Il sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS) torna al centro del dibattito politico ed economico. Dopo mesi di critiche da parte del mondo produttivo, il governo italiano ha annunciato l’intenzione di chiedere alla Commissione europea una pausa nell’applicazione del meccanismo, in attesa di una revisione strutturale.
A rendere nota la posizione italiana è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo a Bruxelles durante la riunione del gruppo dei «Friends of Industry», che riunisce diversi Paesi membri sensibili al tema della competitività industriale.
Secondo il ministro, l’attuale configurazione dell’ETS rappresenta un costo aggiuntivo per le aziende europee, con effetti diretti sui margini e sulla capacità di competere sui mercati internazionali. Da qui la richiesta di sospendere temporaneamente il sistema fino a una revisione che intervenga sui parametri di calcolo delle emissioni, sui criteri di assegnazione delle quote e sul calendario di riduzione delle quote gratuite.
Cosa chiedono gli Stati membri
L’Italia non è sola. In una dichiarazione congiunta, i ministri dell’Industria di undici Paesi — tra cui Francia, Germania, Spagna e Polonia — hanno espresso l’esigenza che la prossima revisione dell’ETS garantisca maggiore stabilità e prevedibilità al mercato.
La riforma, attesa per luglio, dovrà secondo i firmatari assicurare:
- un segnale di prezzo efficace ma non destabilizzante;
- minore volatilità delle quote;
- adeguata liquidità del mercato;
- un approccio pragmatico nella gestione delle assegnazioni gratuite.
Il timore condiviso è che l’ulteriore riduzione del tetto complessivo alle emissioni possa determinare un aumento eccessivo dei prezzi delle quote, con ripercussioni sui costi industriali e sul rischio di “carbon leakage”, ossia la delocalizzazione delle produzioni verso Paesi con regole ambientali meno stringenti.
Il nodo CBAM ed export
Nel confronto europeo è emersa anche la necessità di coordinare meglio l’ETS con il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM). Secondo la posizione italiana, la tutela delle imprese esportatrici non è ancora sufficientemente definita e occorre introdurre strumenti stabili di compensazione per evitare penalizzazioni sui mercati extra UE.
Il tema sarà ribadito anche nell’ambito dell’Alleanza ministeriale per le industrie ad alta intensità energetica, con particolare attenzione al settore chimico, comparto strategico ma fortemente esposto al peso dei costi energetici e ambientali.
Le posizioni di Parigi e Berlino
La Francia, per voce del ministro dell’Industria Sébastien Martin, ha invitato a un approccio prudente: l’ETS necessita di correttivi e di un migliore coordinamento con il CBAM, ma Parigi non sostiene l’ipotesi di un azzeramento del sistema.
Anche la Germania si è espressa a favore di una riforma rapida. La ministra dell’Economia e dell’Energia Katherina Reiche ha ribadito che il principio di attribuire un prezzo alla CO₂ e di ridurre progressivamente il tetto alle emissioni resta valido. Tuttavia, ha riconosciuto la necessità di proteggere i settori energivori, anche attraverso il mantenimento o l’adattamento delle quote gratuite.
Impatto sull’autotrasporto
Per gli operatori del trasporto, il tema non è astratto. L’estensione dei meccanismi di carbon pricing ai carburanti voluto dall’ETS2 comporterebbe un incremento significativo dei costi operativi. Le stime di Federtrasporti parlano di un aggravio che può arrivare fino a 6.000 euro annui per singolo camion, con effetti diretti sui bilanci delle imprese.
In un settore già sotto pressione per l’aumento dei carburanti, dei pedaggi e dei costi del lavoro, l’eventuale irrigidimento del sistema ETS rischia di comprimere ulteriormente i margini, soprattutto per le aziende che operano su tratte internazionali o in filiere ad alta intensità energetica, come la chimica.
Un passaggio decisivo per la competitività
Il confronto che si apre a Bruxelles non mette in discussione gli obiettivi ambientali europei, ma punta a ridefinire strumenti e tempi per evitare che la transizione ecologica si traduca in uno svantaggio competitivo per l’industria e la logistica europea.
Per il mondo dell’autotrasporto, la revisione dell’ETS rappresenta un passaggio cruciale: dalle decisioni che verranno assunte nei prossimi mesi dipenderanno costi, pianificazione degli investimenti e sostenibilità economica delle imprese nel medio periodo.


