Un regime di aiuti di Stato per finanziare le aree di sosta sicure per i mezzi pesanti, in particolare in zone con un gap maggiore tra domanda e offerta. È questa l’intenzione che Enrico Finocchi, presidente dell’Albo degli autotrasportatori, ha esplicitato all’indomani del flop dell’ultimo bando ministeriale per il finanziamento di aree di sosta sicure.
«A settembre – assicura il numero uno del Comitato centrale – avvieremo la procedura con l’Europa per chiedere di finanziare queste infrastrutture ripercorrendo il processo che l’Italia ha condotto per ferrobonus e marebonus». I due contributi a sostegno dell’intermodalità ferroviaria e marittima sono stati autorizzati dalla Commissione UE come finanziamenti a fondo perduto a favore del riequilibrio modale aggirando il divieto di aiuti di Stato imposto dall’Europa, giustificato da determinata finalità, come la tutela ambientale o lo sviluppo di aree svantaggiate. Potrebbe essere quindi questo l’argomento che il ministero dei Trasporti potrebbe sostenere nella notifica a Bruxelles annunciata per l’autunno. Tenendo anche conto che il bisogno di aree di sosta sicure poggia su una normativa europea che impone tempi di guida e di riposo, fermando i camion in luoghi adeguati al parcheggio, ma pure alle esigenze degli autisti.

Così Finocchi intende finalizzare la richiesta dell’Italia – con ogni probabilità la prima su questo tema – proprio a migliorare la situazione in zone con minore offerta, ma con traffico merci intenso, come il Sud o la dorsale adriatica. Aree in cui l’iniziativa imprenditoriale scarseggia perché il business stenta a dare profitti, ma che, se fosse sostenuta da aiuti pubblici, potrebbe destare l’interesse di investitori. Sì, perché finora le iniziative pubbliche di cofinanziamento hanno lasciato le cose quasi invariate.
Dal 2010 gli sforzi dell’Albo hanno portato alla realizzazione di 1.357 nuovi parcheggi. Una goccia nel mare. Così come una goccia è apparsa l’ultimo bando dell’Albo degli autotrasportatori, pubblicato lo scorso anno con dote finanziaria di oltre 12 milioni di euro, divisi in due linee di finanziamento: Med e Core. La prima, a cui era desti nato il 70% delle risorse, rivolta alle zone con gap maggiore tra domanda e offerta e la seconda rivolta ad aree con offerta presente, ma da potenziare. Dopo mesi di attesa, l’11 giugno scorso è stato pubblicato l’esito delle istruttorie: in tutto sono arrivate 7 domande, ma solo 4 sono state accettate, per di più con finanziamenti fortemente ridimensionati perché circoscritti solo al sostegno della realizzazione di stalli e non di facilities.
Ma la cosa più eclatante è stata quella di non aver ricevuto neanche un’offerta per l’area Med: tutte le iniziative sono al Nord, tanto che la più meridionale è a Parma. A conti fatti, di oltre 12 milioni, ne verranno spesi 1,5, pari al 12,5% della dotazione iniziale. E con il resto? «I fondi saranno disposti – risponde Finocchi – sul fondo per la sicurezza della circolazione e possono essere usati per diversi scopi, tra cui gli indennizzi per i pedaggi dell’autotrasporto». Ma rimane il problema dello scarso appeal delle aree di sosta come business, anche quando è sostenuto dallo Stato; chissà se gli aiuti faranno il miracolo…
CHI PRENDERÀ I CONTRIBUTI DELL’ALBO
Chi sono i quattro «capitani coraggiosi» che si sono aggiudicati il cofinanziamento dell’Albo per realizzare delle aree di sosta sicure? La dote più importante, quasi un milione di euro, va all’interporto di Parma per sostenere un’infrastruttura con rating bronzo che è anche quella più a Sud delle quattro. Segue, in termini di dotazione finanziata, l’impresa di Airpullman Spa nel comune di Origgio (Varese), unica con rating oro. Il Gruppo, impegnato in trasporti in pullman, tra cui il collegamento con l’aeroporto di Malpensa, aveva chiesto un milione di euro, ma la Commissione esaminatrice ha tagliato il contributo. Seguono due finanziamenti da poco più di 80mila euro, uno per Autochim, azienda di trasporti di merci pericolose con sede a Tortona (Alessandria) dove intende realizzare un’area (bronzo) e l’altro per Astra Servizi, ora Ineo, realtà storica con sede a Cuneo, dove sta costruendo un impianto da 20 stalli (bronzo).
«Contiamo di finire entro primavera 2026 – ha detto il direttore Guido Rossi a Uomini e Trasporti – mettendo anche qualche servizio aggiunti vo come autolavaggio, distributore di Hvo, servizi, docce e supermercato». Come rientrare dell’investi mento? «Per noi non è un business, seguiamo la nostra vocazione sociale – risponde Rossi – Comunque ci vogliono 5/6 anni per cominciare a realizzare utili». Sono rimasti a bocca asciutta tre progetti, tutti di categoria bronzo, uno in provincia di Torino, a Venaria, promosso da Immogen Srl, un altro nel comune di Faenza (Ravenna) disposto da Level 11 Srl e l’ultimo a San Bonifacio (Vr) presentato da Hotel Group Srl.
Questo articolo fa parte del numero di luglio/agosto 2025 di Uomini e Trasporti: un numero che contiene un’ampia inchiesta sulle aree di sosta per camion.
Sfoglia il numero di luglio/agosto
Abbonati alla rivista: https://www.uominietrasporti.it/abbonamento/


