HomeProfessioneLogisticaL’umanoide va al lavoro: primo turno in magazzino

L’umanoide va al lavoro: primo turno in magazzino

Due robot umanoidi entrano per la prima volta in un centro logistico coreano e lavorano sulla linea di confezionamento. Non è una dimostrazione: è un nuovo passo verso un'automazione capace di adattarsi agli spazi e ai gesti degli operatori

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Il robot ha due braccia, due mani e una mansione tutt’altro che spettacolare: prende il materiale di imbottitura e lo inserisce nelle scatole prima della chiusura. Ma proprio per questo la notizia è interessante. Perché questa volta un robot umanoide non è stato portato in un magazzino per una dimostrazione tecnologica: è stato messo al lavoro dentro un processo logistico reale.

A farlo è CJ Logistics, uno dei grandi operatori logistici sudcoreani, che ha introdotto due robot umanoidi nel centro logistico Olive Young di Yangji, a Yongin, in Corea del Sud. I robot sono impiegati sulla linea di confezionamento e svolgono un’attività ripetitiva che finora sarebbe stata affidata a un operatore oppure a sistemi automatici progettati specificamente per quella funzione.

Ed è proprio qui che cambia il paradigma. Per decenni l’automazione della logistica ha seguito una logica abbastanza semplice: per automatizzare un’attività bisogna costruire una macchina per quella specifica attività. Nastri trasportatori, sorter, robot mobili, bracci industriali: ciascuno nasce per fare determinate cose, in un ambiente progettato intorno alle sue caratteristiche.

L’umanoide prova a ribaltare il ragionamento. Non chiede al magazzino di cambiare per lui: cerca di adattarsi al magazzino che già esiste. Può utilizzare spazi, scaffalature, postazioni e strumenti pensati per le persone. E, almeno nelle intenzioni dei produttori, può cambiare mansione con una maggiore flessibilità rispetto a un’automazione tradizionale.

Non è un dettaglio. Perché il problema della logistica non è soltanto automatizzare il lavoro: è automatizzare un lavoro che cambia continuamente. Prodotti diversi, formati diversi, quantità diverse, picchi stagionali, ordini sempre meno standardizzati. Una macchina specializzata può essere formidabile quando il processo è stabile. Diventa molto meno conveniente quando bisogna continuamente modificarlo. L’umanoide nasce invece con una promessa diversa: portare la flessibilità del lavoratore dentro la macchina.

CJ Logistics non è peraltro l’unico grande operatore a muoversi in questa direzione. Anche GXO Logistics ha già sperimentato robot umanoidi nei propri centri logistici, segnalando come questa tecnologia stia uscendo progressivamente dai laboratori per entrare nei processi operativi. Siamo ancora lontani dal magazzino senza uomini. E sarebbe sbagliato raccontare ogni nuovo umanoide come l’inizio della fine del lavoro umano. Ma qualcosa sta cambiando. Finora abbiamo chiesto ai robot di diventare sempre più bravi a fare una cosa. Adesso stiamo cercando di costruire robot capaci di fare molte cose, negli stessi luoghi e con gli stessi gesti delle persone.

Per la logistica potrebbe essere una differenza enorme. Perché il vero salto tecnologico non sarà quando un robot riuscirà a fare quello che fa un uomo. Sarà quando non sarà più necessario costruire un magazzino diverso per farlo lavorare.

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