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Caro gasolio, Fiap: «Attesa troppo lunga per il credito d’imposta. Il Governo batta un colpo»

Il prezzo dei carburanti in salita libera non lascia fiato alle aziende dell’autotrasporto che faticano a far riconoscere il ritocco del 15% delle tariffe. Fiap chiede un intervento rapido al Governo sul credito d’imposta per il quale manca il decreto attuativo, ma anche un segnale deciso alla committenza. “Senza di questo – avverte – il contenzioso peserà sulle filiere e senza riconoscimenti il settore si ferma”

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La pazienza comincia a scarseggiare, anche quando l’associazione in questione è la Fiap tra quelle che hanno tenuto sempre aperto il dialogo con il Governo, ma il prezzo del gasolio in salita libera con rialzi del 30% acuisce le tenzioni all’interno del settore. Le tariffe crescerebbero del 15%, ma il condizionale è d’obbligo perché le aziende dell’autotrasporto faticano a far accettare gli aumenti alla committenza, incidendo sempre più sui margini economici e la sostenibilità aziendale. “Riconoscete gli aumenti – chiede l’associazione guidata da Alessandro Peron in una nota – oppure il settore si ferma” e aggiunge “Trasportare merci in Italia costa il 15% in più. Il gasolio è aumentato oltre il 30% in un mese e i costi generali crescono: chi nega questa realtà sceglie consapevolmente di mettere a rischio le imprese dell’autotrasporto. FIAP ha scelto il dialogo e continua a sceglierlo. Ma se la committenza non riconosce gli aumenti dovuti e il governo non rende operative le misure annunciate, il settore si fermerà. Mezzi fermi, cassa integrazione straordinaria attivata: migliaia di lavoratori a casa. Quando il trasporto e la logistica non si muovono, è l’intera economia a scoprire il suo vero ruolo ed il suo valore.” 

Contenziosi a catena ed effetti devastanti sulle filiere

Una parte della committenza sta aggravando una crisi già strutturale. Le imprese di trasporto affrontano tensioni geopolitiche che si scaricano ogni giorno sui costi del carburante e un aumento generalizzato dei costi di esercizio, la cui maggioranza delle componenti non è negoziabile. In questo contesto, rifiutare di riconoscere gli aumenti tariffari — aggrappandosi al confronto distorto del prezzo alla pompa o scaricando sui vettori l’attesa di ristori governativi ancora non operativi — è una posizione priva di una base logica e sempre più pericolosa. Il trasporto non è una voce da comprimere, continuamente: è un servizio essenziale. Chi continua a trattarlo diversamente innesca contenziosi a catena con effetti devastanti su tutta la filiera.

Il decreto sul credito d’imposta in ritardo

Mentre alcune organizzazioni annunciano “scioperi”, Fiap – si legge nella nota –  mantiene aperto il confronto istituzionale perché è la strada più efficace e perché la responsabilità verso il settore si esprime ai tavoli, con un dialogo giusto. Quel confronto però ha un limite oggettivo, determinato da chi non fa la propria parte. A oltre venti giorni dall’annuncio dei ristori, il decreto attuativo non è ancora stato emanato: le imprese non sanno come accedere ai fondi né quando. I 100 milioni stanziati sono già insufficienti rispetto all’entità del danno, e per le imprese di maggiori dimensioni il coinvolgimento della normativa europea sugli aiuti di Stato rischia di allungare ulteriormente i tempi, lasciando le aziende ad anticipare costi insostenibili senza certezza di recupero. Restano senza risposta richieste a basso impatto sulla finanza pubblica: l’immediato utilizzo del credito derivante dal recupero delle accise, la sospensione e il differimento dei versamenti contributivi e fiscali per garantire liquidità immediata alle imprese, e una nota ministeriale che chiarisca in modo inequivocabile l’applicabilità della clausola di adeguamento carburante anche in contesti emergenziali come quello attuale. “Fiap auspica che il governo raccolga queste sollecitazioni con la stessa urgenza con cui le imprese le vivono ogni giorno. Il settore non chiede assistenza: chiede ascolto e risposte operative. Il tempo stringe”.

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