La notizia è che il 17,71% dei manager dei trasporti è donna. Considerando che in tutto il settore (aereo, marittimo, ferrovie e strada) le donne arrivano al 22% della forza lavoro, il dato di Manageritalia fa tirare un (mezzo) sospiro di sollievo, immaginando che ai piani alti delle grandi società e aziende multinazionali i volti femminili siano meno rari che nella cabina di un camion. Qui il tasso di autiste si ferma in Italia al 2,1%. Una percentuale tra le più basse in Europa dove primeggia la Norvegia con il 6% (al Nord si sa, c’è più emancipazione), seguita dalla Polonia con il 4,2%, ma anche i cugini francesi e spagnoli fanno meglio di noi con, rispettivamente, il 3,8% e il 3,6% di donne al volante di un tir.
I dati sono stati raccolti nel volume «Donne e Mobilità: Politiche per la parità, le professioni e l’innovazione», redatto da Anna Donati (RSM), Patrizia Malgieri (TRT/Sipotra), Licia Nigrogno (federMobilità) e Carlo Carminucci (ISFORT) con il supporto di Atac, TRT, Federmobilità, Sipotra e Isfort. Il lavoro, presentato il 20 gennaio scorso con un evento a Bologna, oltre a indagare la mobilità delle donne, più attente alla sostenibilità e all’uso condiviso dei mezzi di trasporto, accende un faro sulla presenza delle donne nel settore, gettando le basi per una «Carta della Mobilità delle Donne» con indicazioni concrete per superare il gap.

Vediamo i numeri. Secondo i dati Istat (relativi al 2023), le donne impiegate nella logistica e nei trasporti sono circa il 22% del totale. Nei ruoli apicali, nel 2024 secondo Manageritalia, il 17,71% dei manager nel settore dei trasporti è donna che in termini assoluti vuol dire circa 1.000 dirigenti. Un dato di poco sotto la media nazionale che vede il 23% dei manager donne impiegate nel settore privato. Percentuali che, probabilmente rispecchiano meglio realtà come il trasporto areo, da sempre un settore con una presenza femminile corposa oppure il ferroviario che, negli anni, ha notevolmente aumentato le quote rosa.
Nel trasporto merci la presenza femminile sta aumentando: rimane tuttavia un settore ancora molto maschile. Il rapporto indica una rappresentatività femminile molto diversa tra i settori: «nel 2019 nel trasporto terrestre – strada, ferrovia e oleodotto – solo l’11,8% dei dipendenti erano donne contro il 22,6% del trasporto marittimo ed il 42,9% dell’aereo». In particolare – si legge nel volume – se nel settore ferroviario in Europa il 22% è rappresentato da donne, percentuali che devono far riflettere se confrontate con la forza lavoro femminile che si attesta al 46,6%, in Italia la situazione peggiora, infatti, nei settori ferroviario e stradale si riscontra, rispettivamente, solo il 17% ed il 2,1% di presenza femminile. Quando si parla di autiste impiegate nel settore delle merci, anche la media europea non eccelle: si ferma al 3,2%, inferiore a quella della Cina (3,9%), dell’Australia (6,4%) e degli Usa (6,9%).

L’analisi del rapporto è lucida: «Il settore dei trasporti su strada sta attualmente affrontando gravi carenze di manodopera – si legge – per cui attrarre e trattenere più donne non è solo una questione di uguaglianza ma una vera e propria necessità strategica per favorire crescita, innovazione e sostenibilità a lungo termine».
Tra le criticità da risolvere, nel volume vengono indicate le carenze infrastrutturali legate alle aree di sosta sicure e protette, la diffusione di pratiche volte a valorizzare la diversità, offrendo opportunità di carriere specifiche, maggiore diffusione della certificazione di genere, campagne di sensibilizzazione per contrastare gli stereotipi di genere e politiche aziendali più inclusive, quali programmi di mentoring, formazione e supporto professionale. Inoltre, viene ritenuto molto utile lavorare sulla flessibilità dei turni, sulla possibilità di creare spazi adeguati per una presenza femminile nei posti di lavoro e adeguare la costruzione di mezzi all’uso da parte delle donne, evitando progettazione di cinture di sicurezza, gradini e altri elementi su misure e standard basati su misure corporee e abitudini di uomini adulti. Infine, viene richiesta un’azione incisiva su pregiudizi e stereotipi che tengono lontane le ragazze dalle discipline Stem e sulla prevenzione di episodi di discriminazione e molestie nei posti di lavoro.


