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Lavoro nero ed evasione fiscale tra i fornitori della SDA Express

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37 lavoratori in nero e molti altri che percepivano i 2/3 della retribuzione sotto forma di trasferte o di diarie, vale a dire come voci non tassabili. È quanto avveniva in una serie di cooperative e di società che lavorano per conto della SDA Express Courier, società controllata da Poste Italiane, che ieri hanno ricevuto la visita dei carabinieri, motivata dalla denuncia proprio di alcuni lavoratori che lamentavano lo scarso livello delle retribuzioni. Certo, non si tratta di lavoratori diretti della SDA, ma sono di fatto coloro che svolgono il lavoro per cui la stessa SDA esiste. Lavoro tenuto in nero (37 appunto su 252 lavoratori), spesso concepito per evadere sia le contribuzioni previdenziali sia l’Irpef e comunque pagato male. Anche perché – da quanto sottolinea Radio 24 nella rubrica del GR titolata “Paese Sommerso” – “la SDA Express pagava 130 euro per corriere quando per legge non si dovrebbe scendere sotto i 200“.
Numeri che hanno suscitato a Paolo Uggè, presidente di FAI Conftrasporto, un interrogativo illuminante: «Cosa devono rappresentare le associazioni del trasporto al mondo politico e ai componenti delle Autorità per dimostrare che i costi incomprimibili della sicurezza, voluti dal Parlamento, sono il vero elemento deterrente che potrà porre fine, o almeno ridurre, gli episodi di sfruttamento che in modo evidente vanno anche a toccare il problema della concorrenza sleale?». 
Peraltro la SDA era già stata, in autunno, al centro di un’interrogazione parlamentare per sospette operazioni di dumping e per una politica molto aggressiva sul prezzo del servizio, che evidentemente non aveva portato grandi risultati se poi lo Stato – ed era questa la ragione dell’interrogazione – aveva dovuto ripianare i debiti.
Da quanto anticipa Radio 24, da lunedì la SDA Express dovrebbe rilevare alcuni rami d’azienda italiani dell’americana UPS, leader nel settore a livello internazionale, società che invece pretende nei rapporti che instaura con i propri fornitori l’emissione del DURC, la visione di regolari contratti di assunzione dei lavoratori e livelli di qualità non soltanto nei processi interni ma anche a valle della catena di fornitura. Tutti standard che adesso rischiano di scomparire.  

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti

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