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La manovra cancella il SISTRI

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Il Sistri è morto. Dopo due e più anni di polemiche, di test, di rinvii e pure di versamenti anticipati da parte delle imprese di autotrasporto, sul sistema di tracciabilità dei rifiuti che avrebbe dovuto combattere il traffico illegale del settore, è calato il sipario. A questo scopo sono bastate poche parole, contenute nei commi 2 e 3 dell’art. 6 della manovra bis varata dal governo lo scorso 12 agosto, quele sufficienti a cancellare le basi normative del Sistri contenute nel comma 2, lettera a) dell’art. 188-bis, nell’art. 188-ter del DL 3 aprile 2006, n. 152 in seguito più volte modificato e nelol’art. 260-bis sempre dello stesso decreto.
A questo punto lo scenario che si prospetta è duplice. Il primo è quello già vigore per almeno i 60 giorni di validità del decreto contenente la manovra un ritorno del vecchio procedimento, basato sui registri di carico e scarico dei rifiuti e sul MUD, il modello unificato di dichiarazione. Se poi il decreto otterrà la conversione da parte del Parlamento (la votazione dovrebbe avvenire nella prima settimana di settembre) allora questo “ritorno al passato” diventerebbe definitivo.
In caso contrario ci sarebbe il secondo scenario – decisamente più contorto, ma anche meno probabile – con la resurrezione del Sistri.
In ogni caso ci sono diversi a spingere perché questo secondo scenario possa concretizzarsi. E tra questi compare il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che sul Sistri aveva – come si dice in gergo – “speso la faccia”, e diverse associazioni ambientaliste.
Ma la posizione del ministro appare minoritaria. Al punto che tra le file dello stesso governo c’è chi, come il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, ha parlato della fine del Sistri come di “una forte semplificazione della vita dell’impresa”, facendo riferimento in particolare a quelle aziende, spesso piccole, obbligate con il sistema di tracciabilità a farsi carico di una procedura burocratica spesso complessa.
Rimane un’ultima domanda: che ne sarà dei soldi già versati dalle imprese di autotrasporto come contributo al funzionamento del sistema per il 2010 e per il 2011?

Redazione
Redazione
La redazione di Uomini e Trasporti

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