Al casello si paga il pedaggio e si consegna il biglietto. Ma, secondo l’accusa, alcuni addetti avrebbero registrato nel sistema un altro tagliando, da appena 90 centesimi, trattenendo la differenza.
È il meccanismo al centro dell’inchiesta della Procura di Termini Imerese sui presunti ammanchi ai caselli del Consorzio Autostrade Siciliane. Sono indagati cinque dipendenti del CAS e un tecnico di una società esterna che gestisce i sistemi informatici. A tutti è stata notificata una misura cautelare di sospensione per sei mesi. Gli episodi contestati sono 266.
I fatti sotto indagine riguardano i caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono, sulla Palermo-Messina. Gli addetti avrebbero incassato il denaro e poi inserito nel ricevitore di pista un biglietto conservato in precedenza, corrispondente a una tariffa molto più bassa. In alcuni casi, secondo gli investigatori, avrebbero anche chiuso le corsie automatiche e acceso il semaforo rosso, così da convogliare più traffico verso quelle presidiate.
L’indagine sarebbe partita da un controllo interno: il CAS aveva rilevato uno scarto tra i transiti registrati e gli incassi effettivi e ha presentato un esposto. Il presidente del Consorzio ha parlato di un ammanco complessivo superiore al milione di euro nell’arco di 18 mesi, distribuito soprattutto tra le barriere di Catania, Buonfornello e Messina. È una cifra riferita dal CAS, distinta dagli episodi contestati nei provvedimenti cautelari.
Un dettaglio, secondo il presidente, avrebbe rafforzato i sospetti: dopo l’esposto, gli introiti delle casse manuali sarebbero aumentati di decine di migliaia di euro da un mese all’altro. Un indizio investigativo, non una prova di responsabilità individuale.


