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Transizione ecologica? No, speculazione: l’HVO aumenta del 35%

La lettera che pubblichiamo arriva da Claudio Fraconti, presidente di Green Planet Logistics, e denuncia un paradosso che colpisce direttamente le imprese che hanno investito nella decarbonizzazione. Nonostante l’HVO sia un biocarburante prodotto da scarti vegetali e oli esausti, capace di ridurre fino al 90% le emissioni di CO₂ e non legato al petrolio, negli ultimi giorni il suo prezzo è aumentato del 35%. Un rincaro che solleva interrogativi pesanti sulla sostenibilità economica della transizione energetica nel trasporto

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Egregio Direttore,

Scrivo questa lettera nella speranza che la mia protesta giunga, attraverso la Sua rivista, a scuotere finalmente le coscienze degli addetti ai lavori della Logistica, e in particolare di chi determina i provvedimenti che interessano la categoria.

All’interno della nostra Rete di Imprese da tempo abbiamo avviato un processo per la riduzione delle emissioni attuando una serie di investimenti, come l’aggiornamento del parco veicolare arrivando al 98% di veicoli Euro 6, adottando il consumo esclusivo di biocarburante (HVO) prodotto da scarti vegetali e oli da cucina esausti, per una gran parte delle nostre flotte, convertendo le cisterne con costose bonifiche e lungaggini burocratiche che non le sto a riassumere.

Tutto questo per soddisfare le esigenze della comunità in tema di inquinamento e le richieste dei nostri Clienti più sensibili a queste problematiche, non curandoci della minore resa di questo carburante che comunque rappresenta anch’essa un costo per le nostre aziende.

Ora, all’alba dei recenti venti di guerra in Medio Oriente, ci troviamo con un aumento assolutamente ingiustificato di questo carburante che negli ultimi giorni ha visto un incremento totalmente speculativo del 35%, visto che non viene prodotto dal petrolio.

Mi si dirà: ma se non aumentiamo questo prodotto tutti ce lo chiederanno e in breve tempo la produzione non sarà in grado di soddisfare il fabbisogno!

La mia risposta è molto semplice: ma quante saranno ancora le aziende serie che d’ora in poi investiranno per migliorare l’ambiente che è di tutti?

Chi ha fatto questi investimenti mentre gli altri se ne fregavano letteralmente ha diritto o no di essere almeno in parte tutelato, assicurandogli la fornitura a prezzi calmierati?

Non è forse il caso di puntare sull’aumento della produzione di carburanti alternativi, visto che fino ad ora le Compagnie hanno solo un obbligo di produzione percentuale di questi prodotti, cosa che ha già determinato nel dicembre scorso grosse difficoltà di reperimento?

E qui rivolgo il mio appello alle tante, e forse troppe, Associazioni di Categoria: mettetevi almeno una volta insieme a chiedere le stesse cose al Governo, perché i problemi della categoria sono gli stessi per tutti e mai come ora non abbiamo bisogno di unità.

Grazie se vorrà dare voce al mio sfogo.

Claudio Fraconti
Presidente
GREEN PLANET LOGISTICS

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