HomeVeicoliServiziOrange Service, 13 milioni per la super officina che restituisce tempo ai camion

Orange Service, 13 milioni per la super officina che restituisce tempo ai camion

La società del gruppo che fa riferimento a Brivio & Viganò inaugura a Vignate, alle porte di Milano, un centro da 17 mila metri quadrati che entra nella rete ufficiale Mercedes-Benz Trucks. Dalla meccanica alle revisioni, dai gruppi frigoriferi alle livree dei veicoli, l'obiettivo è concentrare servizi, competenze e attività prima affidate a fornitori diversi. Una scelta industriale che punta a recuperare produttività su due fronti: far lavorare di più l'officina e tenere fermi di meno i camion

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Alessandro Viganò, presidente di Orange Service

All’ingresso del nuovo centro Orange Service di Vignate, nel giorno dell’inaugurazione, ad accogliere gli ospiti c’è una vettura da competizione. È quella con cui gareggia Alessandro Viganò, figlio di Giovanni, fondatore di Brivio & Viganò, già responsabile della flotta del gruppo e oggi presidente della stessa Orange Service. La passione per le corse riaffiora anche lungo i corridoi, dove grandi fotografie di Mercedes da competizione richiamano alcune pagine della storia automobilistica del marchio.
Potrebbe sembrare una scelta decorativa, un omaggio ai motori e alla velocità. Ma basta addentrarsi nella struttura per cogliere una suggestione diversa. Perché anche qui il tempo è al centro di tutto, sebbene la sfida non consista nel percorrere una pista più rapidamente, ma nel ridurre le ore durante le quali un camion è costretto a rimanere fermo.
È attorno a questo obiettivo che prende forma un investimento da 13 milioni di euro, destinato a realizzare un centro servizi di 17 mila metri quadrati, di cui 5 mila coperti, entrato nella rete ufficiale Mercedes-Benz Trucks di Daimler Truck Italia.
L’idea nasce da una constatazione familiare a chi gestisce una grande flotta: un veicolo non si ferma soltanto quando si guasta. Deve rispettare scadenze, sottoporsi a revisioni, controllare il tachigrafo, rinnovare l’ATP, effettuare tagliandi, intervenire sugli pneumatici, sui gruppi frigoriferi o sulle sponde caricatrici. Tante operazioni, spesso relativamente brevi, che possono però trasformarsi in altrettanti appuntamenti, trasferimenti e giornate sottratte al lavoro.


Viganò, che questa complessità l’ha conosciuta direttamente nella gestione dei mezzi di Brivio & Viganò, spiega il principio con un esempio: se un camion arriva per la revisione e nella stessa occasione riesce a effettuare anche un tagliando o altri interventi programmati, alla fine dell’anno può riuscire a dimezzare questi fermi macchina. E così risparmiare non soltanto rispetto alle ore di lavorazione, ma su tutto ciò che le sta intorno: il viaggio verso l’officina, l’attesa, la riorganizzazione dei servizi e, talvolta, la necessità di trovare un mezzo sostitutivo.
Per un trasportatore, insomma, il costo della manutenzione non coincide soltanto con quello riportato in fattura. C’è anche il costo del veicolo che, pur continuando a generare spese, per qualche ora o per un’intera giornata non produce ricavi.

Un’officina, ma anche molto altro

Entrando nella struttura si comprende perché definirla semplicemente un’officina sia riduttivo. Gli spazi destinati alla manutenzione hanno dimensioni importanti, con tre fosse di lavorazione da 22 metri, un carroponte, postazioni attrezzate, una distribuzione centralizzata dei fluidi e porte passanti per evitare manovre inutili o tappi nell’operatività. Tutto è organizzato per accogliere veicoli industriali e commerciali e permettere a lavorazioni differenti di convivere senza intralci nello stesso impianto. Ma attorno alla meccanica si sviluppa un insieme molto più articolato di attività. L’accettazione è differenziata secondo le esigenze della clientela; ci sono la carrozzeria – con tanto di forno – e poi l’elettrauto, la diagnostica, l’assistenza ai gruppi frigoriferi e alle sponde caricatrici, gli interventi su pneumatici e tachigrafi, le revisioni e il lavaggio. Il magazzino ricambi occupa spazi sia al piano terra sia al primo piano. Una disponibilità che consente di organizzare le scorte in funzione delle necessità, cercando il punto di equilibrio tra due esigenze opposte: avere subito a disposizione i componenti richiesti più frequentemente, per non prolungare i fermi, ed evitare che un eccesso di ricambi immobilizzi capitale inutilmente.
Poi, durante la visita, si incontra un ufficio che sembra appartenere a un’altra attività. Qui si preparano le grafiche e le pellicole adesive utilizzate per personalizzare le livree dei camion. Un lavoro in precedenza affidato all’esterno e che ora viene svolto direttamente. Il particolare è meno marginale di quanto sembri. Rivela infatti una precisa inclinazione imprenditoriale: riportare all’interno del gruppo attività che, quando sono svolte da fornitori differenti, richiedono coordinamento, appuntamenti, trasferimenti e tempi d’attesa. Il vantaggio non consiste necessariamente nel produrre tutto a un costo inferiore, ma nel poter governare meglio l’intera sequenza delle operazioni. È una logica che attraversa il centro e aiuta a comprendere anche la presenza di spazi meno strettamente tecnici: una cucina, una mensa, un’infermeria, aule dedicate alla formazione. Per gli autisti ci sono una sala d’attesa e servizi riservati. Ambienti che testimoniano l’attenzione per chi dovrà lavorare nella struttura o trascorrervi parte della giornata. E che, come vedremo, assumono un significato particolare in un settore alle prese con una crescente difficoltà a trovare personale qualificato.

Il vantaggio di conoscere i camion prima che arrivino

Una struttura di queste dimensioni rappresenta anche una scommessa finanziaria. 13 milioni di euro investiti in immobili, impianti e attrezzature devono essere messi nelle condizioni di produrre un rendimento adeguato. E qui emerge la principale particolarità del modello Orange Service. Alle sue spalle c’è un gruppo che conta circa 2.000 targhe, tra veicoli a motore e mezzi trainati, inclusa una componente importante di semirimorchi frigoriferi. I mezzi trainanti sono 1.150, con una presenza particolarmente significativa – 83% – del marchio Mercedes-Benz. Un parco di queste dimensioni rappresenta già, da solo, una consistente domanda di manutenzione. Ma sarebbe limitativo considerarlo soltanto un serbatoio di commesse. Un’officina tradizionale conosce gli appuntamenti dei propri clienti, ma non necessariamente i loro programmi di trasporto. Sa che un camion deve arrivare martedì mattina, senza conoscere nel dettaglio quando quel mezzo sarebbe stato disponibile, quali viaggi lo attendono o quanto costerebbe sottrarlo alla programmazione. Orange Service, invece, può disporre per la flotta del gruppo di una conoscenza molto più ampia: percorrenze, turni, scadenze tecniche, finestre di inattività. Informazioni che permettono, almeno potenzialmente, di programmare la manutenzione scegliendo non soltanto quando l’officina ha posto, ma anche quando il veicolo può essere fermato con il minore danno economico.

È un vantaggio che si riflette pure sull’organizzazione delle lavorazioni. Gli interventi programmabili sui mezzi interni possono essere distribuiti nelle fasce in cui la domanda dei clienti esterni è meno intensa, contribuendo a utilizzare con maggiore continuità postazioni e personale.E c’è un’altra differenza, meno evidente. Immaginiamo che alle nove di sera, lavorando su un camion, emerga un guasto ulteriore rispetto a quello preventivato. Prima di procedere occorre ottenere l’autorizzazione a sostenere una spesa aggiuntiva. Se il veicolo appartenesse a un cliente esterno, raggiungere il referente potrebbe non essere immediato e la lavorazione rischierebbe di fermarsi. Quando invece il mezzo appartiene al gruppo, procedure condivise e interlocutori interni possono rendere più rapida la decisione.

Naturalmente non tutti gli interventi si prestano a essere programmati e neppure una flotta interna può essere fermata a piacimento. Ma la possibilità di coordinare i tempi del trasporto con quelli dell’officina offre un margine di flessibilità che costituisce, di per sé, una risorsa economica. In sostanza, Brivio & Viganò non mette a disposizione di Orange Service non soltanto i propri camion, ma anche la conoscenza di come e quando quei camion lavorano.
È in questa prospettiva che va letta la scelta di mantenere il centro aperto dalle 6 alle 22 nei giorni feriali e dalle 6 alle 12 il sabato. Per i clienti significa poter accedere all’assistenza in orari più compatibili con le esigenze del trasporto. Per Orange Service significa cercare di far rendere più intensamente attrezzature e strutture il cui costo non diminuisce quando restano inutilizzate.

Naturalmente sedici ore di apertura comportano anche maggiori costi di personale e gestione. La convenienza dipenderà quindi dalla capacità di trasformare le ore disponibili in lavorazioni effettive e remunerative. Ma poter contare su una domanda interna programmabile riduce almeno una parte dell’incertezza.La crescita dell’attività offre un primo riferimento. Nel 2022 Orange Service aveva gestito 4.917 commesse, di cui 2.083 interne e 2.834 esterne. Nel 2025 il totale era salito a 14.727, quasi il triplo, con 6.987 lavorazioni per il gruppo e 7.740 per clienti terzi. Le previsioni per il 2026 indicano 14.000 commesse, dunque un volume leggermente inferiore al consuntivo precedente, ma con un peso crescente della componente interna: 8.000 interventi contro 6.000 esterni.

Il progetto si inserisce del resto in un percorso di diversificazione più ampio. Orange Service è stata fondata soltanto nel 2022; nel 2025 Brivio & Viganò ha acquisito GI.MA. Trans e, parallelamente, si è sviluppata l’attività di noleggio. Quest’ultima dispone oggi di 435 mezzi di proprietà, fra cui 200 van frigoriferi, oltre a trattori, motrici, rimorchi, autovetture e officine mobili. Di questi veicoli, 205 sono destinati a Brivio & Viganò, 60 a GI.MA. Trans e 170 a clienti esterni. Anche grazie a tutto questo il fatturato previsto per il 2027 parla di 500 milioni di euro, di 3.500 collaboratori, una copertura territoriale che oltre all’intera penisola italiana adesso copre anche la Spagna.
Ne emerge una struttura nella quale trasporto, noleggio e assistenza possono sostenersi reciprocamente. La domanda interna contribuisce a giustificare gli investimenti; quella esterna offre la possibilità di ampliare i volumi e distribuire i costi fissi su una produzione maggiore.

La rete Mercedes-Benz e il problema dei meccanici

C’è un altro aspetto che rende particolare il centro di Vignate. Orange Service è una società privata, nata nell’ambito di un gruppo che opera direttamente nella logistica, ma entra nella rete ufficiale Mercedes-Benz Trucks di Daimler Truck Italia.Una formula che combina l’autonomia imprenditoriale di chi investe con gli standard, gli strumenti diagnostici e il supporto tecnico e formativo del costruttore.
Maurizio Pompei, amministratore delegato di Daimler Truck Italia
, presente all’inaugurazione, sintetizza il significato dell’operazione con una distinzione netta: «Non è un centro di assistenza, è un centro di servizi». E sottolinea come la possibilità di concentrare nello stesso luogo prestazioni differenti rappresenti un vantaggio concreto per chi utilizza quotidianamente i veicoli.

Maurizio Pompei, amministratore delegato di Daimler Truck Italia

C’è poi la crescente complessità tecnica dei camion. L’evoluzione dei motori, dei sistemi elettronici e delle tecnologie per il contenimento delle emissioni richiede competenze sempre più specialistiche. Una manutenzione eseguita correttamente contribuisce non soltanto all’affidabilità del mezzo, ma anche alla sua durata e alla conservazione del valore nel tempo.In questo quadro, osserva Pompei, il rapporto con Orange Service è maturato progressivamente, passando dalla tradizionale relazione tra costruttore e cliente a una collaborazione più stretta. Da una parte Daimler Truck mette a disposizione conoscenze tecniche e formazione; dall’altra Orange Service porta l’esperienza di chi conosce direttamente le necessità operative delle flotte.

Ma proprio le competenze rischiano di rappresentare il principale collo di bottiglia.«È più facile trovare autisti che meccanici», osserva Alessandro Viganò. Un’affermazione che colpisce in un settore nel quale la carenza di conducenti è da anni una delle emergenze più discusse. E anche Pompei ribadisce come la difficoltà di reperire tecnici qualificati è ormai «alla pari, forse peggio» di quella che riguarda gli autisti.Il problema non si esaurisce nel reclutamento. Occorre formare le persone, aggiornarle, accompagnarle nell’evoluzione tecnologica dei veicoli. E, una volta costruite queste competenze, riuscire a trattenerle.Tornano allora alla mente gli spazi incontrati durante la visita: le aule di formazione, la mensa, la cucina, l’infermeria. Certamente non bastano a risolvere la carenza di personale, ma contribuiscono a definire un ambiente di lavoro più accogliente. Elemento tutt’altro che secondario quando la disponibilità di tecnici qualificati diventa un fattore competitivo.

Quando il cliente è anche un concorrente

Se la flotta interna costituisce il punto di forza del modello, il rapporto con il mercato esterno presenta una questione più delicata.Brivio & Viganò è un operatore del trasporto e della logistica. Alcune delle imprese che potrebbero rivolgersi a Orange Service per la manutenzione dei propri mezzi sono quindi concorrenti dirette del gruppo. Ed è legittimo chiedersi fino a che punto un trasportatore sia disposto ad affidare la propria flotta a una struttura riconducibile a un concorrente.Alessandro Viganò è consapevole delle possibili resistenze, ma ritiene che il servizio possa superarle: «Se un’impresa verifica concretamente di riuscire a ridurre i fermi e a contenere i relativi costi – sostiene convinto – la convenienza economica può prevalere sulle diffidenze». All’inaugurazione – non a caso – erano presenti numerosi operatori dell’autotrasporto, comprese grandi flotte lombarde e campane. Una partecipazione che non significa ancora acquisizione di nuovi clienti, ma testimonia interesse per il progetto.

E se poi verranno anche le azioni concrete, il vantaggio sarebbe esemplare: trasformare una necessità del gruppo in un servizio disponibile per altri operatori, recuperando produttività su entrambi i fronti. L’officina può utilizzare più intensamente il capitale investito; i trasportatori possono ridurre il tempo durante il quale i loro veicoli non lavorano.
È a questo punto che le auto in corsa lungo i corridoi tornano ad assumere un significato. In pista si cerca di guadagnare qualche decimo di secondo a ogni giro. Qui la sfida consiste nel recuperare ore, talvolta intere giornate, nel programma di un camion. Perché nell’autotrasporto il tempo non si guadagna soltanto andando più veloci. A volte si guadagna soprattutto riuscendo a fermarsi una volta sola. Nel momento e nel posto giusto.

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