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Green pass per autisti stranieri in Italia: i punti che restano da chiarire

Il certificato sarà obbligatorio dal 15 ottobre per tutti i lavoratori del trasporto e della logistica, compresi gli autisti di veicoli industriali. Ma come funziona con gli autisti esteri che viaggiano in Italia? Cosa accade ai lavoratori delle imprese straniere che fanno trasporti internazionali e cabotaggio in Italia e per i quali nel Paese di residenza non esisterebbe obbligo di greenpass? I dubbi sollevati da Conftrasporto-Confcommercio

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A partire dal 15 ottobre il Green pass sarà obbligatorio per poter accedere ai luoghi di lavoro. La misura, come annunciato dal governo lo scorso 16 settembre con il Decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri, riguarderà circa 23 milioni di lavoratori, tra uffici pubblici e privati.

Una misura sicuramente dirompente che fa capire in modo netto la posizione del Governo sul rendere gli ambienti di lavoro il più possibile Covid-free, a tutela della salute della collettività dei lavoratori.

Nel Decreto sono inclusi anche tutti i lavoratori del trasporto e della logistica, compresi gli autisti di veicoli industriali. Per questi ultimi emergono però alcuni dubbi sull’applicazione agli autisti stranieri che operano temporaneamente in Italia.

Cosa prevede il Governo, ad esempio, per gli autisti esteri che lavorano in somministrazione per le imprese italiane? E cosa accade ai lavoratori delle imprese straniere che fanno trasporti internazionali e cabotaggio in Italia e per i quali nel Paese di residenza non esisterebbe obbligo di greenpass?

A sollevare questi dubbi è Conftrasporto-Confcommercio, che in una nota rivolta al ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini ha chiesto alcuni chiarimenti, in particolare sulla questione di chi fa trasporti internazionali e cabotaggio. In questo caso, sottolinea l’Associazione, «si profilerebbe anche un’ipotesi di concorrenza sleale delle imprese straniere nei confronti di quelle italiane, proprio perché l’autista è un fattore di produzione indispensabile all’attività delle imprese di autotrasporto, in particolare in un periodo in cui c’è una carenza di autisti in tutta Europa».

«È necessario un chiarimento – precisa il presidente di Conftrasporto Paolo Uggè – Sono tante infatti le richieste che ci stanno pervenendo dagli associati su questo tema, segnalando situazioni di dubbio e difficoltà nei comportamenti da adottare in assenza di indicazioni al riguardo. A questo punto si pone anche una questione di coordinamento a livello europeo».

L’associazione auspica che le questioni aperte e i dubbi posti dai rappresentanti della categoria dei trasportatori possano essere sciolti già oggi durante l’incontro, atteso in giornata con il ministro Giovannini, sul Decreto Infrastrutture.

Redazione
La redazione di Uomini e Trasporti

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