A volte le buone cause possono provocare situazioni disastrose. È successo tra mercoledì sera e giovedì al terminal di Pra’ di Genova, dove i portuali hanno bloccato tutto il traffico merci, rifiutandosi di salire sui camion perché non adeguatamente disinfestati dalla possibile presenza del coronavirus.
La protesta ha fermato centinaia di camionisti che hanno trovato il semaforo rosso e non hanno perciò potuto caricare o scaricare i container. Gli autocarri si sono pian piano accumulati e fermati sul piazzale, arrivando fino a circa 500 veicoli che hanno occupato ogni spazio disponibile.
I portuali hanno infine deciso che avrebbero operato solo sui veicoli industriali che dovevano scaricare container pieni, senza però caricare quelli in banchina e destinati all’entroterra. Così, i camion che dovevano svolgere il doppio servizio (scaricare e ricaricare) sono rimasti nel piazzale, mentre altri sono arrivati senza poter entrare nel terminal.
Gli autotrasportatori alla fine sono rimasti ore nel piazzale del terminal senza acqua e cibo e con servizi insufficienti, anche se poi è arrivata la Protezione Civile che ha distribuito dei panini. Ma la cosa più grave è che in tutto questo tempo i conducenti sono rimasti perlopiù privi di dispositivi di protezione individuale. Paradossalmente quella che era una giusta protesta per assicurare condizioni di sicurezza al lavoro dei portuali si è trasformata in un enorme assembramento, privo di misure di protezione, che potrebbe aver fatto da moltiplicatore dei rischi di contagio.
A questa situazione di caos si sono poi aggiunti i ritardi dovuti alla sanificazione dei tir presso il terminal PSA, sempre di Pra’.
Amaro il commento dell’assessore ligure ai porti, Andrea Benvenuti: «È necessario rafforzare gli uffici di sanità marittima, preposti ai controlli fitosanitari, che non si trovano nelle condizioni di sostenere un carico di lavoro su merci e persone come quello di questi giorni. Viaggiare sull’interpretazione dei decreti emessi dal governo nuoce gravemente alla salute della catena logistico-portuale che ricordiamo essere la prima industria della nostra Regione, ma che oggi rischia davvero il collasso».


