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Gasolio sopra la benzina: effetti reali su flotte, costi e liquidità dell’autotrasporto

Dal 1° gennaio 2026 il gasolio supera la benzina, tornando ai livelli del 2023 dopo il riallineamento delle accise previsto dalla Legge di Bilancio. Per i mezzi oltre 7,5 t resta il rimborso, ma aumentano gli anticipi finanziari. Più critico l’impatto su flotte leggere, ultimo miglio e PMI della logistica

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La Legge di Bilancio 2026 ha completato un passaggio annunciato da tempo: il riallineamento delle accise tra benzina e gasolio, previsto dal Pnrr e finalizzato alla riduzione dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (Sad).

Dal 1° gennaio:

  • benzina: –4,05 centesimi/litro di accisa
  • gasolio: +4,05 centesimi/litro di accisa (oltre Iva)

L’effetto combinato ha determinato il sorpasso del diesel sulla benzina, evento che non si registrava dal febbraio 2023, nel pieno della crisi energetica. A inizio anno i prezzi medi nazionali si sono attestati intorno a 1,666 €/l per il gasolio e 1,650 €/l per la benzina, con differenze territoriali anche significative.

Autotrasporto pesante: aumento compensato, ma non indolore

Per le imprese che operano con veicoli di massa complessiva superiore a 7,5 tonnellate, il rialzo dell’accisa non si traduce in un aumento strutturale del costo carburante, grazie alla conferma del rimborso trimestrale delle accise sul gasolio commerciale.

Dal punto di vista economico il meccanismo resta invariato, ma l’impatto gestionale cambia:

  • l’impresa anticipa un costo maggiore al momento del rifornimento;
  • il recupero avviene solo dopo la presentazione della domanda trimestrale;
  • aumenta il capitale circolante immobilizzato.

Per flotte con elevati consumi mensili, la differenza di pochi centesimi al litro può tradursi in decine di migliaia di euro di liquidità anticipata, con effetti non marginali sulla pianificazione finanziaria, soprattutto in una fase di tassi ancora elevati.

Sotto le 7,5 ton: il costo diventa strutturale

Ben diverso lo scenario per:

  • veicoli sotto le 7,5 tonnellate
  • trasporto urbano e ultimo miglio
  • logistica distributiva conto terzi

Questi mezzi non rientrano nel perimetro del rimborso accise. L’aumento del gasolio diventa quindi un costo immediato e non recuperabile, difficile da ribaltare sui committenti in un mercato caratterizzato da:

  • contratti a tariffa bloccata;
  • forte concorrenza;
  • pressione sui margini.

È qui che il riallineamento rischia di produrre gli effetti più critici, soprattutto per piccole flotte e operatori specializzati nell’urban delivery.

Non solo accise: biocarburanti e dinamiche di prezzo

Sul prezzo finale del gasolio incidono anche altri fattori entrati in vigore dal 1° gennaio 2026, in particolare:

  • aumento del costo di miscelazione dei biocarburanti, legato al rialzo della quota d’obbligo;
  • incremento stimato tra 1,5 e 2 centesimi al litro.

Secondo le rilevazioni di settore, la discesa delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati tra fine 2025 e inizio 2026 non si è tradotta in una riduzione proporzionale dei prezzi alla pompa, alimentando l’attenzione del Mimit su possibili distorsioni territoriali.

Tra fisco e ambiente

L’allineamento delle accise risponde a una logica ambientale: eliminare il trattamento di favore sul diesel, considerato più impattante in termini emissivi.

Sul piano fiscale, l’operazione dovrebbe garantire:

  • circa 600 milioni di euro di gettito nel 2026;
  • circa 3 miliardi nei quattro anni successivi.

Un obiettivo di finanza pubblica che, tuttavia, trasferisce sul settore trasporti un onere finanziario e gestionale, più che un semplice aumento di costo industriale.

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