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Gofo e iMile, sequestrati 3 milioni: l’inchiesta sulla manodopera nei corrieri

Il sequestro complessivo da oltre 10 milioni comprende anche un’inchiesta separata sulla vigilanza. Per le due società della logistica i beni bloccati ammontano a circa 3 milioni: al centro, il sospetto che contratti d’appalto e società intermediarie mascherassero la fornitura di manodopera.

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Il pacco arriva, il tracking lo segue, il cliente vede il nome del corriere. Ma dietro l’ultimo tratto della consegna può esserci una filiera di imprese che il destinatario non conosce. È su questa zona meno visibile della logistica che si concentra l’inchiesta della Procura di Milano che ha portato al sequestro di beni per circa 3 milioni di euro a Gofo Italia e iMile Italy.

La cifra di oltre 10 milioni circolata nelle prime notizie comprende anche un procedimento distinto: 7,2 milioni sequestrati a RMS Network, società attiva nella vigilanza e nel portierato. Per le due aziende della logistica, i provvedimenti ammontano rispettivamente a 870 mila euro per Gofo Italia e 2,2 milioni per iMile Italy. 

Nel filone che riguarda Gofo Italia e iMile Italy, i sequestri sono stati disposti dai pubblici ministeri Paolo Storari e Adriana Blasco, secondo quanto riferisce il Corriere della Sera. 

L’ipotesi investigativa riguarda l’uso di contratti d’appalto che avrebbero dissimulato la somministrazione di manodopera. Secondo la ricostruzione riportata dalle testate che hanno consultato gli atti, i rapporti di lavoro sarebbero stati schermati da società filtro e cooperative, alcune delle quali avrebbero omesso versamenti fiscali e contributivi. Gli inquirenti contestano anche fatture per operazioni giuridicamente inesistenti. Si tratta di ipotesi al vaglio della magistratura: i sequestri preventivi non equivalgono a una condanna. 

Il caso tocca un punto strutturale dell’ultimo miglio. La rete dei partner permette agli operatori di estendere la copertura e gestire volumi variabili; la stessa architettura, però, può rendere meno leggibile chi organizza davvero il lavoro, chi ne sostiene gli oneri e chi risponde delle condizioni applicate lungo la catena. L’appalto è legittimo quando il fornitore organizza in autonomia mezzi e personale. Secondo l’accusa, in questo caso la forma contrattuale avrebbe invece coperto una fornitura di lavoratori.

Per ora, le informazioni disponibili non chiariscono quali committenti finali delle consegne siano coinvolti nel filone che riguarda Gofo e iMile. È un dato da non riempire per supposizione: la notizia riguarda le due società e le ipotesi contestate, non autorizza a estendere responsabilità ad altri operatori o clienti.

Il tema, dunque, non è soltanto il valore dei beni sequestrati. È la trasparenza della filiera: nel mercato che promette tracciabilità del pacco, quanto è tracciabile il lavoro che lo porta a destinazione?

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