Due numeri aiutano a capire perché Hupac abbia deciso di investire a Barcellona. Il primo è 3,2%, la quota del trasporto terrestre nazionale di merci che in Spagna viaggiava su rotaia nel 2024. Il secondo è la differenza tra i 1.668 millimetri dello scartamento ferroviario iberico e i 1.435 millimetri di quello europeo. Due misure che raccontano un limite storico all’integrazione della penisola iberica nel sistema ferroviario continentale. E spiegano perché, per far crescere l’intermodalità, non bastino nuovi treni: servono infrastrutture capaci di metterli in comunicazione.
È precisamente questa la funzione del nuovo terminal Combiconnect Barcelona, inaugurato ufficialmente il 19 ottobre a La Llagosta, a una quindicina di chilometri da Barcellona. L’impianto, operativo già da gennaio, è gestito dalla joint venture tra il gruppo svizzero Hupac e la società spagnola TPNOVA. Per Hupac rappresenta il primo terminal gestito direttamente nella penisola iberica e l’undicesimo in Europa.
Il suo principale punto di forza è proprio la possibilità di lavorare con entrambi gli scartamenti ferroviari. I quattro binari di trasbordo, lunghi 700 metri ciascuno e serviti da due gru a portale, consentono di trasferire container, casse mobili e semirimorchi tra convogli delle due reti. È il cosiddetto sistema gateway: anziché adattare il treno a un altro scartamento, si trasferiscono le unità di carico da un convoglio all’altro, rendendo possibile la prosecuzione del viaggio.
La struttura dispone di una superficie di oltre 105 mila metri quadrati e di una capacità massima stimata in 130 mila unità di trasporto intermodale all’anno. Un elemento particolarmente importante per l’autotrasporto è la possibilità di movimentare semirimorchi gruabili P400, condizione tecnica essenziale per portare su ferrovia una parte del traffico stradale internazionale.

Dal porto all’Europa, passando per Barcellona
La scelta geografica non è casuale. La Llagosta si colloca lungo il Corridoio Mediterraneo, uno degli assi strategici della rete ferroviaria europea, in una regione caratterizzata da un’elevata concentrazione industriale e logistica. Inoltre, la vicinanza al porto di Barcellona permette di integrare traffici marittimi e continentali. Da gennaio TPNOVA ha avviato anche una navetta ferroviaria tra le terminal container portuali e La Llagosta, creando un collegamento operativo tra le merci sbarcate dalle navi e i servizi ferroviari internazionali.
Ma l’obiettivo di Hupac va oltre la Catalogna. Il terminal è destinato a funzionare come punto di raccolta e distribuzione dei flussi provenienti dai principali centri economici spagnoli, tra cui Madrid, Valencia e Siviglia, e come porta d’accesso alla rete intermodale europea. Attraverso i nodi di Anversa, Duisburg e Busto Arsizio, le merci possono proseguire verso il Nord Italia, la Scandinavia e altri mercati continentali, mentre ulteriori connessioni si sviluppano verso l’Europa centrale e orientale.
Per l’Italia la novità ha già una conseguenza concreta. Dal 9 novembre Hupac ha programmato la riattivazione del collegamento tra Busto Arsizio/Gallarate e Barcellona, con tre coppie di treni alla settimana. Un servizio che sfrutterà proprio il nuovo terminal catalano per offrire successive connessioni con il mercato spagnolo. La Llagosta diventa così un tassello della rete che può consentire agli operatori italiani di raggiungere la penisola iberica affidando alla ferrovia la tratta principale e riservando alla strada le operazioni di raccolta e distribuzione.
Un mercato quasi tutto da conquistare
Dietro l’investimento c’è anche una valutazione delle prospettive del mercato. Secondo le statistiche ufficiali spagnole, nel 2024 la strada rappresentava il 96,8% del trasporto terrestre nazionale di merci in termini di tonnellate-chilometro. Una predominanza che evidenzia quanto sia ancora limitato il ruolo della ferrovia e, contemporaneamente, quanto spazio teorico esista per svilupparlo.
«La Spagna è una delle economie più dinamiche d’Europa, ma finora solo una piccola parte delle merci viene trasportata su rotaia, sia in importazione che in esportazione. Vogliamo cambiare questa situazione», ha sottolineato Hans-Jörg Bertschi, presidente del Gruppo Hupac, durante l’inaugurazione.
L’operazione poggia su investimenti significativi. Adif, il gestore dell’infrastruttura ferroviaria spagnola, ha mobilitato oltre 123 milioni di euro per la prima fase di trasformazione del nodo logistico, mentre Hupac e TPNOVA hanno investito circa 20 milioni nello sviluppo del terminal. Il progetto infrastrutturale prevede ulteriori interventi per rafforzare i collegamenti a scartamento europeo verso la frontiera francese.
Resta naturalmente una condizione: per sottrarre traffico alla strada non basta costruire terminal. Servono frequenze, affidabilità, tempi di transito competitivi e collegamenti capillari con i luoghi di produzione e consumo. Ma è proprio questa la scommessa di Hupac: entrare in un mercato ferroviario ancora poco sviluppato, eliminare uno degli ostacoli tecnici alla sua crescita e costruire progressivamente una rete di servizi in grado di attirare nuovi volumi.
Perché il nuovo terminal di Barcellona non è soltanto un altro punto sulla mappa dell’intermodalità europea. È un tentativo concreto di avvicinare alla ferrovia un mercato che, fino a oggi, ha continuato a viaggiare quasi esclusivamente su gomma.


