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“Oltre il paradosso della logistica italiana: Amazon non è l’unico problema, più grave l’assenza di politica industriale, pluralità e concorrenza equa”

Alessandro Peron, segretario generale di Fiap, entra nel dibattito aperto da Massimo Marciani, presidente del Freight Leaders Council, rispetto alla multa da 1,1 miliardi dell’Antitrust nei confronti di Amazon, arrivata nei giorni scorsi al Consiglio di Stato. Marciani sostiene che i grandi operatori colmano i vuoti lasciati da un mercato debole, come nella logistica in Italia. Ma Peron avverte: “L’efficienza da sola non basta, serve una politica industriale e regolatoria chiara, nazionale ed europea, capace di tutelare la pluralità dei modelli e garantire condizioni di concorrenza eque”

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L’analisi di Massimo Marciani sul paradosso della logistica italiana coglie un elemento reale e spesso sottovalutato: i grandi operatori globali crescono dove il mercato non è stato costruito, governato o accompagnato da una visione industriale coerente. Su questo punto non posso che concordare.

La logistica vista solo come un costo

Per anni la logistica è stata trattata come un costo da comprimere e non come un’infrastruttura strategica del Paese. In assenza di investimenti, regole stabili e politiche industriali, è inevitabile che soggetti in grado di integrare servizi, capitale e tecnologia occupino spazi lasciati scoperti. Il problema, però, non si ferma alla constatazione delle cause.

Il problema dell’equilibrio del mercato

Quando un singolo operatore concentra in sé più funzioni – piattaforma, operatore logistico, e anche intermediario commerciale e soggetto che acquista e rivende merci – il tema non è più solo l’efficienza del servizio, ma l’equilibrio del mercato. La presenza di operatori predominanti, indipendentemente dalla loro nazionalità e dal tipo di servizio di trasporto (gomma, ferro, nave), può ridurre la libera concorrenza e generare asimmetrie di potere contrattuale, con il rischio di imposizioni unilaterali e distorsioni di filiera.

Nel caso di Amazon, inoltre, il tema non è esclusivamente logistico. Siamo di fronte a un operatore che oggi compra, rivende, definisce standard e condizioni di accesso al mercato, incidendo anche sui piccoli e medi produttori, spesso costretti a entrare in canali dominanti a condizioni non negoziabili, con una progressiva perdita di autonomia e marginalità.

La concentrazione non è mai neutra

Questo non significa demonizzare un singolo attore, né ignorare le responsabilità storiche del sistema. Significa però riconoscere che la concentrazione non è neutra e che l’efficienza, da sola, non può essere l’unico criterio di valutazioneSenza pluralità di operatori e senza equilibrio contrattuale, il rischio è un mercato più fragile, non più competitivo.

La risposta non può essere né l’assenza di regole né una logica esclusivamente sanzionatoria. Serve una politica industriale e regolatoria chiara, nazionale ed europea, capace di tutelare la pluralità dei modelli e garantire condizioni di concorrenza eque. Solo così la logistica può tornare a essere una leva di competitività del sistema Paese e non un punto di accumulazione di potere economico.

Il confronto aperto da Marciani è utile e necessario. Condivido le premesse, ritengo però indispensabile ribadire che senza equilibrio e senza pluralità non esiste un mercato davvero moderno e sostenibile. E siamo sicuri che in Italia il problema sia solo Amazon?

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