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1 euro investito in logistica restituisce 2,1 euro in produzione. L’Italia al terzo posto in Europa per peso specifico 

Secondo uno studio di Cassa Depositi e Prestiti gli investimenti in logistica sarebbero estremamente remunerativi. La regione più logistica d’Italia è il Nord Ovest dove si produce il 44% del fatturato del settore secondo uno studio del Politecnico di Milano. Tuttavia, il settore si trova ad affrontare grandi sfide, tra cui l’uso dell’AI, la crescita dell’ultimo miglio e la riduzione dell’impatto ambientale. Il tutto reso più difficile da crisi geopolitiche e ridisegnano rotte, catene del valore e regionalizzano gli scambi.

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La logistica italiana, intesa come il complesso delle attività di gestione e trasporto delle merci, conta oltre 120 miliardi di fatturato, 72mila imprese e 720 mila addetti. È la terza filiera per importanza in Europa, dopo a Germania e Francia, in grado di generare effetti significativi sul sistema produttivo, con i suoi 2,1 milioni di euro di produzione attivata per ogni milione investito.

Un ruolo che la rende un abilitatore strategico della competitività delle imprese, della loro capacità di esportare e dell’inserimento dell’Italia nelle catene globali del valore. E’ quanto emerge dal brief della Direzione Strategie Settoriali e Impatto di Cassa Depositi e Prestiti “La nuova via della logistica: sfide e opportunità”, coordinato da Andrea Montanino e Simona Camerano. 

Investimenti che fruttano

Lo studio sottolinea come la natura trasversale della logistica amplifichi gli effetti sull’economia sia direttamente che indirettamente. Ipotizzando un milione di investimenti nel settore, secondo il report, se ne trarrebbero vantaggio per 2,1 milioni di produzione complessiva addizionale. Di questi, circa 1,1 milioni di euro sarebbero riconducibili agli impatti diretti concentrati nei comparti core della logistica e dei trasporti, mentre un milione sarebbe generata da impatti indiretti che si propagano lungo le filiere industriali e dei servizi, coinvolgendo settori strategici come la fabbricazione di mezzi di trasporto, macchinari e apparecchiature, la fornitura di energia e le costruzioni, in particolare quelle infrastrutturali.

Il report di CDP analizza nel profondo la logistica individuando le principali sfide che il settore si trova ad affrontare, ovvero l’adozione di soluzioni digitali e di IA, ancora non largamente diffuse, l’ottimizzazione dell’ultimo miglio logistico, sempre più strategico per il boom dell’e-commerce e la necessità di un ridurre l’impatto ambientale, anche in relazione agli obblighi di rendicontazione in materia di sostenibilità cui sono soggette molte imprese. Inoltre, il documento sottolinea come la riconfigurazione delle catene del valore e la regionalizzazione degli scambi costituiscano grandi opportunità per l’Italia, e per il Mezzogiorno in particolare, di tornare al centro delle rotte commerciali. In questa prospettiva saranno determinanti il potenziamento delle infrastrutture – facendo leva sulla riforma del sistema portuale, sui corridoi transeuropei e su un maggiore sviluppo del trasporto merci su ferro – nonché l’applicazione di strumenti di politica industriale come le Zone Economiche Speciali (ZES) o le Zone Logistiche Semplificate (ZLS), tutti fattori determinanti per attrarre investimenti e sostenere la crescita dimensionale delle imprese.

Il Nord Ovest la regione più logistica d’Italia

E se la logistica ha un peso specifico per l’Italia, ce lo ha anche molto per il Nord Ovest dove secondo uno studio dell’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano si concentra il 44% del fatturato nazionale del settore, contro il 33% del Pil, il 38% delle esportazioni, il 35% degli occupati e il 29% delle imprese. 

La percezione della Logistica da parte delle imprese del Nord Ovest è profondamente cambiata negli ultimi anni. Il 61% delle aziende committenti la considera oggi un’attività strategica con forte impatto sulle prestazioni aziendali, mentre il 32% la ritiene rilevante ma con un impatto più contenuto. Solo il 7% delle imprese la valuta come attività a basso valore aggiunto, segnale di una crescente maturità nella gestione dei processi logistici e di una maggiore consapevolezza del ruolo strategico della logistica a supporto del business.

Negli ultimi quindici anni l’incidenza della logistica conto terzi è aumentata in modo costante in Italia, passando dal 36,4% nel 2009 a circa il 43% nel 2023. Nel Nord Ovest, oggi il 71% delle aziende committenti affida all’esterno attività logistiche tradizionali, mentre il 12% estende la collaborazione anche ad attività a valore aggiunto. Le piccole imprese tendono a coinvolgere il fornitore logistico per singole attività specifiche, mentre le aziende medio-grandi adottano modelli di outsourcing più estesi e strutturati. Il valore riconosciuto ai fornitori di servizi logistici è legato principalmente all’aumento della flessibilità (46%) e alla possibilità di modificare la struttura costo/servizio (36%). Seguono la riduzione dei rischi e il supporto alla business continuity (22%).


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