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Pensa che ti passa: gli editoriali di UeT

Autotrasporto liberista e stato interventista

Esiste il liberismo e l’intervento statale in economia. Ma ci sono casi in cui questi distinti approcci economici vengono frullati in modo in parte contraddittorio. Prendiamo l’autotrasporto italiano. Da anni questo settore, seppure svolga un ruolo essenziale per la produzione e il commercio, sopravvive perché lo Stato lo sostiene con fondi pubblici funzionali a restituire una parte di pedaggi e accise, a concedere deduzioni per le spese non documentate, ad alleggerire le contribuzioni Inail e poco altro.

Le radici sovraniste dell’autotrasporto

Più passa il tempo e più mi convinco che l’autotrasporto fornisca un alimento nutriente al sovranismo, non soltanto nel nostro Paese ma nell’intero continente. Provo a spiegare in che senso facendo un passo indietro, tornando a quando, dopo la caduta del muro di Berlino del 1989, l’Europa gioca la carta dell’allargamento a Est un po’ per evitare che i paesi orientali appena usciti dalla cortina dei due blocchi seguissero altre e più pericolose derive politiche, un po’ per crearsi una dote di lavoratori a basso costo con cui accrescere la propria capacità competitiva nella concorrenza con i mercati asiatici.

Orgoglio e Pregiudizio

Il pregiudizio acritico Qualche anno fa invitammo Debora Serracchiani a partecipare a un convegno sull’autotrasporto. Lei accettò, ma quando condivise quella presenza sui social tantissimi la subissarono di critiche a priori. «Ma come – le sintetizzo in maniera edulcorata – vai ancora dietro a questi camion pericolosi e inquinanti?».

Tutto cambia, tranne l’autotrasporto

Immaginate di fare le valigie per godervi una meritata vacanza intorno alla prima settimana di agosto. State via nemmeno un mese e quando tornate, a settembre, l’Italia è completamente cambiata. E quanto è cambiata! Eravamo un governo sovranista, sbilanciato a destra, alleato dei regimi più antieuropeisti del continente, barricato sulla linea di confine di porti chiusi e invalicabili, e siamo diventati il governo più a sinistra della storia repubblicana, solido partner dei paesi fondatori dell’Unione europea, i quali adesso sono disposti a gestire comunitariamente la politica immigratoria con una logica inconcepibile fino al giorno prima.

Aspettando il 27 maggio

Finalmente si vota: il 26 maggio, giorno destinato alle elezioni europee, è arrivato. E questa è veramente una buona notizia. Tante volte, infatti, negli ultimi mesi ho avuto la sensazione che esistesse un doppio dibattito politico: uno di superficie, buono per raggranellare qualche voto, magari gettando fumo negli occhi dell’opinione pubblica, un altro sottotraccia, composto da temi troppo scomodi per essere affrontati prima di una consultazione elettorale. Chi vuoi che parli di aumento dell’Iva, di crisi libica, di impennata delle accise prima che la gente si rechi alle urne? Eppure, sono rimasto abbastanza sorpreso nel toccare con mano come in realtà in tanti, apparentemente distratti, siano interessati ad andare a pescare in questo fiume sotterraneo in cui annegano criticità spinose.

E se li pagassimo di più?

Gli autisti mancano perché la popolazione invecchia. Ma mancano soprattutto perché, dopo 15 anni di apertura all'Est dell'Europa, le retribuzioni sono crollate. E oggi che molti di questi autisti bulgari o rumeni tornano a casa, invece di andare trovare nelle Filippine nuovi "poveracci" da sfruttare, non sarebbe meglio pagare di più almeno chi questo lavoro lo sa fare con professionalità? La risposta, paradossalmente, la suggerisce la cronaca dell'autista che ha dirottato il bus carico di studenti