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EDITORIALE | Orgoglio e Pregiudizio

Il pregiudizio acritico Qualche anno fa invitammo Debora Serracchiani a partecipare a un convegno sull’autotrasporto. Lei accettò, ma quando condivise quella presenza sui social tantissimi la subissarono di critiche a priori. «Ma come – le sintetizzo in maniera edulcorata – vai ancora dietro a questi camion pericolosi e inquinanti?».

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Il pregiudizio acritico
Qualche anno fa invitammo Debora Serracchiani a partecipare a un convegno sull’autotrasporto. Lei accettò, ma quando condivise quella presenza sui social tantissimi la subissarono di critiche a priori. «Ma come – le sintetizzo in maniera edulcorata – vai ancora dietro a questi camion pericolosi e inquinanti?».

Il pregiudizio verde
Abbiamo, come Paese, conti pubblici disastrati. Dire perché è impossibile in questa sede. Sta di fatto che per arginarne le conseguenze ogni anno si prepara una legge di Bilancio fatta di toppe e tagli lineari. Oggi, che tutto deve tingersi (giustamente) di verde, le forbici puntano dritto agli inquinatori seriali. E i camion sono i primi della lista. Ora, che sia necessario ripulire il parco veicolare viaggiante, nessuno lo nega, ma quest’operazione delicata va fatta con cura, senza fiaccare le gambe già molli di un settore comunque strategico dell’economia. Va fatta cogliendo anche il buono che l’autotrasporto ha generato in termini ambientali (come il taglio drastico delle emissioni di polveri sottili, passate in 30 anni da 23,8 milioni a 4,4, come ricordato al Forum Conftrasporto di Cernobbio) e quanto potrebbe ancora generare. Senza sottrargli invece risorse vitali.

Il pregiudizio frenato
A Villamarzana, piccolo comune in provincia di Rovigo, il sindaco, preoccupato del calo costante degli studenti delle primarie, cerca di attrarre iscritti da aree limitrofe rendendo gratuita la mensa. Poi, nei giorni precedenti all’inizio dell’anno scolastico, un camion sversa rifiuti speciali nella locale area industriale. Per raccogliere e smaltire il tutto si spendono esattamente i soldi messi in bilancio per “regalare” il cibo ai bimbi. Un servizio del TG2, raccontando l’episodio, mostra un ipotetico camion fuori-fuoco come rappresentazione plastica dell’ignoto cattivo. Ergo: tanti piccoli ragazzi di quella landa del Polesine rischiavano di crescere pensando ai camion e a chi li guida come a un qualcosa di negativo, incivile, ingiusto. Ecco perché, come Uomini e Trasporti, abbiamo incoraggiato una colletta tra le aziende associate a Federtrasporti per rettificare quell’immagine distorta, per far capire a chi è in un’età evolutiva che esisterà pure, come in ogni organizzazione sociale, il singolo malvagio, ma per fortuna convive con una maggioranza di buoni e solidali, che va avanti sopra e grazie a un camion. Il 5 novembre dalle ore 13 sullo stand Federtrasporti a Ecomondo (Rimini) vi racconteremo qualcosa di più.

Il pregiudizio doloroso
Tutti abbiamo a cuore l’ambiente. E ci mancherebbe altro. Ma non tutti allo stato attuale possiamo essere certi che esista un metodo migliore degli altri per alimentare i veicoli da trasporto. Se ne discute, ma non è dimostrato che un mezzo elettrico sia in assoluto meno inquinante di uno diesel. O meglio, dipende da dove e come si produce quell’elettricità e da quanto sviluppo sia ancora possibile per ripulire il motore diesel e il carburante con cui conferirgli energia. Il vento pregiudizievole contro questo propulsore però, dal dieselgate in poi, si è levato impetuoso. Così, 25mila persone che in Italia lavorano nella produzione di motori, oggi tremano. 450, occupati in due aziende piemontesi della Mahle, quel lavoro lo hanno già perso.

Proteste e pregiudizio
Che l’autotrasporto goda di cattiva immagine è cosa certa, alimentata da un pregiudizio che trova posto nelle parti più recondite della pancia delle persone. Purtroppo, quando la politica deve prendere decisioni difficili o va a caccia di facili consensi parla proprio a queste pance. Sarebbe meglio, invece, se qualcuno si mettesse nelle teste e nelle tasche di chi è bersaglio del pregiudizio e ne subisce le conseguenze, per cogliere così il rischio di cosa possa scatenare la difficoltà reiterata. Per comprenderlo ci sono due strade: vedere un film come Joker di Todd Phillips; analizzare le proteste dei gilets jaunes o quelle degli studenti di Santiago del Cile. Ma se alla fine non riesce a capire perché pochi centesimi di aumento del prezzo del carburante o dei biglietti della metro possano produrre cotanto, è meglio che cambi mestiere.

Daniele Di Ubaldo
Direttore responsabile di Uomini e Trasporti

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