Succede sempre più spesso che il camion da mezzo di lavoro diventi una sorta di cella. Succede quando le ore di attesa davanti a un centro logistico si allungano senza motivo, mentre negli uffici sopra la banchina qualcuno continua a rispondere al telefono con la stessa frase di sempre: “Aspettate, arriviamo.”
“Disorganizzata”, non organizzata
È quanto denuncia la Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani Nazionali (L.A.A.I.S.N.), che punta il dito contro quanto accaduto nei giorni scorsi in un Centro Logistico di Misterbianco, in provincia di Catania. Un episodio che l’associazione descrive come l’ennesima tappa di un rapporto logoro tra i vettori e Grande Distribuzione Organizzata. E che non sembrerebbe mutato nemmeno dopo le innovazioni normative che hanno innalzato a 100 euro l’ora (o frazione) l’indennizzo che spetta al trasportatore una volta esaurito un periodo di franchigia di 90 minuti.
La sigla associativa non usa mezzi termini: ribattezza la GDO “disorganizzata”, sostenendo che il modello su cui si regge – a prescindere quindi dalle singole insegne di mercato – sia ormai superato. Al centro della critica c’è lo squilibrio di potere contrattuale tra le grandi catene committenti e i vettori, che secondo la Lega si traduce in condizioni di lavoro al limite della dignità, in assenza di una contrattazione di secondo livello capace di riequilibrare il rapporto.
“Non è solo inaccettabile, è lesivo della dignità umana“, ha dichiarato la presidente Tania Andreoli, che rivolge un affondo diretto al legislatore europeo: dove sarebbe finito, si chiede, il Pacchetto Mobilità comunitario in un Paese dove il profitto sembra contare più delle regole e delle condizioni di chi guida i mezzi.
Il modello che l’Italia non ha

Ad alimentare la rabbia della Lega è soprattutto il confronto con l’estero, dove – secondo l’associazione – la programmazione di carico e scarico segue logiche molto più avanzate. Due, in particolare, i sistemi indicati come modello: lo Slot Booking System, che permette ai fornitori di prenotare elettronicamente finestre orarie strette, con tolleranze anche di 10-15 minuti, scartando su piattaforme collaborative i mezzi che si presentano senza appuntamento; e il cross-docking intensivo, che fa transitare la merce direttamente dalle baie di scarico a quelle di carico, senza passaggio nei piazzali di stoccaggio.
A questo si aggiunge il sistema ETA (Estimated Time of Arrival) con pre-avviso, capace di riassegnare automaticamente uno slot quando un camion è in ritardo, evitando quell’effetto domino che in Italia, denuncia la Lega, si scarica interamente sulle spalle degli autisti.
“Umiliazione”, non un disservizio
A raccontare l’episodio di Misterbianco in prima persona è il vicepresidente della Lega, Giuseppe Neri, che parla di attese vissute in prima persona e di un senso di umiliazione profonda: nemmeno l’allerta ai responsabili del centro logistico, seduti comodamente nei propri uffici mentre gli autisti rischiavano il collasso fisico, avrebbe prodotto alcun intervento concreto. Un fatto che, secondo Neri, riduce il Codice Etico esposto sui siti istituzionali dei brand a mera “carta straccia” e gli autisti a semplici matricole, “fantasmi senza volto” che garantiscono l’approvvigionamento dei consumatori restando invisibili.
Un’invisibilità, sottolinea Neri, che stride con l’urgenza reale: non servono assistenzialismo, accise o bonus estemporanei, ma riforme strutturali del settore.
Un esposto e la richiesta di riforme
La Lega non si è fermata alla denuncia pubblica: ha presentato un esposto e una diffida formale alla direzione nazionale della società che gestisce il centro logistico, coinvolgendo anche la Direzione Generale per la Sicurezza Stradale e l’Autotrasporto (DGSSA). Il richiamo è anche alla sicurezza stradale: turni di attesa prolungati e stanchezza accumulata, ricorda l’associazione, non sono un dettaglio da codice etico ma una questione di Codice della Strada.
Sul fronte propositivo, la Lega guarda con interesse al lavoro di Conf. PMI Italia, guidata da Tommaso Cerciello, sul fronte della contrattazione collettiva decentrata: uno strumento che, applicato al comparto dell’autotrasporto, permetterebbe – secondo l’associazione – di adattare le regole nazionali del CCNL alle esigenze territoriali, rendere più flessibile l’organizzazione dei turni in base a traffico e stagionalità, e restituire competitività a un’intera filiera oggi sotto pressione.
Resta un interrogativo di fondo, che la vicenda di Misterbianco riporta con forza al centro del dibattito: quanto può reggere un sistema logistico che, per funzionare, continua a scaricare il proprio ritardo strutturale sulle ore di attesa – e sulla pazienza – di chi sta al volante?


