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Dal 3 novembre 2025 nel tratto dell’A1 tra Incisa-Reggello e Chiusi-Chianciano Terme è in vigore il divieto di sorpasso per i mezzi pesanti oltre le 12 tonnellate, in entrambe le direzioni.
Il provvedimento, disposto da Autostrade per l’Italia d’intesa con Ministero, Prefetture e Comuni interessati, è stato presentato come sperimentazione per migliorare sicurezza e scorrevolezza su un tratto a due corsie molto frequentato dai tir.
In pratica:
- i camion >12 ton possono usare solo la corsia di destra, senza sorpassare altri pesanti;
- la misura riguarda circa 90 km di A1 appenninica.
LAAISN: «Da test a condanna, così si violano diritti e regole»
Per la Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani Nazionali (L.A.A.I.S.N.) la sperimentazione si è trasformata in un limbo senza fine.
La presidente Tania Andreoli è netta:
“Quella che doveva essere una semplice sperimentazione è diventata una violazione di diritti e una condanna per aziende e conducenti. Un provvedimento temporaneo deve avere tempi chiari e un esito giuridico, altrimenti è illegittimo.”
I punti contestati:
- l’ordinanza di Autostrade, varata nell’ottobre 2025, non è facilmente rintracciabile sui canali istituzionali, sollevando dubbi sulla trasparenza;
- il tratto scelto viene descritto come rettilineo e privo di punti critici, quindi – secondo LAAISN – poco adatto a una sperimentazione sulla sicurezza;
- soprattutto, manca una chiusura del test: né un bilancio pubblico dei risultati, né un atto di conferma o revoca.
Per l’associazione questo configura una violazione del principio di temporaneità: un provvedimento etichettato come “sperimentale” non può protrarsi indefinitamente senza un passaggio formale.
«Più code, più sinistri, più stress»: gli effetti sulla strada
Sul piano operativo, la LAAISN rovescia la logica del provvedimento: invece di aumentare sicurezza e fluidità, il divieto di sorpasso generalizzato su un tratto scorrevole produrrebbe l’effetto opposto.
Il vicepresidente Giuseppe Neri sottolinea:
“Mentre Paesi come la Spagna rendono più fluido il passaggio dei veicoli pesanti, noi interveniamo su tratti scorrevoli con misure inadeguate. In questo caso si sono incrementati i sinistri, si creano disagi anche agli automobilisti e si complicano tempi di consegna e rapporti con le committenze.”
Secondo la LAAISN, il divieto:
- crea serpentoni di tir incolonnati in corsia di destra;
- aumenta il rischio di tamponamenti e incidenti in coda;
- allunga i tempi di percorrenza, con:
- consegne più incerte,
- turni più stressanti,
- maggior frizione con i committenti su ritardi e penali.
In sintesi, una misura nata per “ordine e sicurezza” rischierebbe di trasformarsi, per chi lavora su quel tratto ogni giorno, in un collo di bottiglia strutturale.
L’offensiva a Bruxelles: «Eccesso di potere e sperimentazione senza fine»
La LAAISN annuncia ora un passo formale verso la Commissione Trasporti dell’UE a Bruxelles. L’associazione parla di:
- eccesso di potere per sviamento: uso dello strumento sperimentale per ottenere effetti di fatto stabili, senza il dovuto iter;
- illegittimità per violazione del principio di temporaneità: un provvedimento temporaneo deve avere un inizio, una fine e una valutazione pubblica.
L’obiettivo è accendere un faro europeo su una decisione che, nell’analisi dell’associazione:
- pesa su un settore che è pilastro dell’economia italiana ed europea;
- mostra una scarsa sensibilità verso la realtà quotidiana degli autisti, chiamati a gestire stress, code e responsabilità crescenti.
Autisti come «guerrieri dell’asfalto»: non solo numeri, ma persone
Per la LAAISN, la battaglia contro il divieto di sorpasso è anche questione di rispetto per chi guida:
- gli autisti vengono descritti come “guerrieri dell’asfalto”, uomini e donne che da giovani hanno seguito padri e nonni sulle strade, tra notti, maltempo e assenze da casa;
- tenere in vigore una misura sperimentale senza limiti chiari, su un asse cruciappenninica, viene letta come un segno di distanza culturale tra chi decide e chi il traffico lo vive tutti i giorni.
Il messaggio finale è semplice e tagliente:
- se il divieto ha portato benefici misurabili, si rendano pubblici i dati e si apra un confronto trasparente;
- se non ci sono prove forti o se i danni superano i vantaggi, continuare a chiamarlo “sperimentazione” significa chiedere al mondo dell’autotrasporto di subire una condanna a tempo indeterminato, senza neppure la dignità di una decisione assunta alla luce del sole.


