Non capita spesso di vedere IRU e Transport & Environment dalla stessa parte della barricata. Il 3 settembre è successo: le due organizzazioni hanno scritto insieme a Ursula von der Leyen chiedendo alla presidente della Commissione un dialogo strategico sulla decarbonizzazione dei veicoli pesanti. Non è un dettaglio formale. Perché questa volta a mettere d’accordo chi rappresenta gli operatori e chi da anni spinge per una transizione più rapida non è soltanto la CO₂. È arrivato un terzo incomodo: il costo dell’energia e, soprattutto, la concorrenza industriale esterna.
IRU vede una transizione che rischia di essere troppo costosa e poco aderente alla realtà operativa delle imprese. T&E legge invece nella crisi del diesel un «campanello d’allarme»: dipendere dal petrolio importato espone l’Europa sia sul piano economico sia su quello della sicurezza energetica. La richiesta comune è quindi una regia che metta allo stesso tavolo trasportatori, costruttori, energia e infrastrutture, proprio mentre Bruxelles si prepara a rivedere AFIR e gli standard CO₂ dei veicoli pesanti.
Poi, il 10 settembre, T&E ha aggiunto un’altra tessera al mosaico. Secondo la sua nuova analisi, i costruttori cinesi e statunitensi potrebbero conquistare oltre un quarto del mercato europeo dei camion elettrici pesanti entro il 2030. Il motivo non sarebbe soltanto il prezzo d’acquisto: T&E calcola per un nuovo entrante un vantaggio di circa 12% sul costo totale di possesso rispetto a un equivalente europeo, pari a un risparmio potenziale di 43.000 euro in cinque anni. I nuovi modelli, sostiene l’organizzazione, sono ormai comparabili sui parametri fondamentali: autonomia, tempi di ricarica, carico utile ed efficienza.
È qui che la convergenza diventa interessante. Per IRU il problema è come rendere la transizione sostenibile per chi deve comprare e far lavorare il camion. Per T&E è come impedirle di essere troppo lenta. Ma adesso entrambe hanno un motivo per volerla governare meglio: il rischio è che, mentre l’Europa discute tempi e modalità, qualcun altro si prenda il mercato.
La crisi del diesel rende quindi più urgente l’elettrificazione dal lato dei costi e della sicurezza energetica. La concorrenza asiatica la rende più urgente dal lato industriale. E per i costruttori europei la partita si complica ulteriormente: secondo T&E, nel 2025 i camion a zero emissioni hanno già raggiunto il 5,6% delle vendite europee, il doppio rispetto all’anno precedente.
A questo punto l’interesse si allarga: se prima era decisivo comprendere quanto velocemente l’Europa riuscirà a decarbonizzare i camion, adesso è anche importante capire chi costruirà i camion con cui l’Europa deciderà di farlo. Ed è forse questo il motivo per cui, questa volta, IRU e T&E hanno trovato più facilmente una lingua comune.


