Mentre l’Antitrust indaga sul comparto agroalimentare, Assotir lancia un atto d’accusa durissimo: la Grande Distribuzione impone prezzi fuori mercato, ignorando i costi minimi del Ministero e sfruttando una posizione dominante.
Di fronte allo strapotere della GDO, il settore dell’autotrasporto non può più restare in silenzio. In un contesto dove i prezzi al consumo dei prodotti alimentari sono volati alle stelle (+24% tra il 2021 e il 2025), chi garantisce la movimentazione di quelle merci è costretto a operare in condizioni di soffocamento economico. La denuncia arriva da Assotir, che ha depositato un documento formale nell’ambito dell’indagine conoscitiva avviata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust). Le cifre fornite dall’associazione delineano un quadro allarmante: le tariffe imposte dai colossi della distribuzione sono inferiori anche del 40% rispetto ai valori minimi di riferimento pubblicati trimestralmente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT).
Un mercato distorto: costi invisibili e ricavi azzerati
Secondo Claudio Donati, Segretario Generale di Assotir, ci troviamo di fronte a un paradosso insostenibile. Sebbene l’autotrasporto pesi mediamente solo tra il 2% e il 4% sul prezzo finale di un prodotto al supermercato, questo costo viene sistematicamente “nascosto” o inglobato in generiche voci di bilancio come “costi logistici”, diventando la variabile su cui scaricare i tagli per massimizzare i profitti della distribuzione.
«La GDO gode di una posizione dominante e a farne le spese sono i trasportatori e i produttori agricoli», ha dichiarato in maniera esplicita Donati. I numeri non mentono: a fronte di un’inflazione galoppante, tra il 2021 e il 2025 gli adeguamenti tariffari concessi dai committenti della GDO sono stati quasi inesistenti (massimo 4% in casi isolati), creando un differenziale che oggi tocca i 20 punti percentuali.
La sicurezza non è una variabile economica
La questione non è puramente finanziaria, ma riguarda la legalità e la sicurezza stradale. Lavorare al 40% in meno rispetto ai costi di esercizio significa, inevitabilmente, mettere a rischio la manutenzione dei mezzi, i tempi di riposo degli autisti e il rispetto delle norme sociali. Assotir punta il dito contro l’indifferenza delle istituzioni e la “reticenza” della politica, accusata di non voler disturbare i grandi interessi economici della GDO.
È ora che l’Antitrust faccia luce su questa “filiera opaca” dove la competitività del prezzo finale sembra reggersi su enormi aree di sfruttamento e sulla violazione quotidiana dei parametri minimi di sicurezza.
Cosa sono i Costi di Riferimento del Ministero?
È bene ricordare che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti pubblica periodicamente le tabelle dei costi di riferimento per l’esercizio dell’attività di autotrasporto. Questi valori non sono semplici suggerimenti, ma rappresentano la soglia minima di dignità e sicurezza sotto la quale un’impresa non può operare senza violare le normative o compromettere la sicurezza pubblica.
Come evidenziato anche da analisi di settore, questi indici tengono conto di:
- Costi del veicolo (acquisto, manutenzione, revisioni);
- Costi del personale (salari, contributi, trasferte);
- Costi del carburante e dei pedaggi;
- Costi generali di gestione.
Operare con un ribasso del 40% rispetto a questi valori, per le aziende di autotrasporto equivale, di fatto, lavorare in perdita o essere costretti a eludere le norme fondamentali del settore.


