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10 domande a… Palmira Mura

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CARTA DI IDENTITÀ

Nome Palmira
Cognome Mura
Età 53
Stato civile Single
Punto di partenza Piacenza
Anzianità di Servizio 3 anni
Settore di attività Trasporto industriale
  • Cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo dei camion?

È una passione che ho sempre avuto, sin da ragazza. Il mio primo fidanzato faceva l’autista e spesso viaggiavo con lui. Ero affascinata da questo mondo di libertà. Anche se per realizzare questo sogno ci sono voluti diversi anni.

  • Raccontaci il tuo percorso…

Sono diventata mamma in giovane età, ho avuto quattro figli e ben presto ho dovuto rinunciare al sogno di diventare camionista. Ho lavorato quindi per vent’anni in una RSA dove mi occupavo di accudire le persone anziane. Poi, con l’arrivo della pandemia, è arrivata la svolta. Quello è stato un momento emotivamente duro, di grande sofferenza, che mi ha portato a prendere la decisione di cambiare vita. E così nel giro di otto mesi ho preso le patenti e nel 2021 ho realizzato il sogno di salire sul camion.

  • E oggi di cosa ti occupi?

Lavoro per una ditta che si occupa di trasporto di materiale di vario tipo, prevalentemente industriale. Mi trovo molto bene.

  • È stato difficile confrontarsi con questo nuovo mondo?

Sono stata fortunata. Ho avuto un capo che mi ha dato fiducia sin da subito, al di là del fatto che avessi le patenti. Evidentemente ha visto in me tanta passione, tenacia e voglia di mettersi in gioco. E anche il rapporto con i colleghi è ottimo. Mi supportano sempre.

  • In famiglia come hanno reagito al tuo cambio di vita?

Per una vita intera ho cresciuto i miei figli ripetendo loro che desideravo fare la camionista più di ogni altra cosa. Quando ho raggiunto questo traguardo, con ironia mi hanno detto: «Beh, almeno adesso non ci rompi più le scatole. Sali sul camion e vai!».

  • Qualcuno dei figli ha ereditato la tua passione?

Nessuno di loro. Mio figlio ha provato per un periodo a lavorare come corriere, ma presto ha capito che non faceva per lui e ora fa il carpentiere. Delle tre figlie, invece, una ha seguito le mie orme da OSS, una è gastronoma e una lavora in autogrill.

  • Di recente ti sei aggiudicata il premio di donna autista dell’anno, ovvero il Sabo Rosa 2024. Come hai reagito a questa notizia?

È stata una grande emozione. Del resto, erano anni che seguivo questo concorso, anche perché mi piace l’idea che si dia un riconoscimento a una donna che fa questo lavoro. E così mi sono candidata. Quando ho saputo della vittoria, mi sono sentita davvero orgogliosa di me stessa. L’ho visto come un importante riconoscimento per tutti i sacrifici che ho dovuto fare nella vita per arrivare fin qui.

  • La lezione di vita più importante che hai imparato da questa esperienza?

Che non esiste un’età giusta per cambiare o per poter fare ciò che si ama davvero. Certo, non avrò mai l’esperienza di chi fa questo mestiere da una vita, ma io ci metto il massimo dell’impegno, imparo giorno dopo giorno.

  • E cosa porti con te, invece, del vecchio lavoro?

Dico sempre che sono «un’autista col cuore da OSS». Nel senso che avendo lavorato per tanti anni come assistente per le persone più fragili, porto con me tutta l’esperienza che ho coltivato nel sapersi relazionare con gli altri, a livello empatico e psicologico. Sono competenze che tornano utili anche in questo lavoro di autista.

  • Cosa fai quando stacchi dal lavoro?

Mi godo la famiglia, i miei figli e miei nipotini.

Per leggere altre interviste ai protagonisti della strada, vai a «Voci on the road».

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