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Denunciata un’azienda milanese di autotrasporto con l’accusa di ridurre in schiavitù i propri autisti

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La polizia stradale dopo alcuni controlli e alcune testimonianze di autisti hanno presentato denuncia per «riduzione in schiavitù». La Procura, almeno per ora, sta indagando per violenza privata. Ma qualunque sia il titolo del reato siamo di fronte a episodi veramente raccapricianti. Innanzi tutto per il luogo: l’interland milanese, per la precisione Arconate. Qui ha sede un’impresa di autotrasporto che ha alle proprio dipendenze più di una decina di autisti. Per «farli fruttare» al massimo l’imprenditore si inventava di tutto: innanzi tutto per tenerli alla guida anche 20 ore al giorno, dotava ognuno di doppia tessera tachigrafica. Inoltre, controllava le soste per il bagno, che non dovevano andare oltre i sei minuti e devono essere documentate attraverso apposita telefonata al figlio del titolare al quale fare ascoltare la «prova» dello sciacquone. Il pasto – neanche a dirlo – da relegare a un panino volante (o al volante), senza che fosse ammissibile la possibilità di consumare un pasto caldo.
Insomma, un sistema di regole così ferreo che alla fine uno degli autisti ha accusato un esaurimento nervoso.

Primo dettaglio non secondario: stiamo parlando di autisti italiani che, evidentemente, complice la paura di rimanere privi di un lavoro, accettavano di tutto e di più.

Secondo dettaglio: l’azienda continua ovviamente a lavorare e alcuni autisti che ha ancora alle dipendenze, interrogati dalla Procura, hanno ridimensionato la vicenda. Poveracci!

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti

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