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Passione camion, dall’altra scrivania

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Ciao Michele, le tue parole toccano un punto che per me è centrale, ed è anche il motivo per cui sono ancora qui a provare a dirlo in tutti i modi possibili: «questo è un lavoro bellissimo». Non so perché la categoria si stimi così poco. Nel tempo mi sono fatta delle idee, che posso condividere con te, ma restano percezioni personali.

Credo che, prima di tutto, ci sia una stanchezza ormai cronica dovuta al fatto che per troppo tempo questo settore ha scambiato il valore con il sacrificio. Se il valore di una professione passa solo da quanto ti logora, allora chi prova a entrarci con entusiasmo viene visto come ingenuo. Penso che una parte della disaffezione che vedi nasca proprio da qui: da persone che hanno dato tutto senza mai sentirsi autorizzate a chiedere indietro rispetto, condizioni migliori, riconoscimento. E quando questo non arriva, spesso ci si difende svalutando gli altri. È una reazione umana, ma non è una soluzione.

Qualcuno ha provato a cambiare le cose, ma raramente in modo collettivo perché questo settore soffre di un’altra ferita profonda: l’assenza di una vera collettività. È un lavoro che ti insegna a cavartela da solo, ma che finisce per trasformare quell’autonomia nell’unica certezza possibile. Appoggiarsi agli altri non viene più visto come una forza, ma come una debolezza o, peggio, come il rischio di essere fregati. Ed ecco perché si fatica ad accogliere. Accogliere qualcuno significa ammettere che questo mestiere può essere scelto, non solo ereditato o subìto come tanti amano raccontare.

Tu, come me, arrivi da un mondo diverso, porti con te competenze nuove e uno sguardo non ancora indurito e questo spaventa, perché mette in discussione l’idea del «si è sempre fatto così». Credo, però, che servano sguardi nuovi in modo che il camion non diventi solo una prigione identitaria. «Quindi, sì, vieni. È il lavoro più bello del mondo». A patto che tu lo faccia a modo tuo, che tu sviluppi la capacità di riconoscere e rispettare i tuoi limiti sapendo che è un lavoro bellissimo, si, ma è anche abitato dalle persone che hai già incontrato: dovrai farci i conti, scontrarti, resistere. Dovrai continuare a crederci finché non troverai il posto in cui starai bene. Questa è una piccola battaglia. E se la combattessimo in tanti, il settore cambierebbe davvero.

Per sbrogliarti scrivi a: l.broglio@uominietrasporti.it

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