HomeProfessioneLeggi e politicaNuovo Codice della strada, primo sì del governo: camion fino a 70 anni, multe riviste e nuove regole per le imprese

Nuovo Codice della strada, primo sì del governo: camion fino a 70 anni, multe riviste e nuove regole per le imprese

Il Consiglio dei ministri approva in via preliminare la riforma dopo il confronto con le associazioni. Confermati l’innalzamento dell’età per la guida professionale e l’apertura sulla CQC durante la formazione. Cambiano le sanzioni per eccesso di velocità, i tempi di notifica e i controlli sulle aree di carico e scarico. Ma rispetto alla bozza di agosto ci sono anche alcuni ripensamenti. Entrata in vigore ipotizzata per il 2028.

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Dalle anticipazioni ai primi atti concreti. Il nuovo Codice della strada ha superato il primo passaggio istituzionale: il Consiglio dei ministri del 13 ottobre ha approvato in esame preliminare lo schema di decreto legislativo che punta a sostituire il Codice del 1992. Non si tratta ancora di norme in vigore, ma di un testo che, dopo il confronto con oltre cento operatori e associazioni, ha assunto una fisionomia più definita.

La riforma, articolata in 294 articoli, interviene sull’intera disciplina della circolazione, dalle patenti alle sanzioni, dai controlli alla digitalizzazione. Per l’autotrasporto, però, la notizia non è soltanto il via libera governativo. È soprattutto la conferma di alcune misure particolarmente discusse e la modifica di altre rispetto alla versione presentata durante l’estate.

Camion fino a 70 anni: la proposta diventa parte della riforma

La novità più evidente riguarda l’età dei conducenti professionali. Lo schema innalza da 68 a 70 anni il limite per l’attività di trasporto con le patenti del gruppo 2, comprese C1, C1E, C e CE, oltre alle categorie destinate al trasporto di persone. È previsto l’obbligo di verifica biennale dell’idoneità alla guida.

La misura, anticipata nei giorni scorsi dal ministro Matteo Salvini, viene così inserita nel testo approvato dal governo. Non modifica l’età pensionabile, ma amplia la possibilità di continuare a lavorare per chi intende farlo e conserva i requisiti necessari.

L’obiettivo è evidente: trattenere più a lungo una parte dei conducenti esperti in un mercato caratterizzato dalla carenza di autisti. Resta però aperta la questione che aveva già provocato le critiche sindacali: fino a che punto prolungare l’attività rappresenta una risposta alla mancanza di personale e quanto, invece, rischia di rinviare il problema del ricambio generazionale?

CQC, una porta aperta durante la formazione

Un altro passaggio di particolare interesse riguarda l’accesso alla professione. Il testo approvato preliminarmente conferma la possibilità, per i titolari delle patenti per veicoli pesanti e trasporto di persone che abbiano avviato da almeno un anno il corso di qualificazione iniziale, di guidare veicoli per i quali è richiesta la Carta di qualificazione del conducente prima di averla conseguita.

È un’apertura già emersa nella consultazione estiva, ora riproposta con un riferimento temporale più preciso. Per le imprese potrebbe significare la possibilità di inserire prima i nuovi conducenti nell’attività operativa, riducendo l’intervallo tra conseguimento della patente e pieno accesso al lavoro.

La disposizione richiederà comunque un’attenta verifica delle condizioni applicative e della compatibilità con la disciplina europea sulla qualificazione professionale. La CQC non viene abolita: cambia, nelle intenzioni del legislatore, la possibilità di svolgere attività di guida durante il percorso necessario per conseguirla.

Multe più proporzionate, ma la velocità si paga chilometro per chilometro

Sul fronte delle sanzioni emerge un cambio di impostazione. Il ministero punta a ridurre gli importi di numerose violazioni, abbandonando l’adeguamento automatico biennale all’inflazione. Alcuni minimi vengono arrotondati verso il basso: 26 euro diventano 25, 42 scendono a 40 e gli importi di 83 e 87 euro vengono ricondotti a 80.

Per gli eccessi di velocità, invece, cambia il metodo di calcolo. Al posto dell’attuale articolazione in fasce, la sanzione pecuniaria aumenterà progressivamente in funzione dei singoli chilometri orari di superamento del limite. L’obiettivo è distinguere con maggiore precisione le violazioni meno gravi da quelle più consistenti, evitando che superamenti molto diversi ricadano nella stessa fascia economica.

Per chi percorre decine di migliaia di chilometri ogni anno sarà un cambiamento da valutare attentamente. Una multa potrebbe risultare più contenuta per uno sforamento modesto, ma crescere progressivamente all’aumentare della velocità. Restano distinti i meccanismi relativi alle sanzioni accessorie.

Notifiche entro 45 giorni, non più 30. E controlli sulle piazzole di carico e scarico

Rispetto alla bozza di agosto arriva anche una correzione significativa. Il termine per notificare le violazioni accertate mediante dispositivi a distanza, inizialmente proposto in 30 giorni, viene portato a 45 giorni, contro i 90 attualmente previsti. Per le altre modalità di accertamento rimane il termine ordinario.

Per le flotte significa poter ricevere prima i verbali e ricostruire con maggiore facilità le circostanze della violazione, individuando il conducente e verificando i dati del viaggio.

Ma una novità forse ancora più interessante per la distribuzione urbana riguarda l’estensione dei controlli da remoto alle violazioni della sosta nelle aree riservate al carico e allo scarico delle merci.

È un passaggio da non sottovalutare. Da anni una delle difficoltà della logistica urbana è l’occupazione irregolare degli stalli destinati alle consegne, che costringe spesso gli autisti a soste improprie, allungando i tempi di distribuzione. La possibilità di controllare elettronicamente questi spazi potrebbe migliorare la disponibilità effettiva delle piazzole, a condizione che le amministrazioni accompagnino i controlli con un’offerta adeguata di aree di sosta operativa.

Assicurazioni, documenti digitali e un passo indietro sui proventi delle multe

Viene confermata la stretta sulla circolazione senza copertura assicurativa, con un divieto di marcia a tempo indeterminato per i veicoli non assicurati. Previsti inoltre nuovi obblighi assicurativi per i veicoli esteri che circolano stabilmente in Italia e strumenti per recuperare, entro cinque anni, le sanzioni rimaste insolute a carico di conducenti stranieri.

Sul piano amministrativo prosegue la digitalizzazione: patente e carta di circolazione potranno essere verificate attraverso le banche dati, superando l’obbligo generalizzato di averle materialmente a bordo. Cade invece l’ipotesi, presente nella bozza iniziale, di imporre una PEC a tutti i titolari di patente e proprietari di veicoli.

Cambia anche la destinazione dei proventi delle sanzioni. La previsione estiva che assegnava il 70% degli incassi all’ente proprietario della strada viene ridimensionata: la ripartizione dipenderà dal soggetto che accerta l’infrazione. Quando intervengono organi statali, il 70% spetterà al proprietario della strada; quando l’accertamento è effettuato dalla polizia locale, il 70% andrà all’ente da cui dipende e il 30% al proprietario dell’infrastruttura.

Non è un dettaglio per un settore che chiede da tempo che le risorse ricavate dalle multe vengano effettivamente utilizzate per migliorare manutenzione e sicurezza della rete.

Tra gli altri interventi compare infine un obbligo destinato a incidere sulla gestione dei veicoli: i richiami di sicurezza dei costruttori dovranno essere risolti entro 24 mesi, pena l’impossibilità di procedere alla revisione e al trasferimento di proprietà.

La riforma avanza, ma non è ancora legge

Il via libera del 13 ottobre resta preliminare. Il decreto dovrà acquisire i pareri previsti, compresi quelli delle commissioni parlamentari, prima di tornare al Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva. L’entrata in vigore viene ipotizzata per il 1° gennaio 2028, ma la data dovrà essere confermata.

Per l’autotrasporto il quadro comincia comunque a delinearsi. Da una parte si cerca di ampliare la disponibilità di conducenti, intervenendo sull’età e sull’accesso alla professione. Dall’altra si punta a una circolazione più controllata e digitalizzata, con sanzioni maggiormente proporzionate alle violazioni.

Resta da verificare se il nuovo Codice riuscirà a produrre anche un risultato meno appariscente, ma forse più importante: rendere più semplice e prevedibile il rapporto quotidiano tra chi trasporta merci, le regole e le amministrazioni chiamate ad applicarle.

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