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RENTRI, i rifiuti sono sulla mappa. Per seguire i camion bisognerà aspettare il 2027

Il Ministero dell'Ambiente rinvia al 13 settembre 2027 l'obbligo di mettere a disposizione i dati dei percorsi dei veicoli che trasportano rifiuti speciali pericolosi. Ma il GPS a bordo resta obbligatorio. Arrivano intanto le regole tecniche: rilevazioni ogni tre minuti, collegamento con il formulario digitale e identificazione del mezzo attraverso la sola targa.

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Prima i rifiuti, adesso i camion che li trasportano. Il RENTRI, il Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti, prosegue nella costruzione di un sistema capace di ricostruire non soltanto dove vengono prodotti e dove sono destinati i rifiuti, ma anche quale percorso seguono per arrivarci. Un ulteriore passo verso quella trasparenza dei flussi che il Ministero dell’Ambiente ha recentemente cominciato a rendere visibile attraverso la nuova piattaforma di consultazione dei dati aggregati. Con una differenza: mentre la mappa dei flussi è già consultabile, per integrare nel RENTRI i percorsi dei camion che trasportano rifiuti speciali pericolosi bisognerà aspettare il 13 settembre 2027.

Lo stabilisce il decreto direttoriale MASE n. 275 del 12 ottobre 2026, pubblicato il 14 ottobre, che rinvia di sette mesi l’obbligo di messa a disposizione delle informazioni sui percorsi degli autoveicoli. Il provvedimento arriva dopo un confronto con gli operatori del settore e definisce le caratteristiche tecniche dei sistemi di rilevazione, le modalità di trasmissione e le regole per l’archiviazione dei dati.

Attenzione, però: il rinvio non riguarda l’obbligo di installare i dispositivi di geolocalizzazione. Per i mezzi adibiti al trasporto di rifiuti speciali pericolosi, iscritti nella categoria 5 dell’Albo nazionale gestori ambientali, il termine per attestare la presenza dei sistemi era fissato al 30 giugno 2026. Dal 1° luglio è prevista la cancellazione d’ufficio dei veicoli non adeguati. Il nuovo decreto interviene invece sulla fase successiva: la trasmissione dei dati dei percorsi al RENTRI.

Le specifiche sono piuttosto dettagliate. Il sistema dovrà ricostruire l’intero tragitto, dalla partenza alla destinazione, attraverso punti di geolocalizzazione distanziati al massimo di tre minuti. L’accuratezza richiesta è di dieci metri, salvo i tratti privi di segnale satellitare. Ogni percorso dovrà essere associato ai relativi formulari di identificazione dei rifiuti (FIR) e trasmesso dopo l’invio dei dati del formulario digitale, attraverso interfacce dedicate o i servizi messi a disposizione dal RENTRI. Non si tratta, dunque, di una trasmissione continua in tempo reale della posizione del camion.

C’è anche una semplificazione: per identificare univocamente il veicolo sarà sufficiente la targa, senza dover più associare al dispositivo anche il numero di telaio, come prevedeva la disciplina precedente.

Il significato della novità va oltre l’adempimento informatico. La digitalizzazione sta spostando la tracciabilità dei rifiuti da un sistema fondato principalmente sui documenti a uno capace di collegare quantità, provenienze, destinazioni e percorsi effettivi. Uno strumento potenzialmente utile sia per contrastare le movimentazioni illecite, sia per comprendere meglio la logistica dei rifiuti.

Resta però una questione decisiva: trasformare i dati raccolti a bordo dei veicoli in informazioni affidabili e utilizzabili, senza moltiplicare gli oneri operativi per le imprese. Il rinvio al settembre 2027 concede altro tempo per completare questa integrazione. Perché conoscere dove devono andare i rifiuti è una cosa. Poter verificare quale strada abbiano effettivamente percorso è il passo successivo.

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