolarmente evidente nella fascia dei veicoli pesanti, quelli con massa pari o superiore a 16 tonnellate. Qui il mercato cresce del 4,2% nei nove mesi, ma al suo interno le traiettorie sono opposte: i trattori stradali salgono del 13,3%, mentre i carri perdono il 7,6%, scendendo da 7.628 a 7.048 unità.

Anche settembre 2026 conferma questa tendenza. Su 2.146 veicoli immatricolati (+3,4%), i trattori pesanti aumentano dell’11,4%, mentre i carri diminuiscono del 6,4%.

È interessante osservare come questo andamento rappresenti quasi un’inversione rispetto al 2025, anno in cui i trattori avevano chiuso a -6,4%, mentre i carri erano cresciuti del 2,8%. Si può ipotizzare che il recupero rifletta una ripresa degli investimenti delle imprese maggiormente orientate al trasporto stradale con semirimorchio, dopo le difficoltà dell’anno precedente. La persistente debolezza dei carri potrebbe invece segnalare una maggiore prudenza nei comparti che utilizzano veicoli rigidi, dalla distribuzione specializzata alle diverse applicazioni professionali. e immatricolazioni misurano gli investimenti in nuovi veicoli, non direttamente l’andamento delle merci trasportate. Ma la distanza fra i due segmenti è ormai abbastanza ampia da meritare attenzione.

Una ripresa che non ha ancora recuperato il terreno perduto

C’è un secondo elemento che invita alla prudenza. Il +3% del 2026 arriva dopo un 2025 particolarmente difficile: nei primi nove mesi dell’anno scorso il mercato aveva perso il 7,9% rispetto al 2024. Il recupero di quest’anno, dunque, non basta a riportare le immatricolazioni ai livelli di due anni fa. Rispetto alle circa 22.500 unità registrate tra gennaio e settembre 2024, il mercato attuale si colloca ancora all’incirca il 5% più in basso.

Anche la sequenza degli ultimi mesi non descrive un’accelerazione particolarmente robusta. Dopo il +6,5% di giugno, luglio è rimasto sostanzialmente stabile (+0,1%), agosto ha perso il 2,5% e settembre ha recuperato il 3,4%.

La crescita esiste, ma procede per piccoli avanzamenti e battute d’arresto. Peraltro, settembre 2025 aveva già registrato un forte rimbalzo rispetto all’anno precedente: un ulteriore segnale che invita a distinguere i recuperi congiunturali da una vera espansione del mercato.

I veicoli più leggeri continuano a soffrire

Il quadro si completa osservando le fasce inferiori alle 16 tonnellate.

I veicoli da 3,51 a 6 tonnellate perdono il 23% nei nove mesi, scendendo da 987 a 760 unità. Il recupero di settembre (+22%) interrompe cinque mesi consecutivi di flessione, ma riguarda appena 72 immatricolazioni e non basta a modificare il bilancio complessivo.

Più stabile la fascia da 6,01 a 15,99 tonnellate, che cresce del 4,5% da gennaio a settembre, ma registra una contrazione del 10,7% nell’ultimo mese.

Anche questi numeri sembrano descrivere un mercato nel quale gli investimenti si concentrano su alcune tipologie di impiego, mentre altre rimangono condizionate dall’incertezza economica e dalle prospettive di utilizzo dei veicoli.

L’Europa corre di più. E soprattutto elettrifica di più

Il confronto europeo aggiunge un’altra sfumatura. Secondo ACEA, nel primo semestre 2026 le immatricolazioni di camion nell’Unione europea sono aumentate del 9,8%, contro il 4% dell’Italia. Una differenza che colloca il nostro Paese su un sentiero di recupero più lento rispetto alla media comunitaria. Ma il divario più evidente riguarda i camion ricaricabili elettricamente. Nel primo semestre, le immatricolazioni europee sono aumentate del 47,7%, raggiungendo una quota del 4,8% sul totale. In Italia, invece, sono diminuite del 48,9%, fermandosi a 192 unità.

Il calo italiano è concentrato nei veicoli medi, mentre i pesanti elettrici sopra le 16 tonnellate crescono da 21 a 39 esemplari. Numeri ancora limitati, ma che confermano quanto il percorso dell’elettrificazione sia disomogeneo. Il diesel, del resto, continua a rappresentare il 92,1% delle nuove immatricolazioni di camion nell’Unione europea.

I 590 milioni e la questione dei costi

È in questo scenario che si inserisce il nuovo richiamo di UNRAE al Governo. Giovanni Dattoli, presidente della Sezione Veicoli Industriali dell’associazione, chiede di rendere finalmente operativo il Fondo straordinario da 590 milioni di euro destinato al rinnovo delle flotte. A un anno dallo stanziamento, manca ancora il decreto attuativo. Un’incertezza che rischia di condizionare i programmi di investimento delle imprese, soprattutto in un mercato nel quale la disponibilità futura di un contributo può suggerire di rinviare l’acquisto.

Dattoli chiede inoltre di destinare una quota specifica delle risorse ai veicoli a zero emissioni oltre le 16 tonnellate e di semplificare i criteri di accesso alle agevolazioni. Ma il problema non riguarda soltanto il prezzo di acquisto. Lo stesso Dattoli sollecita anche il recepimento della direttiva Eurovignette, che introduce la differenziazione dei pedaggi in base alle emissioni di CO₂. La recente revisione approvata dal Parlamento europeo consente agli Stati membri di mantenere fino al 30 giugno 2031 esenzioni per i mezzi a zero emissioni e riduzioni fino al 75% per quelli a basse emissioni. Misure che possono incidere direttamente sul costo totale di esercizio e, quindi, sulla convenienza economica delle diverse tecnologie.

Il mercato, insomma, sembra avere ripreso a muoversi. Ma lo sta facendo in modo selettivo, privilegiando alcune tipologie di veicoli e lasciandone altre indietro.

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