21 ottobre 2026 – Aggiornamento delle 18.35
La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio entra in una nuova fase. Dopo l’incontro di martedì al ministero dei Trasporti e gli impegni economici annunciati dal governo, una parte dei presidi continua a impedire la circolazione dei camion. Ma nelle ultime ore, accanto ai blocchi, si moltiplicano le segnalazioni di minacce, danneggiamenti e conducenti costretti a interrompere il viaggio contro la propria volontà. La Polizia ha avviato le operazioni per liberare alcune delle aree interessate, mentre dal governo arrivano dichiarazioni sempre più esplicite sul rischio di infiltrazioni criminali.
La Polizia interviene nel Casertano
L’intervento più significativo è in corso in provincia di Caserta, dove la Polizia di Stato ha avviato l’identificazione dei manifestanti in vista della graduale rimozione dei presidi. Secondo quanto riferisce l’ANSA alle 17.50, quelli collocati nei pressi delle autostrade sarebbero stati rimossi, mentre rimangono difficoltà nelle aree industriali e interportuali.
A complicare le operazioni è anche la presenza di camion con gli pneumatici tagliati, impossibilitati a ripartire. Dalle forze dell’ordine arrivano segnalazioni di numerosi danneggiamenti fra le province di Napoli e Caserta, mentre alcuni conducenti denunciano di essere stati obbligati a rimanere fermi pur volendo riprendere il lavoro.
Vincenzo Parisi, rappresentante degli autotrasportatori in protesta, ha confermato la liberazione dei presidi di Caserta e Mercato San Severino, precisando però che altri camion, insieme ad alcuni trattori, si sono spostati verso lo svincolo di Pontecagnano, sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria.
Il bilancio dei controlli e le scorte ai camion
Secondo un aggiornamento pubblicato dal Corriere della Sera, i controlli sui blocchi avrebbero portato all’identificazione di 1.339 persone e alla denuncia di 71. La Polizia avrebbe inoltre scortato circa 500 tir per consentire la prosecuzione dei trasporti. Si tratta di cifre riportate dal quotidiano, per le quali si attende un riscontro attraverso una comunicazione ufficiale delle autorità.
Nel pomeriggio, durante il question time alla Camera, il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva confermato che il Viminale stava procedendo all’identificazione dei manifestanti, anche in vista della rimozione dei presidi. Urso ha inoltre ricordato che impedire il transito dei soli mezzi pesanti, consentendo invece quello delle automobili, può comunque configurare il reato di blocco stradale.
Il governo parla di possibili infiltrazioni
Sul fronte delle responsabilità, le dichiarazioni più nette arrivano dal viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi e dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.
Rixi ha invitato a smobilitare i blocchi, spiegando che il governo teme infiltrazioni di bande organizzate estranee al mondo dell’autotrasporto. Lollobrigida, in un’intervista all’HuffPost, ha affermato che vi sarebbero evidenze della presenza, fra i protagonisti della mobilitazione, di persone con precedenti penali, definendo reale il rischio di infiltrazioni criminali.
Successivamente, parlando con i giornalisti alla Camera, il ministro ha invitato a verificare i casellari giudiziari di alcuni leader della protesta, precisando che ciò non mette in discussione la legittimità delle rivendicazioni della categoria.
Al momento, tuttavia, le dichiarazioni ministeriali non risultano accompagnate da elementi investigativi pubblici che permettano di accertare l’esistenza di una regia della criminalità organizzata dietro i blocchi.
Anche il CTS denuncia minacce ai camionisti
Intanto le denunce arrivano anche dall’interno del movimento. Salvatore Bella, coordinatore del Comitato Trasportatori Siciliani, che ha revocato il fermo dopo il confronto con il governo, ha chiesto l’intervento del prefetto e del questore di Catania per garantire la sicurezza degli autotrasportatori intenzionati a riprendere il lavoro.
Secondo il CTS, alcuni conducenti continuerebbero a subire minacce e danneggiamenti presso il casello autostradale di San Gregorio e nell’area portuale di Catania. Il Comitato ha preso le distanze da questi comportamenti, ribadendo che le difficoltà economiche del settore non giustificano il ricorso alla violenza contro altri autotrasportatori.
Le associazioni chiedono di ripristinare la circolazione
Anche undici organizzazioni nazionali dell’autotrasporto hanno sollecitato l’intervento del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per ripristinare la libera circolazione delle merci. Secondo le associazioni, gli impegni assunti dal governo nell’incontro del 20 ottobre rendono ingiustificabile la prosecuzione dei blocchi.
Le conseguenze della protesta continuano intanto a farsi sentire sulla distribuzione alimentare, sui rifornimenti di carburante e sui servizi essenziali. I sindaci di Napoli e Bari hanno chiesto di anticipare il nuovo confronto con il governo, previsto per il 27 ottobre, segnalando il rischio di una paralisi delle città.
La giornata si chiude così con un quadro ancora in evoluzione: alcuni presidi vengono rimossi, altri restano attivi, mentre le forze dell’ordine intervengono per consentire il passaggio dei mezzi pesanti. Sullo sfondo, le ipotesi di infiltrazione criminale avanzate dal governo, sulle quali non sono ancora stati resi pubblici riscontri investigativi specifici.


