Il settore dell’autotrasporto alza il livello dello scontro con il Governo sul tema del caro gasolio. Dopo le ultime decisioni sull’accisa, la FAI Federazione Autotrasportatori Italiani in una nota stampa ha avvertito che, in assenza di interventi rapidi, una parte delle imprese potrebbe fermare l’attività, con ripercussioni sull’intera filiera produttiva. «L’attesa nella categoria è fortissima. Se prevarranno le tesi burocratiche, le conseguenze ricadranno direttamente sul sistema produttivo. Non esiste alternativa: le imprese non reggeranno», dichiara il presidente Paolo Uggè.
Il punto più critico riguarda l’ipotesi di un incremento fino a 20 centesimi al litro, che colpirebbe soprattutto le aziende che negli ultimi anni hanno investito in mezzi più moderni e sostenibili. «Per l’autotrasporto verrebbe di fatto annullato il meccanismo introdotto nel 2004 in applicazione della direttiva europea, che consente l’allineamento del costo del gasolio al prezzo medio europeo attraverso la compensazione dell’accisa di 27 centesimi al litro», spiega Uggè. Un sistema che oggi consente alle imprese, rifornendosi prevalentemente in extra rete, di mantenere costi competitivi rispetto al resto d’Europa.
Da qui la proposta avanzata dalla categoria: mantenere l’attuale meccanismo di compensazione per chi opera fuori rete, mentre per i rifornimenti in rete applicare uno sconto generalizzato, limitando la compensazione a 7 centesimi. Una soluzione che, secondo la FAI, non comporterebbe maggiori oneri per le casse pubbliche. Secondo Uggè, «una misura non mirata penalizzerebbe proprio le imprese più virtuose, quelle che hanno investito in sicurezza e tutela ambientale, perché solo i mezzi Euro 5 ed Euro 6 possono usufruire delle forme compensative oggi previste».

Accanto al tema del costo del carburante, il comparto pone anche una questione di liquidità, chiedendo la possibilità di dilazionare i versamenti contributivi per alleggerire la pressione finanziaria nel breve periodo.
Il messaggio al Governo resta netto: «Senza correttivi mirati e immediati, il confronto rischia di trasformarsi in uno scontro aperto con conseguenze dirette sulla continuità dei servizi di trasporto merci».


