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Autotrasporto, ultimatum Unatras al governo: «Senza un incontro urgente, pronti al fermo nazionale»

Il coordinamento annuncia iniziative in tutta Italia e chiede la riapertura immediata del confronto. Il fermo non è ancora proclamato: in assenza di risposte, la decisione passerà agli organismi deliberanti.

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Unatras è pronta ad arrivare al fermo nazionale dell’autotrasporto se il governo non convocherà con urgenza le rappresentanze del settore. L’annuncio arriva dalla Presidenza del coordinamento delle associazioni dell’autotrasporto merci, che in una nota del 15 ottobre denuncia il deterioramento delle condizioni delle imprese e l’interruzione del confronto con l’esecutivo.

Il passaggio è preciso: il fermo non è ancora stato proclamato. Unatras annuncia l’organizzazione di iniziative e manifestazioni sul territorio nazionale. Se non arriverà una convocazione, riunirà i propri organismi deliberanti per assumere le decisioni conseguenti, «compresa la proclamazione del fermo nazionale dei servizi».

A rendere più urgente la richiesta sono anche le tensioni in Puglia, dove il coordinamento segnala blocchi autonomi e rischi per la sicurezza e l’incolumità dei lavoratori. La nota richiama inoltre iniziative di blocco programmate da comitati e gruppi autonomi in Calabria e Sicilia nei prossimi giorni. Mobilitazioni distinte da quelle annunciate da Unatras, che le considera l’espressione di un disagio ormai non più sostenibile.

Al centro della protesta ci sono l’impennata dei costi di gestione, a partire dal gasolio, e la mancanza di tutele effettive sul mercato. Ma l’accusa più diretta riguarda il mancato dialogo: secondo Unatras, dopo l’incontro del 22 maggio a Palazzo Chigi non è stato riattivato il confronto necessario per verificare l’attuazione dei provvedimenti adottati e discutere nuove misure di sostegno.

Una situazione che, per il coordinamento, rischia di compromettere la continuità dei servizi e di estendere la crisi all’intero sistema economico. La Presidenza avverte che non assisterà «inerme al fallimento delle proprie aziende» e attribuisce al governo la responsabilità di evitare un’ulteriore escalation.

La richiesta immediata è dunque una convocazione. In sua assenza, il conflitto potrebbe passare dalle proteste territoriali a una mobilitazione nazionale organizzata dalle associazioni.

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