HomeVeicoliTecnologiaLa localizzazione vista dagli autisti: quando la tecnologia genera fiducia

La localizzazione vista dagli autisti: quando la tecnologia genera fiducia

La localizzazione dei veicoli è uno strumento sempre più diffuso nell'autotrasporto, ma può essere ancora percepita dagli autisti come una forma di controllo. Golia360, attraverso le riflessioni del suo CEO Claudio Carrano e l'esperienza del camionista e youtuber Ale Lo Statale, invita a cambiare prospettiva: se utilizzata con trasparenza e finalità chiare, la geolocalizzazione può migliorare l'organizzazione del lavoro e rafforzare la sicurezza dei conducenti. Al centro, il rapporto tra tecnologia, tutela della riservatezza e fiducia

-

Nel mondo dei trasporti la tecnologia corre veloce. Molto più lentamente, invece, cambiano le percezioni. È il caso della localizzazione dei veicoli, uno strumento oggi molto diffuso nelle flotte aziendali e al centro di un dibattito che coinvolge i conducenti professionali. Da una parte le imprese, che la considerano una leva strategica per migliorare efficienza, sicurezza e qualità del servizio. Dall’altra gli autisti, che tendono ad associarla all’idea di un controllo costante sul proprio lavoro.

Claudio Carrano, Founder & CEO di Golia360

È proprio da questa consapevolezza che nasce l’impegno di Golia360, società IT specializzata in soluzioni per la localizzazione dei veicoli, il fleet management, la mobilità di merci e persone e la formazione professionale. L’azienda ha deciso di accendere i riflettori su chi quella tecnologia la vive ogni giorno: gli autisti. «Nel trasporto la localizzazione è spesso vissuta come uno strumento imposto dall’alto», osserva Claudio Carrano, Founder & CEO di Golia360. «Quando viene presentata come un modo per sapere dove si trova un veicolo o verificare cosa sta facendo un autista si genera sfiducia. Ma la differenza tra tutela e controllo non sta nello strumento, è nelle finalità per cui viene utilizzato e nel modo in cui viene comunicato».

Spesso, spiega Carrano, «si generano fraintendimenti sulle finalità della geolocalizzazione perché si presume che l’impresa persegua scopi in contrasto con la riservatezza e la libertà dell’autista o con lo Statuto dei lavoratori. Un pregiudizio di questo tipo dà per acquisito che la finalità sia il controllo della persona e si chiede all’azienda di dimostrare il contrario, mentre la realtà operativa del trasporto racconta altro. Così il confronto si sposta sul terreno del sospetto, anziché su quello costruttivo delle finalità concrete e verificabili».

Una riflessione che trova conferma nelle parole di Alessio Lombardo. Conosciuto dalla community degli autotrasportatori come Ale Lo Statale, guida camion da circa otto anni e sul suo canale YouTube racconta il mestiere a colleghi e aspiranti autisti (qui una nostra intervista di qualche anno fa). La sua prospettiva è quella di chi la strada la vive quotidianamente: «Dipende da come la localizzazione viene usata. Nella nostra azienda non ti chiamano per chiederti dove sei. Se lo strumento viene usato in modo distorto, la colpa non è sua ma di chi lo utilizza. Sapere che qualcuno sa sempre dove sono è una sicurezza in più».

Secondo Carrano «la localizzazione non nasce per controllare le persone, ma per gestire processi complessi. E in un settore come quello dell’autotrasporto avere una visione d’insieme significa poter intervenire rapidamente quando serve. In questo senso può contribuire a ottimizzare percorsi, pianificare attività e migliorare il servizio al cliente, ma non solo. Quando viene utilizzata correttamente non riduce l’autonomia dell’autista, ma la rafforza».

Alessio Lombardo

Nel trasporto moderno è la committenza a richiedere il tracciamento delle merci affidate. Un’azienda che non è in grado di dire dove si trova una spedizione, oggi, a determinati mercati non accede. Allo stesso tempo i rischi dell’attività su strada richiedono tutele per l’autista: il conducente non è l’oggetto del monitoraggio, ma uno dei soggetti che quel monitoraggio protegge. Un concetto che emerge anche dall’esperienza diretta di Ale Lo Statale. «Noi facciamo un tipo di trasporto in cui siamo monitorati 24 ore su 24», racconta. «La localizzazione ti dà una sicurezza in più, cambia proprio il modo di viaggiare». Ed è proprio questo il punto: la sicurezza è spesso invisibile e il suo valore sta anche nella serenità di chi sa che, se servisse, la rete c’è. «Chi guida un mezzo pesante trascorre gran parte della giornata da solo, tra imprevisti e decisioni da prendere in fretta: in questo contesto la localizzazione può offrire supporto quando serve. Ma perché venga vissuta così è necessario un elemento fondamentale: la trasparenza», prosegue Carrano.

«Qualunque azienda di trasporto oggi ha un sistema di localizzazione dei mezzi, e anche l’autista deve vederlo come un sistema di sicurezza per sé stesso», spiega Ale Lo Statale. «Però sarebbe bene informare sempre sul perché viene usato: lo renderebbe più accettato da tutti gli autisti, anche da chi non conosce nel dettaglio la normativa. La comunicazione interna è fondamentale». Il confine è chiaro: «Se faccio una deviazione, so io perché l’ho fatta. Magari ho allungato la strada per evitare una chiusura dell’autostrada, ma non mi deve essere contestata. È una questione di fiducia».

Un principio che vale anche sul piano normativo. Negli ultimi anni il tema della geolocalizzazione è stato disciplinato da regole sempre più precise, dal GDPR ai provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali, pensate per garantire il giusto equilibrio tra esigenze organizzative e tutela dei lavoratori. «Le norme chiedono alle aziende di essere chiare sulle finalità della localizzazione, sui dati raccolti e sulle modalità di utilizzo – sottolinea Carrano -. Una policy efficace non serve soltanto a rispettare la legge: serve soprattutto a costruire fiducia. Quando le regole sono trasparenti e condivise, la tecnologia smette di essere percepita come invasiva e diventa uno strumento di collaborazione».

Riservatezza e sicurezza, quindi, sono interessi destinati a convivere. Il punto non è scegliere fra tutela dei dati e operatività, ma definire con precisione finalità, dati trattati, tempi di conservazione e soggetti abilitati all’accesso, dichiarandoli apertamente a chi guida.

Secondo Carrano «treni, aerei e navi sono tracciati con continuità, con vantaggi evidenti in termini di sicurezza dell’esercizio, puntualità e informazione al cliente. È qui che il dibattito sulla localizzazione cambia prospettiva, in una fase in cui l’autotrasporto fatica ad attrarre nuovi conducenti». In gioco, quindi, non ci sono solo coordinate GPS o dati trasmessi in tempo reale, ma sicurezza, organizzazione, responsabilità e fiducia. Ed è questa la vera sfida su cui Golia360 è impegnata: «Contribuire a costruire una nuova cultura della localizzazione. Non un occhio puntato sull’autista, ma uno strumento capace di offrire quella visione d’insieme che rende il trasporto più efficiente, più sicuro e più umano», evidenzia Carrano.

-