HomeProfessioneLeggi e politicaFuel surcharge obbligatoria anche senza contratto scritto: la svolta potrebbe arrivare domani in Consiglio dei ministri

Fuel surcharge obbligatoria anche senza contratto scritto: la svolta potrebbe arrivare domani in Consiglio dei ministri

Secondo indiscrezioni raccolte da Uomini e Trasporti presso fonti vicine al dossier, il governo starebbe preparando un decreto legge per rendere automatico l’adeguamento delle tariffe di trasporto alle variazioni del prezzo del gasolio. Il meccanismo sarebbe collegato ai costi di riferimento ministeriali e applicabile anche ai contratti non scritti. Una novità potenzialmente più incisiva dei ristori annunciati dopo l’incontro con le associazioni

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Finora si è parlato soprattutto di soldi. Di crediti d’imposta da sbloccare, risorse da anticipare, contributi da mettere finalmente a disposizione delle imprese. Ma la novità più importante per l’autotrasporto potrebbe arrivare domani, giovedì 22 ottobre, in Consiglio dei ministri. E non riguarderebbe nuovi finanziamenti, bensì le regole con cui si determina il prezzo del trasporto.

Secondo indiscrezioni raccolte da Uomini e Trasporti presso fonti vicine al dossier, il governo starebbe infatti lavorando a un decreto legge destinato a rafforzare l’obbligatorietà della fuel surcharge, il meccanismo che adegua il corrispettivo del trasporto alle variazioni del prezzo del gasolio. La disposizione, che potrebbe approdare già domani all’esame del Consiglio dei ministri, renderebbe l’adeguamento automatico anche per i contratti non stipulati in forma scritta, agganciandolo ai valori di riferimento dei costi di esercizio pubblicati dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Se confermata, sarebbe una modifica di notevole portata. Perché sposterebbe una parte della risposta al caro carburante dai bilanci pubblici ai rapporti contrattuali tra chi commissiona il trasporto e chi materialmente lo esegue. In altre parole, invece di intervenire soltanto dopo che l’aumento del gasolio ha già eroso i margini delle imprese, si cercherebbe di trasferire quell’aumento direttamente nel prezzo del servizio.

Una clausola già prevista, ma difficile da far rispettare

In realtà, la fuel surcharge non è una novità assoluta. L’articolo 6 del decreto legislativo 286/2005, modificato nel 2022, prevede già nei contratti scritti una clausola di adeguamento del corrispettivo quando la variazione del prezzo del gasolio supera il 2% rispetto al valore di riferimento. Per i contratti non scritti, la normativa richiama invece i valori indicativi ministeriali per la determinazione del corrispettivo.

Il problema è sempre stato quello dell’effettiva applicazione di queste disposizioni. In un mercato nel quale una parte consistente dei rapporti commerciali si fonda su accordi non formalizzati e dove il potere contrattuale è spesso sbilanciato a favore della committenza, l’esistenza di una norma non garantisce necessariamente che l’adeguamento venga riconosciuto.

Il nuovo intervento punterebbe proprio a superare questa difficoltà, introducendo parametri certi e un meccanismo di aggiornamento automatico, sul modello della legislazione spagnola. È una delle richieste avanzate dalle associazioni dell’autotrasporto negli ultimi mesi e riproposte al tavolo con il ministro Matteo Salvini del 20 ottobre. All’indomani dell’incontro, le organizzazioni avevano già confermato l’impegno del governo a inserire in un prossimo decreto legge una disposizione per rafforzare l’esigibilità della clausola.

Un elemento che potrebbe assumere particolare rilievo è l’aggiornamento dei valori indicativi dei costi di esercizio pubblicato dal MIT il 19 ottobre, con la revisione della componente energetica. Un riferimento tecnico che, secondo le indiscrezioni, potrebbe entrare nel nuovo sistema di calcolo. Modalità, soglie ed eventuali obblighi di applicazione dovranno però essere verificati sul testo del provvedimento.

La differenza rispetto ai ristori annunciati

È proprio questo il passaggio che rende l’intervento potenzialmente più significativo delle misure illustrate negli ultimi giorni. Lo sblocco dei crediti d’imposta relativi al gasolio consumato tra marzo e agosto 2026, il pagamento degli arretrati del Marebonus e la prospettata disponibilità dei 590 milioni per il rinnovo del parco veicolare riguardano in larga parte risorse già stanziate, la cui erogazione era rimasta rallentata o bloccata.

La principale disponibilità aggiuntiva annunciata al tavolo del 20 ottobre riguarda invece i 60 milioni destinati a prolungare il credito d’imposta sui consumi di gasolio di settembre e ottobre, con pagamenti attesi nei primi mesi del 2027.

Sono interventi importanti per la liquidità delle imprese, ma non modificano le condizioni con cui queste ultime lavorano sul mercato.

Una fuel surcharge automatica e concretamente esigibile, invece, inciderebbe sul modo in cui si formano le tariffe. E potrebbe avere conseguenze anche lungo la catena dei subappalti, dove non sempre l’adeguamento riconosciuto dal committente principale viene trasferito all’impresa che effettua il trasporto.

Naturalmente, molto dipenderà dalla formulazione della norma. Bisognerà capire come sarà calcolata l’incidenza del carburante, con quale frequenza scatterà l’aggiornamento, se saranno previste deroghe e soprattutto quali strumenti renderanno effettivamente esercitabile il diritto all’adeguamento anche da parte dei vettori contrattualmente più deboli.

La possibile approvazione del decreto già domani non ha ancora ricevuto una conferma ufficiale. Ma se le anticipazioni troveranno riscontro, il governo potrebbe introdurre una misura destinata a incidere ben oltre l’attuale emergenza del caro gasolio.

Perché un ristoro aiuta a recuperare una perdita già subita. Una regola che obbliga a riconoscere l’aumento dei costi può contribuire a impedire che quella perdita si ripeta.

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