L’uva non può aspettare i tempi della politica. E così, mentre il fermo degli autotrasportatori siciliani continua, si apre uno spiraglio per salvare le esportazioni ortofrutticole dell’Isola. Da lunedì 19 ottobre potrebbero ripartire i primi camion carichi di uva Italia, grazie a una mediazione avviata dal vicepresidente della Regione Siciliana e assessore all’Agricoltura, Luca Sammartino, con il Comitato Trasportatori Siciliani (CTS).
A comunicarlo è Salvatore Bella, coordinatore del Comitato, che conferma la disponibilità a sensibilizzare le imprese impegnate nel trasporto ortofrutticolo per consentire la ripresa delle spedizioni. Una deroga di fatto alla mobilitazione generale, motivata dall’urgenza di evitare che tonnellate di prodotto già raccolto rimangano invendute o finiscano al macero.
La soluzione individuata prevede, almeno in questa prima fase, il trasporto esclusivamente su strada, con attraversamento dello Stretto di Messina. Resterebbero invece ferme le attività legate all’intermodalità marittima, per le quali il CTS attende la formalizzazione degli impegni da parte del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
La distinzione non è secondaria. Da una parte c’è una filiera agricola che lavora con prodotti deperibili e non può permettersi interruzioni prolungate; dall’altra ci sono imprese di autotrasporto che denunciano l’insostenibilità dei costi operativi e il ritardo nell’erogazione degli incentivi. Due esigenze che la protesta ha finito per mettere in rotta di collisione.
Il 20 ottobre il confronto con Salvini. Ma il CTS vuole una firma
La mediazione di Sammartino si inserisce nel percorso che ha portato alla convocazione di un incontro con il ministro Matteo Salvini, previsto per martedì 20 ottobre a Milano. Sul tavolo il CTS presenterà una piattaforma di richieste economiche e istituzionali.
Tra le priorità figurano lo sblocco di circa 104 milioni di euro che il Comitato indica come arretrati del Sea Modal Shift, l’incentivo per il trasporto combinato strada-mare e la richiesta di ulteriori 70 milioni per rafforzare la misura.
Sul fronte del gasolio, il CTS chiede che siano resi immediatamente utilizzabili 430 milioni di euro di crediti d’imposta, relativi alle domande già presentate, e lo stanziamento di altri 400 milioni per estendere le compensazioni ai mesi attualmente non coperti, almeno fino a dicembre.
Si aggiungono la richiesta di contributi per ridurre di almeno il 30% il costo dell’attraversamento dello Stretto di Messina, l’istituzione di un tavolo permanente sull’insularità e il riconoscimento di una rappresentanza stabile del CTS negli organismi istituzionali dedicati ai trasporti, compresa la nuova Consulta.
Secondo Bella, il ministro avrebbe già manifestato informalmente la disponibilità ad accogliere le principali richieste. Ma per il Comitato le rassicurazioni non sono sufficienti. «Un semplice comunicato o una dichiarazione d’intenti non possono bastare», ribadisce il CTS. Gli impegni devono essere tradotti in atti ufficiali e accompagnati dalla firma del ministro. La conseguenza è un ultimatum preciso: senza la sottoscrizione del protocollo, la protesta proseguirà, con la possibilità di estendere il fermo fino al 27 ottobre.
Si delinea così una soluzione a due velocità: consentire la ripartenza delle merci più deperibili per evitare danni irreversibili all’agricoltura siciliana, mantenendo però la pressione sul governo per ottenere risposte sul caro carburanti e sugli incentivi all’intermodalità.
Per l’uva potrebbe arrivare un primo via libera già lunedì. Per la fine della protesta, invece, bisognerà attendere almeno il confronto di martedì. E soprattutto una


