I logistici cantano vittoria, gli imballatori idem, più freddini gli autotrasportatori che non vedono vantaggi in una riforma che li tocca da vicino, ma non li ha visti neppure tra gli interlocutori dei legislatori. In realtà, le nuove norme sui pallet – contenute dall’art. 2 del cosiddetto Decreto «Semplificazioni» e approvate dalla Camera e dal Senato a fine novembre – sono solo un maquillage della legge del 2022 che aveva tentato di regolamentare un mondo intricato fatto di poche regole e tanti abusi, ma non era riuscita né a semplificare il lavoro dei logistici, né a risolvere i problemi dei trasportatori.
«Ci sono voluti due anni di intenso lavoro», ha infatti ricordato il presidente di Assologistica, Umberto Ruggerone, sottolineando il coinvolgimento, in un dialogo fitto e approfondito con il governo, delle principali aziende del settore e delle associazioni di rappresentanza collegate: FederlegnoArredo, Federdistribuzione, Federalimentare, Consorzio Rilegno e Consorzio Conlegno. Il risultato, secondo Assologistica, è «un passaggio fondamentale verso una gestione più efficiente e trasparente del mercato dei pallet interscambiabili».
Le principali novità
Al centro di questo passo fondamentale c’è la trasformazione del voucher per lo scambio dei pallet da cartaceo a digitale, ma nelle nuove norme che modificano gli articoli 17 b e 17 ter della legge precedente. In realtà le novità sono più di una.
1. Il voucher digitale. Sostituisce quello cartaceo introdotto con la precedente legge e dovrà prenderne il posto definitivamente entro il 2027. In pratica quando non è possibile restituire immediatamente il pallet (e non è possibile quasi mai) chi lo riceve rilascia al committente un voucher. Che ora dovrà diventare digitale (e quindi tracciabile) e dovrà contenere data, numero progressivo, informazioni sui soggetti coinvolti, tipo, quantità e qualità dei pallet da restituire.
2. I Sistemi-pallet. I titolari dei marchi registrati , come EPAL, EUR-UIC ecc. vengono responsabilizzati: dovranno non solo definire i criteri di produzione e riparazione, ma garantire i controlli di qualità attraverso soggetti terzi e, soprattutto calcolare e pubblicare online il valore medio di mercato dei pallet, incarico affidato dalla vecchia legge al sistema dei decreti ministeriali che non ha mai funzionato.
3. I tempi di restituzione. In caso di mancata resti tuzione entro sei mesi, chi non resti tuisce il pallet è obbligato a pagarne il valore commerciale fi ssato dal Sistema-pallet di riferimento.
4. La distanza ragionevole. La restituzione deve avvenire o nel luogo di rilascio del pallet o nelle sue vicinanze. Il regolamento di attuazione (da varare entro sei mesi dal varo della legge) dovrà definire con maggiore precisione tale «distanza ragionevole».

La quotidianità è diversa
Teoricamente, dunque la tracciabilità garantita dal voucher digitale, il valore fissato dai produttori, i tempi certi per la restituzione, la definizione della distanza ragionevole dovrebbero rendere più facile la vita anche ai trasportatori, ma mentre nella parte a monte della catena logistica i risultati vengono misurati con il metro organizzativo, il mondo dell’autotrasporto è più ruspante e si scontra ogni giorno con una quotidianità difficile da ricondurre negli algoritmi dei computer che migliorano la qualità della vita.
Il fatto è che la regolamentazione contenuta nel decreto Semplificazioni riguarda solo una parte dei pallet in circolazione in Italia, escludendone quelli «non interscambiabili» e quelli non marchiati da un Sistema-pallet, oltre a quelli destinati all’estero. Di fatto, perciò, si riferisce quasi solo a quelli marchiati EPAL, dal momento che – naturalmente – ne sono esclusi quelli a noleggio della CHEP (che peraltro non comunica i dati disaggregati per l’Italia), mentre gli altri marchi – come EUR-UIC, prevalentemente ferroviario – hanno numeri marginali.
Ma EPAL non copre tutto il circolante, che ammonta a circa 400 milioni di pezzi secondo i dati Federlegno del 2019 (e dunque è probabilmente inferiore alla realtà di oggi). Se si calcola che ogni anno EPAL immette sul mercato 12 milioni di pezzi (nel 2021 ne ha mandati in circolazione 12.309.308, di cui 7.585.856 nuovi e 4.723.452 riparati) e che la vita media di un bancale in legno è di 8-10 anni, è evidente che non ci possono essere in giro più di 120 milioni di pallet con quel marchio. Quelli a noleggio sono una decina di milioni. Una piccola quota per i marchi minoritari e arriviamo sotto i 150 milioni di pezzi. E gli altri?
Un mondo borderline
Molti sono a perdere: finiscono la loro vita con il viaggio per il quale sono stati fabbricati e diventano legna da ardere o vengono avviati al riciclo; poi ci sono i vecchi Pallet EUR/Centromarca, antesignani dell’EPAL, vecchissimi ma ancora in servizio; poi ci sono quelli rubati da personale disonesto (soprattutto i CHEP ed EPAL che hanno un valore certo) e reimmessi in mercato parallelo al di fuori di ogni regola o controllo. E i falsi, fabbricati e messi in circolazione con un marchio contraffatto: soltanto un anno fa la Guardia di Finanza di Pavia ha sequestrato capannoni, macchinari e migliaia di bancali di una fabbrica clandestina di EPAL falsi.
È una criminalità che secondo Legambiente vale 720 milioni di euro l’anno, penetrata in un mondo borderline che ai trasportatori si presenta davanti ogni giorno.
Perché è vero che la legge esonera il vettore dalle responsabilità della riconsegna del bancale, ma vaglielo a spiegare al committente che è comunque la parte forte del contratto di trasporto. E allora, chi decide – tra il magazziniere e l’autista – delle condizioni del pallet restituito o da restituire? Chi paga per la perdita materiale di un pallet? E la «distanza ragionevole» anche dopo che è stata stabilita è pur sempre un percorso a vuoto che il camion deve coprire consumando carburante e rischiando di perdere il viaggio successivo per il tempo perduto.
E quante volte ci si trova di fronte a un interlocutore che – legge o non legge – non vuole il voucher cartaceo o digitale che sia. E, dato che il fenomeno è ampio, un’impresa minimamente strutturata è costretta a dedicargli risorse umane e software gestionali. E costi di stoccaggio e di spedizione.
«La gestione dei pallet rappresenta una voce di costo significativa – scuote il capo Paolo Sartoretti di Assotir – e in questo le nuove regole non ci cambiano niente». Ed è anche scettico sulle tecnologie, non tanto per la loro efficacia, quanto per la loro realizzabilità. «Dipende dai gestionali delle singole imprese – aggiunge – perché se ci fosse una piattaforma condivisa su cui tutti riuscissero a dialogare allora ci sarebbero vantaggi anche per gli autotrasportatori: per esempio poter individuare telematicamente le aree dove andare a depositare le pedane senza dovercele cercare da soli. Ma l’unica soluzione è il bancale a noleggio: il noleggiatore pensa a tutto. Certo costa un po’ di più. Ma oggi quel di più lo paghiamo noi».
BOXXDOCKS, LA PIATTAFORMA CHE RINTRACCIA I PALLET
Si sono classificati primi alla Open Innovation Challenge, prima sfida pubblica sui temi della logistica, organizzata da Lazio Innova lo scorso giugno, in collaborazione con Würth Italia, per scovare le ultime proposte tecnologiche di startup, PMI e spin-off universitari. Si tratta di BoxxDocks, realtà del Regno Unito con un cuore italiano, quello del suo co-fondatore Alessandro Attanzio che ha puntato di risolvere l’annoso problema della perdita e della gestione di pallet e contenitori per le merci con costi accessibili e tecnologie interoperabili.
Cervello in fuga a Londra, ha fondato la startup nel 2021 con il collega James Della Valle, supportata da diversi fondi (Techstars, British Design Fund, CDP Venture Capital tramite Forward Factory). Nel 2024 è nato il nuovo software per il riconoscimento dei contenitori. Un’app scaricabile su Android e Apple in grado di identificare e tracciare le etichette con QR code o barcode applicati sui contenitori, un modo semplice e interoperabile con altri sistemi eventualmente in uso dall’azienda di trasporto o dal committente. Un track&tracing in grado di arrestare l’emorragia di contenitori che equivale annualmente al 20-30% del totale.
Il sistema, consultabile anche tramite dashboard dal computer, fornisce report automatici e analisi dettagliate su movimentazioni e utilizzo degli asset ed è in grado anche di dialogare con sistemi di Gps o Bluetooth che generalmente hanno un costo poco sostenibile per elementi come pallet. Con la vittoria nel Lazio, la startup inglese è sbarcata a Roma dove ha aperto una sede operativa, sfruttando anche un premio del valore di 20mila euro e una serie di servizi nell’ambito degli spazi attivi di Lazio Innova. Un’altra sede è stata aperta a Bologna, mentre sta partendo la collaborazione sul campo con Würth Italia che testerà il sistema nella propria rete logistica.


