HomeProfessioneLeggi e politicaMarciani a Salvini: «Vogliamo risolvere questa crisi o finanziare anche la prossima?»

Marciani a Salvini: «Vogliamo risolvere questa crisi o finanziare anche la prossima?»

Alla vigilia dell'incontro tra Governo e autotrasportatori, mentre le proteste continuano al Sud, Massimo Marciani, presidente del FLC e di FIT Consulting, propone una strada diversa da quella dei sussidi a pioggia: aiuti immediati ma temporanei, rispetto delle regole da parte della committenza e incentivi per chi investe in efficienza. Con un avvertimento: sostenere le imprese non deve significare conservarne le inefficienze

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Lo dico dopo oltre trent’anni nella logistica. Seguendo i presìdi di questi giorni vedo la fatica di chi guida e di chi gestisce un’impresa. Ma vedo anche ortofrutta ferma a Vittoria, semola che fatica a raggiungere gli stabilimenti e consegne incerte. Quando il trasporto si ferma, ne risente tutta l’economia.

Il caro gasolio erode margini già sottili. È giusto intervenire. Ma al tavolo del 20 ottobre vorrei che si affrontasse una domanda più difficile: vogliamo risolvere questa crisi o finanziare anche la prossima?

La mia posizione è chiara: favorevole agli aiuti d’emergenza, contrario ai sussidi permanenti e indistinti.

In anni di lavoro ho imparato che sostenere ogni struttura imprenditoriale, a prescindere dalla sua produttività, può diventare un danno per l’intero mercato. Si mantiene artificialmente capacità poco competitiva, si comprimono le opportunità di chi investe e si ritarda la riorganizzazione del settore.

Non faccio una distinzione fra padroncini e grandi imprese. Conosco piccoli vettori molto efficienti e realtà più strutturate che hanno molto da migliorare. E so che un viaggio sotto il costo medio, specie al ritorno, può essere economicamente razionale. Ecco perché non credo nelle tariffe minime obbligatorie: rischiano di difendere i costi più elevati anziché premiare l’efficienza.

Al ministro Matteo Salvini e quindi per il suo tramite all’intero Governo chiederei quattro scelte concrete.

1. Pagare il dovuto, subito. Mettere online importi già stanziati, pagamenti effettuati e date certe. I crediti maturati non sono nuovi finanziamenti.

2. Aiutare durante lo shock, non per sempre. Ristori sul caro gasolio limitati nel tempo, per esempio 90 giorni, proporzionati agli extracosti dimostrabili, con tetti, controlli e termine automatico.

3. Far funzionare il mercato. Pretendere il rispetto di tempi di pagamento, regole contrattuali, soste al carico e scarico, clausole carburante e sicurezza. La committenza deve fare la propria parte.

4. Investire nel futuro. Incentivi legati a risultati verificabili: digitalizzazione, meno chilometri a vuoto, flotte efficienti, intermodalità, formazione e aggregazione volontaria. E strumenti per accompagnare chi sceglie di lasciare l’attività autonoma verso un impiego nelle imprese più organizzate. In un settore che cerca autisti, questa transizione può essere un’opportunità.

Aggiungerei un obbligo di trasparenza: pubblicare periodicamente quanti aiuti sono stati erogati, quali investimenti hanno prodotto e chi ne ha davvero beneficiato, vettori o committenti.

Non chiedo al Governo di scegliere quali imprese debbano sopravvivere. Gli chiedo di creare le condizioni perché le imprese migliori possano crescere e il lavoro sia valorizzato.

Difendiamo le persone e la capacità di trasporto. Non congeliamo le inefficienze con denaro pubblico.

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