Un camion vuoto è un problema. Un carico senza camion lo è altrettanto. La particolarità di Autamarocchi è che deve risolvere entrambi, perché sul mercato del trasporto gioca contemporaneamente due partite: quella del vettore che cerca merci da movimentare e quella dell’operatore logistico che cerca capacità per soddisfare i propri clienti. Due attività complementari, ma governate da logiche economiche differenti. E più crescono le dimensioni dell’impresa, più diventa complicato tenerle insieme.
Da una parte, infatti, bisogna valorizzare la flotta, ridurre i chilometri a vuoto, acquisire carichi remunerativi. Dall’altra, occorre acquistare capacità di trasporto, individuare vettori affidabili e ottenere condizioni economicamente sostenibili. In sintesi, vendere bene il trasporto e, contemporaneamente, comprarlo bene.
È in questo equilibrio che si inserisce la collaborazione con Transporeon, piattaforma digitale del gruppo Trimble, attraverso cui Autamarocchi gestisce una parte crescente delle attività di acquisizione e assegnazione dei trasporti. Una collaborazione avviata quasi dieci anni fa, che oggi assume un significato particolare: non riguarda soltanto la semplificazione di procedure amministrative, ma la possibilità di governare due funzioni diverse utilizzando strumenti appartenenti allo stesso ecosistema digitale.
Quarantamila opportunità. Ma soltanto 1.500 offerte
A rendere interessante questa esperienza, però, sono soprattutto alcuni numeri. Nei 30 giorni analizzati all’inizio del secondo semestre 2026, Transporeon ha reso visibili ad Autamarocchi oltre 40.000 opportunità di trasporto sul mercato spot. L’azienda ha presentato offerte per circa 1.500 di queste, mentre poco più di 400 hanno raggiunto la fase di matching, cioè di abbinamento tra domanda e offerta.
Significa che, sul totale delle opportunità individuate, soltanto il 3,75% ha generato un’offerta. Per oltre il 96% non è stata invece presentata alcuna proposta. È una proporzione che merita attenzione. Non soltanto perché dimostri la capacità della tecnologia di eliminare ricerche e valutazioni inutili, ma anche perché suggerisce un interrogativo sulla qualità della domanda che circola nel mercato: quanta parte dei carichi disponibili rappresenta davvero un’opportunità interessante per chi deve trasportarli?
Naturalmente, sarebbe sbagliato concludere che il 96% delle richieste fosse economicamente poco attrattivo. Un carico può risultare conveniente per un’impresa e non per un’altra. Può trovarsi lungo una direttrice non presidiata, richiedere un mezzo indisponibile, prevedere tempi incompatibili con la programmazione oppure offrire una remunerazione insufficiente. E il mancato invio di un’offerta non equivale necessariamente a uno scarto per ragioni economiche. Ma è proprio questa varietà di situazioni a suggerire una lettura più ampia.
Il mismatch del trasporto merci
Siamo abituati a parlare di disallineamento tra domanda e offerta nel mercato del lavoro. Possono convivere posti vacanti e persone disoccupate, perché le competenze disponibili non coincidono con quelle richieste, perché le retribuzioni non sono soddisfacenti o perché lavoratori e imprese si trovano in luoghi diversi.
Nel trasporto merci accade qualcosa di simile. Possono esserci contemporaneamente carichi che cercano un vettore e camion con capacità inutilizzata. Ma non per questo sono destinati a incontrarsi. La geografia, gli orari, le caratteristiche dei mezzi, le condizioni economiche e le esigenze organizzative possono impedire che una domanda effettiva si trasformi in un trasporto realizzabile. Il mercato può quindi essere ricco di carichi e, nello stesso tempo, povero di opportunità realmente utilizzabili da un determinato operatore.
I numeri di Autamarocchi non consentono di misurare quanto sia esteso questo disallineamento nell’intero settore. Il campione riguarda le opportunità visibili a una specifica impresa, attraverso una determinata piattaforma e in un periodo circoscritto. Non sappiamo, inoltre, quante richieste siano state escluse per incompatibilità operativa e quante per insufficiente convenienza economica. Eppure, proprio qui emerge una delle potenzialità più interessanti della digitalizzazione: rendere osservabile quella distanza tra domanda disponibile e domanda effettivamente contendibile che, nei processi tradizionali, rimane spesso nascosta tra telefonate, preventivi e trattative non concluse.
Le due anime di Autamarocchi
In questa prospettiva, il doppio ruolo di Autamarocchi assume un valore particolare. L’azienda, specializzata nel trasporto di container e carichi completi su strada e in modalità intermodale, movimenta oltre 1.200 viaggi al giorno e opera su un mercato europeo sempre più articolato.
Come load taker, cioè come soggetto che acquisisce trasporti, utilizza la soluzione Best Carrier di Transporeon per accedere alle opportunità spot e presentare offerte. Attraverso No Touch Order riceve invece gli ordini assegnati nell’ambito di rapporti già contrattualizzati.
Ma Autamarocchi opera anche come load giver, vale a dire come soggetto che deve acquistare capacità da altri vettori. Per questa attività ha introdotto Autonomous Procurement, uno strumento che automatizza parte del processo di approvvigionamento e assegnazione dei trasporti. «Abbiamo esteso l’utilizzo della piattaforma alle attività svolte come load giver, implementando Autonomous Procurement per rendere più efficiente e automatizzato il processo di approvvigionamento e assegnazione dei trasporti», spiega Alessio Zabai, Board Member e Sales Manager General Cargo di Autamarocchi.
La particolarità sta dunque nella possibilità di osservare il mercato da due prospettive: quando cerca carichi, l’azienda deve valutare quanto siano interessanti le richieste; quando cerca vettori, deve verificare a quali condizioni il mercato sia disposto a mettere a disposizione la capacità necessaria.
È una posizione privilegiata per comprendere le difficoltà di incontro tra domanda e offerta, anche se la disponibilità dei due strumenti non significa necessariamente che le decisioni di acquisto e vendita siano già gestite in maniera integrata.
Quando a valutare il mercato intervengono gli algoritmi
In questo scenario entra anche l’intelligenza artificiale. Autonomous Procurement, secondo quanto illustrato da Transporeon, utilizza modelli di apprendimento automatico, dati di mercato e informazioni sui comportamenti dei vettori per formulare proposte economiche, personalizzare le offerte e favorire l’assegnazione dei trasporti. Non si limita, quindi, a velocizzare una procedura: contribuisce a individuare le condizioni alle quali domanda e offerta possono incontrarsi.
Diverso è il discorso relativo alla selezione delle 40.000 opportunità spot visualizzate da Autamarocchi. La piattaforma mette a disposizione strumenti di ricerca e analisi, ma non è precisato quanto della selezione che ha portato alle 1.500 offerte dipenda da filtri automatici, algoritmi intelligenti o valutazioni degli operatori. La distinzione è importante: un algoritmo può aiutare a riconoscere la convenienza di un trasporto, ma i criteri di quella convenienza dipendono comunque dai costi, dalle caratteristiche della flotta e dagli obiettivi dell’impresa.
In altre parole, la tecnologia può rendere più rapido ed efficiente l’incontro tra carichi e camion. Non può però cancellare, da sola, le ragioni economiche e operative che talvolta lo impediscono.
Digitalizzare gli ordini, ma soprattutto le decisioni

Il percorso di Autamarocchi è già avanzato sul fronte della gestione documentale e degli ordini: il 60-70% degli ordini FTL viene elaborato attraverso piattaforme digitali. Circa 60.000 ordini sono trasmessi tramite EDI, con scambio diretto di dati tra sistemi informatici, mentre altri 40.000 vengono elaborati con tecnologie IDP basate sull’intelligenza artificiale, capaci di estrarre e organizzare le informazioni contenute nei documenti. Sono volumi distinti dalle 40.000 opportunità spot considerate in precedenza, ma contribuiscono a descrivere il grado di digitalizzazione raggiunto dall’azienda.
Un ulteriore passaggio riguarderà l’integrazione con SGAT4, il sistema TMS utilizzato da Autamarocchi, che consentirà di trasferire direttamente i viaggi dal gestionale aziendale alla piattaforma Transporeon.
L’obiettivo è sostenere una crescita sempre più internazionale tramite processi standardizzati e scalabili. Una prospettiva sottolineata dallo stesso Zabai, secondo cui la presenza europea di Transporeon potrà accompagnare i prossimi sviluppi del gruppo. Anche Giovanni Grandis, Head of Carrier Sales Europe Transportation & Logistics di Transporeon, colloca la collaborazione all’interno di una strategia di lungo periodo, fondata su una roadmap tecnologica condivisa: «È proprio questa capacità di costruire il percorso insieme al cliente – puntualizza – che rende la partnership un motore di innovazione e di crescita reciproca».
Ma il significato industriale di questa evoluzione va oltre il risparmio di tempo nella gestione degli ordini: più aumenta la capacità di conoscere, confrontare e selezionare le opportunità di mercato, più diventa possibile organizzare la crescita distinguendo tra capacità produttiva interna e capacità acquistata all’esterno.
Per un’impresa che possiede una flotta, ma opera anche come organizzatore di trasporti, è un equilibrio strategico: crescere non significa necessariamente aumentare i camion nella stessa proporzione dei volumi gestiti. Significa anche saper ricorrere alla capacità disponibile sul mercato, scegliendo quando utilizzarla e a quali condizioni.
Un barometro ancora da tarare
Resta allora il dato iniziale: oltre 40.000 opportunità disponibili, circa 1.500 offerte, poco più di 400 matching. Questi ultimi non equivalgono necessariamente ad altrettanti trasporti definitivamente acquisiti, ma descrivono comunque il progressivo restringimento del campo tra la domanda potenziale e quella che arriva a una possibile assegnazione.
Se osservati nel tempo e accompagnati dalle ragioni che determinano l’esclusione delle richieste, numeri di questo genere potrebbero trasformarsi in un indicatore interessante dello stato del mercato. Una sorta di barometro capace di distinguere la domanda semplicemente presente da quella operativamente compatibile ed economicamente attrattiva. È probabilmente questa la prospettiva più stimolante che emerge dall’esperienza di Autamarocchi: la digitalizzazione non serve soltanto a trovare più rapidamente un camion per un carico o un carico per un camion, ma può anche aiutare a comprendere perché, pur essendo entrambi disponibili, quell’incontro non avvenga.
Perché la vera misura di un mercato non è soltanto quanta domanda esprime, ma quanta riesce effettivamente a trasformarne in lavoro.


