Sono 3.993 le denunce di malattie professionali registrate nel 2024 nel settore trasporto e magazzinaggio. A fotografare la situazione è l’Inail, attraverso numeri che restituiscono un’immagine chiara delle principali criticità legate alla salute di chi lavora nella logistica e nell’autotrasporto.
Il dato più rilevante riguarda le malattie osteomuscolari e del tessuto connettivo, che rappresentano ben l’83% delle denunce complessive. Patologie spesso correlate a posture prolungate, sedentarietà forzata e movimentazione manuale dei carichi, elementi strutturali del lavoro di autisti e operatori di magazzino. Segue, con il 6,3%, il capitolo delle patologie che interessano il sistema nervoso, mentre il 4,6% delle denunce è legato a problemi dell’udito, una conseguenza ancora attuale dell’esposizione prolungata a rumori e vibrazioni.
C’è poi un dato che, pur numericamente contenuto, merita attenzione: lo 0,9% delle denunce riguarda disturbi psichici e comportamentali. Una percentuale bassa in valore assoluto, ma più alta rispetto ad altri settori produttivi, segnale di un disagio che inizia lentamente a emergere anche nei numeri ufficiali.
Interessante anche il profilo anagrafico: il 33% delle denunce arriva da lavoratori under 49. Un segnale che può essere letto come una maggiore consapevolezza, soprattutto tra i più giovani, nel riconoscere i segnali del corpo e della mente e nel ricondurre lo stress mentale alle condizioni di lavoro.
Resta però un limite evidente: questi numeri raccontano solo ciò che viene denunciato. Tutto ciò che resta sommerso, perché non riconosciuto o non segnalato, non diventa dato. E, di fatto, non esiste.


