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Ci voleva Fiorello per accendere la luce sui camion fermi

Una protesta partita dal Sud, rimasta per giorni ai margini dell'informazione nazionale. Le associazioni prima chiedono l'intervento del Viminale, poi minacciano il fermo nazionale. Il ministro convoca tutti a Milano, lontano dai presidi. E alla fine è uno showman, durante il suo ritorno su Rai 1, a ricordare che si può protestare anche senza spaccare nulla. Una lezione involontaria su come funziona la visibilità del disagio.

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Ci voleva Fiorello. E, per giunta, non per scherzare. Domenica 18 ottobre, nel bel mezzo del varietà con cui ha fatto ritorno su Rai 1, lo showman siciliano ha trovato il tempo per rivolgere un pensiero agli autotrasportatori che da giorni protestano nel Mezzogiorno. «C’è una protesta in atto e la stanno facendo senza spaccare niente, ma la luce deve essere accesa anche sul Sud».

Poche parole, pronunciate nello studio del Tg1, tra una battuta e un numero musicale. Eppure sufficienti a mettere il dito su una contraddizione: possibile che, per rendere visibile una protesta, sia necessario rompere qualcosa?

Per giorni la mobilitazione degli autotrasportatori è rimasta una vicenda quasi sotterranea. Visibilissima per chi percorreva alcune strade della Puglia, della Calabria o della Sicilia, assai meno per chi seguiva l’informazione nazionale. A raccontarla erano soprattutto le cronache locali, le testate di settore e i social, dove circolavano video, testimonianze, denunce e appelli. Una protesta senza un’unica regia, senza un volto nazionale riconoscibile, senza una piazza simbolo. E, proprio per questo, difficile da inquadrare.

Non sempre silenziosa, per la verità. In alcune zone della Puglia sono stati denunciati episodi di intimidazione nei confronti di conducenti intenzionati a lavorare, con mezzi fermati e situazioni di tensione. Fatti gravi, che non possono essere cancellati dalla rappresentazione romantica di una categoria pacificamente in rivolta. Ma neppure utilizzati per attribuire all’intero movimento comportamenti che riguardano alcuni presidi.

Del resto, la stessa protesta mostra facce molto diverse. In Sicilia, per esempio, il Comitato Trasportatori Siciliani ha accettato di collaborare con la Regione per consentire, dal 19 ottobre, la ripartenza dei carichi ortofrutticoli, a cominciare dall’uva Italia, che rischiava di marcire nelle celle frigorifere. Il fermo continua, ma la merce deperibile deve poter partire. Un gesto di responsabilità che non cancella la protesta, semmai ne rende più comprensibili le ragioni.

E poi ci sono le associazioni di categoria. Anche qui, un percorso tutt’altro che lineare. Il 13 ottobre dieci organizzazioni nazionali hanno scritto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per chiedere di tutelare la sicurezza dei conducenti e la libera circolazione delle merci. Due giorni dopo UNATRAS, che riunisce anche alcune delle stesse sigle, ha denunciato il rischio di collasso del settore, arrivando a prospettare un fermo nazionale in assenza di risposte del governo.

Prima si chiede di impedire che qualcuno blocchi i camion, poi si minaccia di fermarli tutti. Naturalmente le due posizioni non sono necessariamente incompatibili: una cosa è difendere il diritto di lavorare, un’altra rivendicare quello di scioperare. Ma il loro rapido susseguirsi racconta bene la difficoltà della rappresentanza tradizionale di fronte a una protesta nata fuori dalle proprie strutture. E forse anche il timore di lasciarsi scavalcare da chi, stanco di aspettare, ha deciso di agire.

Quanto al governo, la geografia aggiunge un tocco quasi surreale. Dopo giorni di mobilitazioni concentrate nel Mezzogiorno, il ministro Matteo Salvini ha prima convocato le associazioni a Roma per il 27 ottobre, poi anticipato l’incontro a martedì 20. Ma a Milano, in Prefettura. Una scelta certamente spiegabile con gli impegni istituzionali del ministro, che però produce un’immagine curiosa: per ascoltare chi ha fermato i camion al Sud, si chiede ai manifestanti di attraversare mezza Italia e raggiungere il Nord.

Salvini ha assicurato di voler sbloccare risorse già stanziate, reperirne altre e affrontare l’emergenza del caro gasolio. Ha anche chiesto rispetto per chi vuole continuare a lavorare. Posizioni comprensibili. Resta però una domanda: perché per ottenere attenzione istituzionale è stato necessario arrivare ai presidi, ai distributori senza carburante, alle merci ferme?

Ed è qui che il richiamo di Fiorello acquista un significato che va ben oltre il costume televisivo. La protesta degli autotrasportatori è difficile da raccontare perché mette insieme soggetti diversi, interessi che talvolta confliggono e modalità di mobilitazione non sempre sovrapponibili. E soprattutto perché riguarda un settore abituato a essere invisibile quando tutto funziona.

Quando un camion viaggia, nessuno lo nota. Quando si ferma, tutti cominciano a chiedersi perché la merce non arriva. Il trasporto diventa notizia soprattutto attraverso la propria assenza: uno scaffale vuoto, un distributore a secco, una consegna saltata. Ma a quel punto si racconta più facilmente il disagio provocato che quello da cui la protesta è nata.

Fiorello, che di mestiere conosce il valore del tempo comico, ha individuato senza volerlo anche un problema del tempo giornalistico. Ha ricordato che esiste un disagio che non sempre si esprime attraverso gesti clamorosi e che proprio per questo rischia di non trovare spazio. Non ha risolto il caro gasolio, non ha sbloccato un credito d’imposta, non ha messo d’accordo associazioni e comitati. Ha fatto qualcosa di molto più semplice: ha chiesto di guardare. E forse la notizia è proprio questa. Che per accendere i riflettori su una categoria che tiene in movimento il Paese sia dovuto intervenire un uomo di spettacolo. Mentre chi avrebbe dovuto ascoltarla e rappresentarla era ancora impegnato a trovare il modo, il luogo e il momento per farlo.

Impariamo da Fiorello? Almeno una cosa: non dovrebbe essere necessario fare rumore per meritare attenzione. Perché una protesta può diventare un problema di ordine pubblico. Ma molto prima è stata, quasi sempre, un problema che qualcuno non ha voluto vedere.

QUI UN BREVE BRANO DEL VIDEO DI FIORELLO

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